Quattro minuti

Piacevolissima sorpresa questo film dell’esordiente regista tedesco Chris Kraus, a testimoniare che l’Oscar a Le vite degli altri non ha premiato un episodio isolato, ma una cinematografia, quella tedesca, che sta riemergendo dopo anni di stanca. La storia ruota intorno a una coppia di donne: l’anziana Traude Krüger, insegnante di piano nel carcere femminile di massima sicurezza di Luckau e la giovane detenuta Jenny von Loeben, tanto talentuosa come pianista quanto violenta e ribelle nei confronti del mondo intero. L’anziana insegnante decide di valorizzare il talento della giovane preparandola a esibirsi a un importante concorso di piano per giovani musicisti e, superando le intemperanze dell’irruente e imprevedibile allieva, riesce a incanalare la sua incontenibile rabbia nello studio del piano. Tra le due donne si instaura con il tempo un legame profondo, che cambierà inaspettatamente le esistenze di entrambe. La musica come mezzo di redenzione non è un tema nuovo nel cinema. Basti pensare al successo di qualche anno fa di Shine (anche in quel caso il protagonista era un pianista classico), ma l’abilità e il talento di Chris Kraus, che oltre alla regia ha firmato anche la sceneggiatura, è stata di riuscire a trattare la materia con originalità e sensibilità, disegnando personaggi credibili e a tutto tondo, forse lasciando troppo sullo sfondo quelli di contorno. La frammentazione temporale, che scompagina la sequenzialità cronologica degli avvenimenti per tutta la prima parte del film, se può apparire un po’ ostica da assimilare, riesce però a costruire una storia in crescendo e a tenere alta la tensione nello spettatore. Forse il finale è un po’ troppo a effetto rispetto al rigore formale che caratterizza il film, ma tutto sommato non pregiudica il risultato. Quattro minuti è bel cinema, quello che riesce ancora a emozionare raccontando storie. Regia di Chris Kraus; con Monica Bleibtreu, Sven Pippig, Richy Müller, Hannah Herzsprung.

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