Racconti da Stoccolma

Turba e spiazza la minaccia di morte quando proviene dai familiari e, ancor più, dai genitori. Elemento tragico assoluto, che accese miti e tragedie antiche. Ancora presente tra noi, unito alla scarsa considerazione della donna e al dispotismo maschile, che si annidano tra i residui culturali di tempi remoti. Può succedere, anche, nei clan mediorientali, regolarmente immigrati da noi, in Svezia in questo caso. Lo racconta Anders Nilsson in maniera assai cruda, ispirandosi a fatti reali: una ragazza uccisa barbaramente, costretta ad attraversare più volte un’autostrada frequentata perché ritenuta dai conoscenti, a torto, leggera con i compagni di scuola. Il racconto è intrecciato a quello di una moglie, giornalista in carriera, picchiata da un marito geloso, che vuol predominare. E a quello del padrone di una discoteca, che si vede gravemente minacciato da un malvivente che ha aggredito un suo buttafuori. Tre episodi che denunciano la violenza, che esplode, soprattutto di notte, nella progredita Stoccolma, che non riesce a contrastarla efficacemente. I casi si risolvono positivamente grazie al coraggio e al rischio corso dai testimoni dei crimini. Ma questo non basta a rassicurare gli spettatori, perché un gran numero di tali misfatti resta nel silenzio e, quindi, impunito. I tre aerei, che nell’ultima scena, significativamente, attraversano lo schermo in direzioni diverse, ricordano quelli che portano i testimoni lontano dalla città, incapace di assicurare il loro futuro. Solo un aumento delle denuncie da parte di coloro che subiscono violenza potrà migliorare le cose. Giustamente Amnesty International ha premiato Racconti da Stoccolma, trovandolo consono alla campagna, che porta avanti da tempo, dal titolo: Mai più violenza sulle donne. Regia di Anders Nilsson; con Oldoz Javidi, Lia Boysen, Reuben Sallmander, Per Graffman, Bibi Andersson.

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