Quelli davvero speciali

«Io ti conduco per mano e tu mi rendi il gusto della vita». Nel Padovano, l’associazione “Ali della gioia”.
Le persone dell'associazione "Ali della gioia"
Alberto e Adriana, Loreta e Alfonso, Ettore e Giovanna, con Giulio, Maria Luisa e Giuliano mi accolgono a Padova, in un’atmosfera rilassata e calda: sono genitori o amici dell’associazione “Ali della gioia”, che da nove anni si occupa di persone “speciali”. Questo gruppo di persone ha scelto di dare risalto alla bellezza quotidiana dell’accoglienza della disabiltà in termini di solidarietà e condivisione. Dichiarano che non è facile il cammino, che il lavoro per assicurare assistenza, promozione e fiducia nel futuro e negli altri, non percorre sentieri comodi. La fatica della salita la si legge nelle parole, ma gli occhi tradiscono un supplemento di affetto, che i ragazzi hanno sempre loro trasfuso, perché questo gioco è strano: io ti conduco per mano e tu mi rendi il gusto della vita e della lotta per la vita, che sia dignitosa e vera, il gusto della gioia limpida del momento presente, la sorpresa per ogni battito di ali e per ogni carezza. Perché di questo linguaggio i loro giorni sono pieni, oltre che di preoccupazioni e di delusioni da rincalzare.

 

I figli sono ragazzi ormai grandi, cresciuti insieme alla loro disabilità, a cui hanno imparato a far fronte, fino a giungere a realizzare sogni: amici con cui condividere occupazioni, compleanni, passioni per la musica, l’arte, la danza, feste e vacanze. Altri sogni sono in cammino: diventare sempre più autonomi, una casa in cui abitare in comunità per il “dopo di noi”, senza essere affidati a strutture anonime. «L’associazione è iniziata nel 2002 – spiega Alberto Campagna, il presidente – dopo un’esperienza alla scuola professionale del Villaggio di Sant’Antonio. Le famiglie si sono aggregate, per creare qualcosa per loro di significativo». «È stato anche conoscere la disabilità – dice Maria Luisa – per i giovani animatori del gruppo Giovani per un mondo unito, espressione del Movimento dei focolari, che partecipano alla vita dell’associazione e che hanno messo in discussione il modello del successo e della bellezza a tutti i costi e sono cresciuti condividendo lo spirito più gratuito delle feste e delle vacanze. Ora si condividono matrimoni e battesimi degli amici di sempre. Questi ragazzi sono diventati un bene per la società».

 

«Io ho insegnato a mia figlia a curarsi perché l’aspetto è importante – spiega dolcemente Loreta – e se ho sofferto per la curiosità sospettosa nei confronti della mia bambina che era vista diversa, ora comprendo che la gente deve maturare l’accoglienza. Oggi poi mi pare più semplice perché sono tante le occasioni per fare esperienza della diversità!».

 

Giulio, volontario dell’associazione, racconta quanto siano i ragazzi stessi in grado di farsi portatori del loro vissuto, dell’unità, invitando gli altri dentro a quella realtà di condivisione, soprattutto dopo l’esperienza del fine settimana in comunità-alloggio, iniziato nel 2009.  Questi giovani, in due turni, si riuniscono per il loro week end e lo gestiscono, seguiti da educatori qualificati e da volontari della parrocchia di Vigodarzere, sempre nel padovano. Grazie anche ad una convenzione con l’Irpea è possibile l’attuazione di questo progetto per il raggiungimento dell’autonomia di cui sentiranno i benefici. Ettore, con grande realismo, manifesta la sua perplessità a causa delle difficoltà imposte dalla completa estraneità del progetto da aiuti sociali, che permettano alle famiglie e ai volontari di lavorare sapendo di poter accedere ad aiuti finanziari.

 

Certo non è che mirino “basso”, questi dell’associazione, perché viaggiare anche all’estero per vacanze svago e di livello culturale di più giorni, o trascorrere le vacanze in alta montagna in Val Aurina, non sono esperienze semplici nell’organizzazione e nell’attuazione! O come festeggiare il triennio dell’associazione all’aeroporto di Padova, con volo annesso per tutti sopra la città. Momenti capaci di scuotere anche i più indifferenti, come a Praga, quando la burbera addetta alla cremagliera, il trenino che sale sulla collina Petrin, varia sorprendentemente il servizio, per venire incontro ai loro bisogni di trasporto.

 

Il programma delle “Ali della gioia”, prevede per i genitori e i volontari un robusto e documentato percorso fra convegni e corsi di formazione. L’associazione persegue obiettivi finalizzati secondo i momenti detti del “Con noi”, per aggregare e far condividere alle famiglie sforzi e gratificazioni, “Dopo di noi”, per formare comunità‑alloggio in cui venga inserito il figlio o la figlia contando su relazioni già sperimentate e condivise, “Senza di noi”, per anticipare operativamente il percorso di autonomia, “Con gli altri”, per entrare in relazione con enti e istituzioni per ampliare le possibilità di attività.  Negli scritti i giovani ringraziano, raccontano i loro sentimenti, invitano e chiedono di ricambiare e di continuare a sperare nel miracolo quotidiano della solidarietà. Stefano, Piero, Silvia, Chiara, Ivan, Michele, Elisa, Cristian, Manuel, Cristina, Lorenzo, Giusi, Thomas, Annamaria, Cristina, Paolo, Alessandra, Gloria, Denis, Katia, Davide, Marina, Alessandra, Fabio e Andrea dirottano sui binari dell’ottimismo i pensieri a volte apprensivi dei genitori, con il loro entusiasmo ricorrente e il sorriso benevolo di chi sa aspettare: sanno che ci arriveranno presto anche i “grandi” a capire che …. «sono stato bene con voi e voglio sempre stare con voi amici”. Comprendo che il “Senza di noi” è possibile. È già qui, sacro e prezioso. Benedetto.

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