Quando nostro figlio chiede aiuto

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Mio figlio di sette anni spesso mi riferisce di dolori addominali. Ho notato che questo non accade mai quando gioca o è distratto, ma il dolore magicamente c’è al mattino quando deve andare a scuola o quando voglio fargli mangiare qualcosa che non gli piace tanto. La mia idea è che lui faccia il furbo, motivo per cui quando si lamenta non gli do importanza e anzi mi arrabbio. Lei crede che io abbia ragione o sto invece sottovalutando il problema? Grazie. Rosa – Palermo La sua domanda è molto complessa e in effetti me ne pone due. Lei mi chiede di dirle se ha ragione ad arrabbiarsi e anche informazioni su cos’è il dolore addominale. Cercherò di darle qualche spunto di riflessione per la prima, mentre parlerò del dolore addominale nella prossima rubrica. Quando il bambino dice di avere un dolore ci sta lanciando un messaggio: ho bisogno della tua attenzione, del tuo aiuto. Tuttavia, se è semplice rispondere a un messaggio diretto e chiaro tipo: Mamma, ho la febbre, fammi guarire, è più difficile quando il messaggio d’aiuto viene formulato in maniera indiretta o ancor più nascondendo le vere cause, oppure quando ci dice cose non vere. Nella frase Mamma, ho male allo stomaco, non voglio andare a scuola qual è il vero problema: il dichiarato male allo stomaco oppure il non volere andare a scuola? Noi abbiamo due possibilità di leggere la frase: dando un’interpetrazione di ciò che ci sta dicendo o cercando di capire cosa significa per lui. Nel primo caso risponderemo in ragione del nostro carattere, delle nostre conoscenze mediche, del contesto, delle emozioni che suscita l’ idea che forse ci stia mentendo, con frasi del tipo: Non è vero, smettila di fingere, oppure Allora andiamo dal medico o Non mi interessa a scuola ci vai ecc…. Un secondo atteggiamento possibile è puntare principalmente a costruire un rapporto empatico, cercando di capire cosa significhi per lui quella frase e il momento che sta vivendo. Perché ciò avvenga, il primo passo è sospendere il giudizio. Quindi si potrebbe dirgli con sincerità e senza commenti ciò che abbiamo capito dalla sua frase: Mi sembra che oggi non vorresti andare a scuola. Lui ci potrà rispondere in tanti modi. Se continueremo il dialogo senza dare giudizi, ma cercando di dirgli ciò che abbiamo capito da quanto ci ha detto, lui vedrà che gli stiamo dando attenzione e il calore del nostro affetto. Ciò non ci impedirà successivamente di scegliere a seconda dei nostri valori e del nostro convincimento se portarlo dal pediatra, mandarlo comunque a scuola o al contrario tenerlo a casa. Se invece come prima cosa ci saremo arrabbiati senza prestare attenzione ad ascoltarlo al di la delle apparenze, gli avremo con i fatti detto che lo consideriamo un bugiardo, privando entrambi della possibilità di conoscersi più in profondità. Insomma, se nostro figlio è in difficoltà, facciamogli sentire che siamo con lui, dimostriamogli che crediamo ce la possa fare con le sue forze ma che, se serve, siamo lì. Non si tratta di essere permissivi o falsi, fingendo che crediamo ciò che non crediamo. Ma semplicemente di dimostrargli, con la vita, che l’amore per lui è più forte e vince tutto (anche le piccole bugie!).

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