Quelle strane lucciole di grotta

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Se andiamo agli antipodi del nostro pianeta, laggiù, nella lontana Australia, potremmo trovarci davanti a uno spettacolo per noi inedito. Ambienti cavernicoli dove la forza della natura ha saputo vincere la scarsa luminosità tipica di quei posti. Certe grotte dell’Australia nord-orientale o dell’isola settentrionale della Nuova Zelanda mostrano infatti al visitatore un insperato pullulare di vita. All’apparenza è il buio che regna, salvo strani e freddi barlumi verdognoli. Ma all’adeguarsi della vista, le piccole luci crescono di luminosità fino a mostrarsi come vere e proprie catenelle iridescenti che scendono qua e là dalle pareti della grotta. Guai ad illuminarle, si spegnerebbero subito! Di intensità inversamente proporzionale alla quantità di altre fonti luminose presenti, sono l’illuminazione naturale, di gran lunga più antica. Sono opera di cosiddette lucciole, o meglio di larve di moscerini australiani, di dimensioni rassomiglianti a quelle di panciute zanzare, che hanno messo a punto l’inusuale strategia per compiere le loro funzioni vitali. Le larve luminose vivono fissate ad una sorta di amaca sospesa, tessendo filamenti sottili e appiccicosi. Quando, attratto dalla fonte luminosa, un insetto tenta di avvicinarsi, rimane incollato e paralizzato sui fili. La larva di guardia, avvistata la preda, provvede subito al recupero del filo appropriandosi del bottino. Le larve più affamate sono le più luminose, mentre quelle sazie diminuiscono momentaneamente di intensità per concedersi qualche momento di meritato… relax. Dopo alcuni mesi di crescita, proporzionale alla quantità di cibo ingerito, quando hanno raggiunto le dimensioni più o meno di un fiammifero, le larve cessano l’attività e avviano il processo di metamorfosi, dando origine nel giro di circa due settimane all’individuo maturo. Lo stadio adulto dell’Arachnocampa flava (questo è il nome scientifico dell’animaletto, scoperto solo nel 1966 e che significa letteralmente “verme ragno”) è brevissimo. Il moscerino che si sviluppa dalla larva è privo di bocca e quindi non è in grado di nutrirsi. Gli basta poco tempo, qualche ora o uno o due giorni al massimo, per deporre le uova e completare così il ciclo riproduttivo. A volte, vivendo anch’essi in ambiente ipogeo, gli adulti entrano a far parte della dieta alimentare delle larve, rimanendo preda dell’intrico dei filamenti luminosi. Ma altre forme adattate alla scarsa luminosità arricchiscono ambienti apparentemente scarsi di varietà naturale. Le volte delle caverne, illuminate dalle lucciole come cieli stellati, pullulano di molteplici piccoli esseri, che approfittano della luce prodotta dagli abitanti principali per catturare, a loro volta, le prede. Si tratta di piccoli ragni, che si aggirano indaffarati tra le larve luminose e che ricambiano il favore dell’illuminazione proteggendole da eventuali predatori. Quando però la competizione per il cibo si fa troppo stressante, le lucciole compiono delle migrazioni, colonizzando altri antri e caverne. Grazie alla presenza di fenomeni carsici, l’acqua genera forme che assomigliano alle sagome di un animale, ma altre volte la presenza è reale. Nell’ombra si possono scorgere varie forme di anfibi e rettili come il grande dragone barbuto dell’est o la lucertola dalla testa angolata del sud, sempre in agguato sui tronchi marcescenti, in attesa di qualche malcapitato insetto. Da quelle parti non potevano mancare certo i canguri e nella penombra del fitto sottobosco pluviale, ai margini delle grotte, si può scorgere un timido e schivo rappresentante di questa famiglia, il padalemon dai piedi rossi: un piccolo marsupiale del peso di 3-7 chilogrammi, di abitudini solitarie e notturne, che si nutre di funghi, felci e frutti caduti. Un pullulare, questo delle grotte del nord-est dell’Australia, difficile da scorgere, un segreto successo di madre natura, capace di ispirare vita multiforme pur tra tenebre apparentemente inospitali.

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