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Cultura > Danza

Radici comuni tra un curdo e un albanese

di Giuseppe Distefano

- Fonte: Città Nuova

Al festival Torinodanza, la break incontra la danza contemporanea in un gioco di domande e risposte tra due culture

albanese

Il background del carismatico Rauf “RubberLegz” Yasit è la street dance più varia; quello di Brigel Gjoka attinge alla formazione classica e contemporanea, e molta tecnica di improvvisazione. Il primo è tedesco di origine curda, il secondo albanese. Il loro sodalizio artistico è nato incontrandosi nello spettacolo di William Forsythe “A Quiet Evening of Dance”, entrambi danzatori. E ora anche coreografi del loro “Neighbours”, spettacolo che ha debuttato al festival Torinodanza.

Il loro è l’incontro di due mondi, di due culture, di due persone. Di differenti pratiche creative. Che si osservano, si interrogano e dialogano gestualmente, ascoltandosi e cercandosi in un gioco di domande e risposte. Non c’è competizione né spirito di sopraffazione nel loro danzare, dove invece cercano di trovare, quasi naturalmente, una unione, un linguaggio comune, apprezzando dell’altro il proprio. I due, vicini nella diversità, contagiandosi nella loro peculiare poetica, superano gli steccati di genere della danza per inventare una grammatica coreografica affine.

Accanto a loro il musicista turco Ruşan Filiztek. E così il dialogo diventa a tre. Il virtuosismo e le sorprendenti contorsioni di matrice hip hop di Yasit sembrano cercare un innesto nei movimenti fluidi e scattanti di Gjoka, in un avvincente gioco di improvvisazione ogni volta diverso. Dapprima nel silenzio assoluto e in assoli dialoganti dei quali sentiamo solo il respiro o lo schioccare delle dita; poi, nel totale cambio di atmosfera con la musica e il canto di Filiztek, ricchi di influenze delle tradizioni mediorientali. Intrecciando abilmente e in maniera reiterata braccia e gambe in tutte le direzioni, a terra e in aria; coperti di un velo trasparente o sventolando dei fazzoletti rossi dopo un’esplosione di polvere; scivolando in morbide o energiche evoluzioni, i corpi, senza raccontare, evocano storie e luoghi delle rispettive culture: di radici comuni, di menti affini, di sguardi complici, di anime vicine.

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