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In profondità > Chiesa cattolica

«Questi due sono bravi»

di Aurelio Molè

- Fonte: Città Nuova


Nel volo di ritorno da Rio de Janeiro, il 28 luglio 2013, papa Francesco parla di Giovanni XXIII, “prete di campagna” e Giovanni Paolo II “il grande missionario della Chiesa”

due papi

Dopo un viaggio estenuante e entusiasmante, durante il volo di ritorno da Rio de Janeiro, per la Giornata mondiale della gioventù, papa Francesco si intrattiene con i giornalisti di tutto il mondo che gli pongono le domande più varie. Valentina Alazraki giornalista, scrittrice, vaticanista e corrispondente in Italia per il network messicano Televisa rivolge al papa questa domanda: «Lei canonizzerà due grandi papi: Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. Vorrei sapere qual è ‒ secondo lei ‒ il modello di santità che emerge dall’uno e dall’altro e qual è l’impatto che hanno avuto nella Chiesa e in lei?».

Oltre a dare la notizia che i due papi saranno canonizzati insieme, papa Francesco delinea alcuni tratti delle due personalità. «Giovanni XXIII ‒ spiega papa Francesco ‒ è un po’ la figura del “prete di campagna”, il prete che ama ognuno dei fedeli, che sa curare i fedeli e questo lo ha fatto da vescovo, come nunzio. Ma quante testimonianze di Battesimo false ha fatto in Turchia in favore degli ebrei! È un coraggioso, un prete di campagna buono, con un senso dell’umorismo tanto grande, tanto grande, e una grande santità.

«Quando era nunzio, alcuni non gli volevano tanto bene in Vaticano, e quando arrivava per portare cose o chiedere, in certi uffici lo facevano aspettare. Mai si è lamentato: pregava il Rosario, leggeva il Breviario, mai. Un mite, un umile, anche uno che si preoccupava per i poveri. Quando il cardinal Casaroli è tornato da una missione ‒ credo in Ungheria o in quella che era la Cecoslovacchia di quel tempo, non ricordo quale delle due – è andato da lui a spiegargli come era stata la missione, in quell'epoca della diplomazia dei “piccoli passi”. E hanno avuto l’udienza – 20 giorni dopo Giovanni XXIII sarebbe morto ‒ e mentre Casaroli se ne andava, lo fermò: “Ah Eminenza – no, non era Eminenza – Eccellenza, una domanda: lei continua ad andare da quei giovani?” Perché Casaroli andava al Carcere minorile di Casal del Marmo e giocava con loro. E Casaroli ha detto: “Sì, sì!”. “Non li abbandoni mai”. Questo ad un diplomatico, che arrivava dal fare un percorso di diplomazia, un viaggio così impegnativo, Giovanni XXIII ha detto: “Non abbandoni mai i ragazzi”. Ma è un grande, un grande!

«Poi quello del Concilio: è un uomo docile alla voce di Dio, perché quello gli è venuto dallo Spirito Santo, gli è venuto e lui è stato docile. Pio XII pensava di farlo, ma le circostanze non erano mature per farlo. Credo che questo (Giovanni XXIII) non abbia pensato alle circostanze: lui ha sentito quello e lo ha fatto. Un uomo che si lasciava guidare dal Signore.

«Di Giovanni Paolo II mi viene di dire “il grande missionario della Chiesa”: è un missionario, è un missionario, un uomo che ha portato il Vangelo dappertutto, voi lo sapete meglio di me. Ma Lei quanti viaggi ha fatto? Ma andava! Sentiva questo fuoco di portare avanti la Parola del Signore. È un Paolo, è un San Paolo, è un uomo così; questo per me è grande. E fare la cerimonia di canonizzazione tutti e due insieme credo che sia un messaggio alla Chiesa: questi due sono bravi, sono bravi, sono due bravi».

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