“Quer pasticciaccio brutto” della Bielorussia

La farsa dei migranti importati in Bielorussia dal Medio Oriente con la scusa dei visti turistici concessi al solo scopo di creare un problema all’Ue si è trasformata in un dramma, com’era prevedibile e probabilmente previsto. Non dai migranti, magari. L’Ue sta affannosamente cercando di “fare qualcosa”.
Migranti ammassati al confine tra Bielorussia e Polonia, foto Ap

Chiedo scusa a Gadda per la parafrasi del suo titolo, chiedo scusa anche ai tanti bielorussi che non la pensano come Lukashenko e a tutti i polacchi che accendono le lanterne verdi per aiutare i migranti, ma la situazione al confine fra Bielorussia e Polonia è difficile da definire con parole diverse da: un pasticcio brutto e pure crudele.

In questi giorni l’affare dei migranti mediorientali attirati a Minsk e poi depositati al confine polacco dell’Ue è nelle news di mezzo mondo, anche perché non è davvero uno scherzo per quei forse 4 mila o più fra curdi, siriani, afghani e iracheni, uomini, donne e bambini che si trovano all’addiaccio nei boschi della terra di nessuno con soldati (bielorussi) armati di tutto punto che li spingono a varcare il confine ed altri soldati (polacchi) altrettanto armati che glielo impediscono con idranti e lacrimogeni (sperando che non vadano oltre).

La retorica dell’indignazione (con accenti talora francamente nauseanti) non risparmia nessuna delle due parti e non tiene in nessuna considerazione le persone, i migranti. Sono soltanto “pretesti politici” per, da un lato, ricattare l’Ue (intesa come mucca da mungere) e ricavarne utili, potere e vendetta, e dall’altro per approfittare della situazione e pretendere che l’Ue si decida una buona volta a finanziare la costruzione di “sacrosanti” e “sovrani” muri di difesa, le moderne mura aureliane che, come quelle dell’antichità, non riusciranno a fermare nessun invasore. Tanto più che non si tratta di invasori, ma di umanità strumentalizzata per ben altri fini: “strumenti ciechi d’occhiuta rapina, che lor non tocca e che forse non sanno”, diceva in tutt’altro contesto quel toscanaccio di Giuseppe Giusti circa due secoli fa.

Finora la cosa più sensata l’ha fatta l’ambasciata irachena, che si è offerta di noleggiare un aereo per riportare in Iraq i concittadini rimasti bloccati in Bielorussia, offrendo il volo gratuito e un passaporto provvisorio a chi ne fosse sprovvisto. Non risolve però il problema, anche perchè loro, i migranti, non sono partiti tanto per provarci, ma per una decisione irreversibile, che non meritava la frode in cui sono stati irretiti.

Le autorità irachene, poi, hanno probabilmente anche un po’ di coda di paglia, perchè l’iniziativa “turistica” bielorussa è iniziata proprio in Iraq, anzi nel Kurdistan iracheno (per poi estendersi a Siria, Emirati, Turchia ed oltre) l’estate scorsa. Come ha documentato l’emittente tedesca Deutsche Welle, tutto inizia all’ambasciata bielorussa di Erbil, che ha concesso visti turistici a go-go a decine di migliaia di iracheni e siriani (e perfino subsahariani), appaltando la concessione dei visti ad operatori turistici locali, più o meno conniventi: pacchetto completo da Baghdad al confine polacco per soli 12 mila euro a persona, oltre a sconti comitiva o famiglia.

Dopo la sospensione dei voli diretti da Baghdad a Minsk, su richiesta dell’Ue, i “turisti mediorientali” sono stati imbarcati a Dubai, Damasco o Amman. Senza escludere, con cambio di volo, l’imbarco da Istanbul (l’ambasciata bielorussa di Ankara ha concesso ampie dosi di visti turistici) o da Kiev, in Ucraina. Negli aeroporti di transito, naturalmente, entravano in scena compagnie associate, soprattutto guarda caso la bielorussa Belavia.

Cosa sta facendo l’Ue per bloccare l’ondata che dalla Bielorussia si riversa sul confine polacco dell’Ue? Sanziona (quinto pacchetto di sanzioni contro Minsk), cerca di bloccare le compagnie aeree e finanzia provvedimenti di futura tutela. Interventi umanitari per ora nulla, perché si tratterebbe di farli in Bielorussia. Pur con tutte le migliori intenzioni, però, alla fin fine l’Ue continua ad erigere mura aureliane a protezione di una “fortezza Europa” che è come l’Isola che non c’è di Peter Pan. Forse in questo momento non si può agire diversamente, ma il problema dei migranti non è di oggi e l’Ue non ce la fa proprio ad affrontarlo davvero. Non per questo i migranti cessano di arrivare, anzi aumentano di numero e si moltiplicano le rotte (sono veramente clandestine?) di arrivo.

Il filo spinato sta sostituendo le stelle sopra le terre d’Europa. Da Est a Ovest, da Nord a Sud. Accade per inerzia e per malizia, per ideologia e per pavidità, accade per perdita di radici e di senso. E per svuotamento di valori. Su questo contano gli avversari – esterni e interni – dell’Unione, sui deficit morali e sulle paure”, scrive il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, sul numero speciale del 16 novembre dedicato al pasticcio bielorusso-polacco.

Come per i cambiamenti climatici, c’è bisogno di scelte politiche concrete e comuni sia nei Paesi che generano migranti che nella stessa Ue. Creare competenze e lavoro è logicamente assai difficile se non si cambia registro e non si smette di vendere armi a tutto spiano a chiunque o di sfruttare il lavoro stra-sottopagato dei poveri del mondo. Un’altra linea di investimento è la qualificazione dei migranti già presenti in ambito europeo. Superando le paure e le strumentalizzazioni ideologiche, prendere atto che l’Ue ha bisogno di lavoratori qualificati in vari settori, anche perché il calo demografico sta portando molti Paesi dell’Unione ad avere in alcuni settori sempre meno forza lavoro, cosa che sta facendo fra il resto anche collassare il sitema pensionistico.

Creare lavoro in Europa e nei paesi esportatori di migranti è certamente una pista. Non è l’unica, ma è comunque meglio delle fortezze cinte di mura.  Che non siano proprio i muri a stuzzicare certe pensate per aggirarli?

 

 

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