Quello che troverà il papa a Bangkok

Un Paese accogliente, un popolo sorridente, una Chiesa autorevole: è quello che Bergoglio incontrerà. Ma con le sue piaghe e le sue contraddizioni
ANSA/DIEGO AZUBEL

Lo ha detto il papa poche ore fa nel suo messaggio televisivo: «La Thailandia può servire come ispirazione per tutte le persone che nel mondo lavorano per promuovere un grande e vero sviluppo per la famiglia umana, con solidarietà, giustizia e pace». Parole rivolte non solo alla Thailandia ma anche ai Paesi limitrofi, come il Laos, la Cambogia e non per ultimo al Vietnam.

Alla luce degli ultimi eventi di Hong Kong, alla guerra fredda tra Giappone e Corea del Sud, al problema della Corea del Nord, ancora alle prese con il suo arsenale missilistico e nucleare e allargando lo sguardo a tutta la regione del sud-est asiatico, possiamo dire che il papa ha colto nel segno. Il Mar meridionale della Cina, conteso tra più nazioni confinanti e non, rimane il campo per un scontro tra Cina e Usa.

C’è urgente bisogno di compromesso, di tolleranza e di dialogo, anche diplomatico: la Thailandia, seppur in mezzo alle vicende politiche della nostra epoca, è un chiaro esempio di armonia sociale, con la miriade di popoli che la compongono. La visita di Francesco in Thailandia viene letta non solo come una vista al piccolo popolo cattolico, ma a tutta la nazione ed alla sua cultura della tolleranza e del dialogo portata avanti nei 70 anni di regno del defunto re Rama IX, Bhumidol Adulyadej – ideatore e sostenitore di circa 3 mila progetti a favore dei più poveri e delle minoranze etniche e con la sua geniale idea e filosofia di vita sobria per una «economia sostenibile» – e ora dal figlio Rama X, Maha Vajiralongkorn. Insomma, il papa e i suoi collaboratori hanno saputo dare un’impronta più ampia a un evento che rischiava di passare quasi inosservato per la stragrande maggioranza buddhista dei thailandesi e della regione.

Cerchiamo d’inquadrare l’attuale situazione della Thailandia: grandi problemi al sud, con i separatisti islamici, da 40 anni, possiamo dire, sul piede di guerra, che ultimamente hanno anche ucciso 15 paramilitari governativi in un agguato spietato; una situazione molto tesa che non accenna a migliorare. Dal punto di vista economico la crescita del Pil fa fatica se comparata con quella del Vietnam.

La moneta locale, il baht, forte, perché con le spalle ben coperte da riserve monetarie della Banca centrale thailandese che fanno invidia ai Paesi più ricchi, ha preso un’ascesa pericolosa nei confronti delle monete straniere, facendo sì che al momento risulti non economica una vacanza in Thailandia oppure pensare di farne la propria patria per la pensione.

Poi la lotta politica: dopo 5 anni di un governo militare, si è arrivati alle elezioni e a un nuovo governo civile, anche se il primo ministro è rimasto l’ex militare, il gen. Chan-o-Cha, che ha guidato il Paese dopo il golpe. E questa inamovibilità ha causato non poco scontento da parte di una parte della popolazione, quella delle province più povere.

Nonostante questi ed altri problemi, la Thailandia rimane un Paese molto ospitale per qualsiasi persona che voglia farne la propria base operativa oppure voglia ricostruirsi una vita soprattutto per molti profughi della regione. L’ospitalità del popolo non conosce confronti nella regione: è impareggiabile, affabile, accogliente e soprattutto sincera.

E sono questi i punti ripresi da papa Bergoglio nel suo discorso di augurio al popolo thai, in occasione della prossima visita: la cultura del dialogo. La Thailandia in effetti accoglie milioni di rifugiati da Paesi limitrofi, soprattutto dal Myanmar, che aiutano l’economia fornendo lavoratori a basso costo che occupano posti di lavoro molto umili lasciati liberi dai thai che non vogliono più spendere le proprie forze se non in una stanza con aria condizionata, come si dice comunemente.

L’importante dialogo interreligioso con il buddhismo e la parte moderata dell’Islam, ha messo radici profonde in questi ultimi 30 anni, con incontri e con un lavoro certosino portato avanti dai movimenti ecclesiali, non ultimo il Movimento dei Focolari: la gerarchia cattolica ha poi approfondito l’amicizia con la gerarchia buddhista producendo un ottimo clima sociale. Così la Chiesa cattolica gode di un’ottima reputazione, frutto di una politica di equilibrio che la Chiesa ha saputo tenere da circa 40 anni a questa parte, prima col card. Michai Kitbunchu e poi con l’attuale card. Francesco Kriengsak.

Sono significative, in tal senso, le domande che ha posto un missionario presente in Thailandia da 40 anni: «Papa Francesco riuscirà a coglierne anche i problemi, le contraddizioni presenti nelle pieghe delle belle e ricche tonache del clero locale non esente da mondanità e vita comoda, da onori e tanto denaro, problemi comuni col clero buddhista, dovuto alle ricche scuole e università cattoliche?». «Bergoglio riuscirà a far passare il suo esempio di apertura ai poveri?»

 

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