Rabindranath Tagore

Grande poeta, personaggio poliedrico, fondatore di un sistema educativo innovatore
Tagore e Gandhi

A un secolo e mezzo dalla sua nascita, la fama di Rabindranath Tagore in Occidente resta legata alle raccolte di poesie, soprattutto Gitanjali, che gli meritò il Nobel per la letteratura nel 1913. Ma c’è molto di più nella figura del grande poeta indiano. Originario di Calcutta (oggi ribattezzata Kolkata), capitale del Bengala, Tagore si trovò a vivere in prima persona il complesso processo di rinnovamento in seno all’induismo che nel XIX secolo ebbe inizio proprio in quella parte dell’India. Ne respirava il clima fra le mura di casa: il padre – Devendranath – ne fu protagonista di notevole rilievo.

Un secondo elemento importante per la formazione del giovane Rabindranath fu la posizione sociale della propria famiglia, crocevia di ricchezza, anticonformismo sociale, poli opposti fra l’amore per la cultura occidentale e il nascente spirito nazionalista. Il tutto in un ambiente di origine brahmina, ma dotato di quella che Tagore stesso aveva definito «la libertà dei fuori casta».

 

Da subito, il giovane Rabindranath rivelò un gusto eccezionale per le lettere e il genio letterario non tardò a emergere in tutta la sua forza. Le sue composizioni hanno riempito volumi: poesie, opere teatrali, prosa, canti. All’età di settant’anni iniziò anche a dipingere. Non furono questi però i soli aspetti della sua personalità. Ben presto furono accompagnati da una molteplicità di prospettive che andavano dalla riflessione filosofica all’impegno sociale, dalla mistica all’elaborazione di idee in campo pedagogico. Come Gandhi, Tagore non scrisse mai un trattato sistematico su pedagogia e metodi educativi, ma questi emergono dalle sue opere, dalla sua vita e dalle sue scelte, soprattutto nella costituzione e nello sviluppo di Shantiniketan – la dimora della pace.

Il grande poeta per anni si dedicò alla ricerca di un ambiente adatto a realizzare i suoi ideali di vita e di formazione pedagogica.

 

Finalmente il sogno si potè concretizzare a Bholpur nelle verdi campagne del Bengala. Lì nacque l’ashram (il ritiro per la contemplazione), dal quale si sviluppò più tardi la scuola, un sistema educativo innovatore, fondato su libertà dell’alunno e rapporto studente‑allievo, aperto al mondo e alle varie culture.

Tale respiro è evidente sia nel nome che nel motto che egli stesso scelse per l’istituzione scolastica: Viśva Bhāratī, «là dove il mondo si forma in un unico nido». Un sogno che, nonostante il tempo e i problemi, dura ancora dopo cento anni.

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