Quello degli schiaffi

Quello che prendeva gli schiaffi, del drammaturgo russo Leonid Nikolaevič, anno 1915, messo in scena da Glauco Mauri, regista e interprete accanto a Roberto Sturno.
Glauco Mauri e Roberto Sturno

Uno scrittore di successo vuole fuggire dalla società in cui vive, dove tutto è dominato dall’egoismo, dall’indifferenza e dal denaro con cui tutto si compra, anche i sentimenti più puri. Decide allora di proporsi a un circo, ma senza svelare chi sia veramente. Lì vuole iniziare una nuova vita diventando… un clown. Potrà così ridere del suo dolore e gridare la sua ribellione, stanco di vivere in un mondo dove essere onesti significa diventare ridicoli. E allora preferisce essere ridicolo fino in fondo, piuttosto che diventare disonesto. Un pazzo? Forse. Sicuramente uno di quei rari uomini che sperano si possa costruire un mondo migliore.

È l’estrema sintesi di Quello che prendeva gli schiaffi, del drammaturgo russo Leonid Nikolaevič, anno 1915, messo in scena da Glauco Mauri, regista e interprete accanto a Roberto Sturno nel ruolo del protagonista, e a nove giovani attori. Per rappresentare la vita: fatta di ottimismo e di dramma, di luce e di fango. La scena circolare, raffinata e colorata nei costumi, è uno spazio non realistico: forse un circo, una stanza, un teatro. Un luogo, comunque, dove è possibile raccontare le favole, facendo intrecciare i destini di tutti i personaggi al suono di malinconici e allegri valzer. Pur datato, e con toni moraleggianti, si prova il piacere, come nelle fiabe, di un messaggio vero, diretto, che arriva al cuore. Grazie a due grandi interpreti.

 

Visto all’Argentina di Roma. In tournée.

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