Quando lei appare

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Oltre novecento, dai primi secoli ad oggi, sarebbero le apparizioni della Madonna, a voler prendere in considerazione solo quelle documentate. Di queste, quasi cinquecento vanno assegnate al XX secolo; e precisamente due centinaia all’ultimo ventennio di esso. Se può stupire la frequenza con cui, nel corso della storia, Maria ha voluto mostrarsi adattandosi di volta in volta ai suoi interlocutori, “inculturandosi” col parlare la lingua o il dialetto del posto, o anche con la foggia stessa dell’abito, cosa pensare di un tale crescendo di interventi nella nostra epoca? C’è chi si allarma, paventando una prossima fine del mondo, e chi invece trova del tutto normale la sollecitudine di una Madre quale è lei per i suoi figli. Non è facile poi, per gli stessi credenti, mantenersi obiettivi fra i due estremi di uno scetticismo insofferente e di un’adesione acritica sull’onda delle conversioni e guarigioni che in genere accompagnano questi fenomeni. Insomma, ci muoviamo su un terreno minato, il che giustifica il laborioso e spesso arduo compito di chi è preposto a valutarne la genuinità. Certo le apparizioni, definite “rivelazioni private”, non aggiungono nulla alla rivelazione; quando la chiesa riconosce l’autenticità di qualcuna di esse – e lo fa tenendo conto soprattutto del rinnovamento spirituale che ne deriva -, fornisce le motivazioni per crederci, invita ma non obbliga. Attenzione però a disprezzarle: potrebbero essere interventi di Dio, doni di grazia per riavvicinare a sé l’umanità sbandata. Ciò precisato, è un dato di fatto che, a partire dal terzo decennio dell’Ottocento, queste “visite” mariane si sono moltiplicate a ritmo incalzante, come sempre accade nei periodi più travagliati, e per di più in diversi punti del globo (altra novità). Ne sa qualcosa un esperto di chiara fama come René Laurentin, che si è trasformato in un vero globe-trotter per studiarle tutte o quasi, essendo alcune di esse ancora in corso. La prima spiegazione va cercata nella situazione critica in cui versa oggi l’umanità, nei confronti della quale Maria ha una missione di madre. Non a caso la Madonna si mostra spesso in lacrime, angosciata. Ma sempre materna e incoraggiante nei suoi richiami alla conversione, alla riconciliazione e alla pace. Senza contare che l’attuale enorme sviluppo dei mezzi di comunicazione favorisce come non mai la conoscenza di tali fenomeni e dei relativi messaggi: è quanto risulta dagli eccezionali flussi di pellegrini che si spostano anche da molto lontano per raggiungere i luoghi privilegiati dalla presenza di Maria (emblematico l’esempio di Medjugorje, in Bosnia Erzegovina, che dal 1981 al 1996 ha richiamato oltre 20 milioni di devoti), come pure dai gruppi di preghiera sorti in tutto il mondo e dalle pubblicazioni sull’argomento. Anche solo sotto questo aspetto, dunque, non potrebbero esserci tempi più favorevoli per divulgare ciò che vuol dirci la Madonna. Universalmente celebri sono le apparizioni legate a Lourdes (1858), Fatima (1917), Città del Messico (1531). Molto note anche quelle francesi di Rue du Bac a Parigi (1830), La Salette (1846), Pontmain (1871), e in Belgio a Beauraing (1932) e Banneaux (1933). Ma non sono, queste, le sole ad aver ricevuto l’autorevole sigillo della chiesa (vedi box): anche se l’elenco non è troppo lungo a causa della prudenza con cui vengono accolti fenomeni del genere. Nella maggioranza dei casi, invece, c’è stato un riconoscimento di fatto nella devozione popolare: non si contano, infatti, le chiese e i santuari sorti a ricordo di qualche evento prodigioso che ha avuto come protagonista la Madre di Gesù. Comunque sia in tutte le apparizioni, al di là delle diversità geografiche e degli strumenti umani, è possibile cogliere una consonanza dei messaggi. Intanto, la Madonna non annuncia nulla che non sia già contenuto nella dottrina tradizionale della chiesa. Il suo compito è quella di “ricordare” e di invitare i cristiani, come già a Cana, a fare “tutto quello che egli (Gesù) vi dirà”. Di norma poi, al richiamo evangelico si associa l’annuncio profetico del futuro, dei suoi pericoli, delle emergenze più attuali. Ogni volta, Maria sceglie persone semplici, neanche particolarmente pie (che però alla sua scuola fanno un “corso accelerato” di formazione cristiana) per raggiungere tutti gli uomini. Come a Kibeho, in Rwanda, dove la Vergine attesta a Marie-Claire, una delle tre veggenti: “Quando io mi faccio vedere da qualcuno per parlargli, voglio rivolgermi al mondo intero” (27 marzo 1982). Altra nota comune è il carattere di urgenza che presentano gli appelli della Madonna, i cui contenuti si possono così riassumere: il mondo rischia grosso perché si va allontanando da Dio, ma con la preghiera, il digiuno e la penitenza è possibile fare un’inversione di marcia. L’anno speciale indetto dal papa per riscoprire le ricchezze contenute nel rosario stimola qui a soffermarci principalmente sull’invito di Maria a pregare: invito a volte generico, ma molto spesso precisato proprio come recita di questa popolare preghiera da lei prediletta. Lo ha fatto a Lourdes, a Beauraing, e nell’ultimo decennio del XX secolo a Naju, nella Corea del Sud, a Medjugorje e in numerosi altri casi in corso di studio: mostrandosi spesso con la corona del rosario, quasi a dare l’esempio. Lo ha fatto soprattutto a Fatima, dove ai tre pastorelli si è rivelata col titolo di “Madonna del rosario”. Sempre a tale proposito, apparendo nel 1980 a Cuapa (Nicaragua), avrebbe dato precise istruzioni al contadino Bernardo Martinez: “Non voglio che lo recitiate (il rosario)soltanto nel mese di maggio, ma tutti i giorni, in famiglia, con i bambini in età di ragione. Dovete recitarlo ad un’ora fissata, dopo le faccende domestiche “. Ed ha fatto seguire l’invito: “Meditate sui misteri, ascoltate le parole di Dio espresse dai misteri”. Come mai questa insistenza sulla preghiera, e sul rosario in particolare? Sembra che, nella sua pedagogia, Maria non si soffermi a proporre soluzioni ai singoli mali che affliggono l’uomo, ma agisca come un buon medico che, più che fermarsi ai sintomi, vuol curarne le cause. E quale miglior cura, per l’uomo tentato di superbia, di riconoscere di non essere sufficiente a sé stesso, di aver bisogno di un “Tu”, Dio, per rivolgersi al quale non c’è mezzo più diretto della preghiera? Chi prega è umile, si apre all’amore del Padre e si sforza di agire in conformità alle sue richieste, come via via gli si chiariscono: ed ecco la preghiera, medicina che risana i danni provocati dal male. Lo è in modo tutto speciale il rosario, questa “contemplazione salutare – assicura Giovanni Paolo II -. L’immergersi infatti, di mistero in mistero, nella vita del Redentore, fa sì che quanto egli ha operato e la liturgia attualizza venga profondamente assimilato e plasmi l’esistenza”. Non c’è troppo da commentare. È un’esperienza da fare. E NEI TEMPI MODERNI? Quelle di Finca Betania, in Venezuela, e di Kibeho, in Rwanda, sono le ultime apparizioni mariane ufficialmente riconosciute. Nel 1987, in Venezuela, la Madonna si è manifestata come “riconciliazione dei popoli” a una madre di sette figli, Maria Esperanza, ed è stata vista da oltre un migliaio di persone. Dal 1981 all’89, apparendo in Rwanda a tre studentesse – Alphonsine, Nathalie e Marie-Claire -, si è fatta riconoscere come “Madre del Verbo”. Si tratta della prima apparizione in terra africana approvata e l’ultima in assoluto che ha ricevuto il crisma dell’autenticità (nel giugno 2001). La visione dell’agosto ’82, con spaventose scene di sangue, è sembrata anticipare gli eccidi etnici degli anni 1994/95 (un milione di vittime, tra cui una delle veggenti): più probabilmente un ammonimento celeste di quanto potrebbe accadere all’intera umanità se non ritornerà a Dio. È stato invece autorizzato il culto, premessa all’approvazione ufficiale, a Cuapa (Nicaragua, 1980), San Nicolas (Argentina, 1983) e Naju (Corea del Sud, 1985). Un “caso” a sé è quello di Medjugorje, senz’altro il più celebre, non fosse altro perché sarebbero le apparizioni più “lunghe” nella storia della chiesa: dal 1981, quotidiane per due dei sei veggenti, annuali ora per gli altri. Dopo le controversie iniziali, che hanno visto il vescovo di Mostar prima favorevole e poi contrario, la Santa Sede ha riservato a sé ogni giudizio. Se ancora non si è pronunciata, è proprio perché le apparizioni non sono ancora concluse. LA MISSIONE MATERNA DI MARIA Tre domande a padre Stefano De Fiores, ordinario di mariologia alla Pontificia Università Gregoriana. Padre De Fiores, lei è un religioso monfortano. San Luigi Grignion de- Montfort prevedeva che negli “ultimi tempi” la missione materna di Maria nei confronti dell’umanità si sarebbe intensificata. Il moltiplicarsi delle apparizioni mariane sembrerebbe confermare, appunto, questa previsione. Saremmo dunque ormai prossimi alla seconda venuta di Cristo? “Montfort è uno dei pochi santi o teologi che osa guardare al futuro della chiesa e alla seconda venuta di Cristo. Egli ha coniato l’espressione “apostoli degli ultimi tempi”, indicando in essi (sacerdoti, uomini e donne…) gli artefici della trasformazione del mondo da regno del peccato in regno di Gesù Cristo. Ma essi saranno formati dallo Spirito in collaborazione con Maria, la santa montagna dove essi dimoreranno per essere iniziati alle Beatitudini evangeliche. In realtà occorre unanuova Pentecoste, un intervento del Paraclito, per poter neutralizzare e vincere le forze del male che si scateneranno. Per questo lo Spirito Santo produrrà due effetti nella chiesa: un progresso qualitativo (cioè una più alta santità) e quantitativo.Allora si avrà la prima fase della venuta di Gesù, quando attraverso una consacrazione totale a lui per le mani di Maria egli stesso regnerà nel mondo. E proprio in questo frattempo “Maria dovrà risplendere più che mai in misericordia, in forza e in grazia” per sostenere i fedeli discepoli di Cristo e apostoli degli ultimi tempi. Le mariofanie degli ultimi due secoli (Montfort non ne parla) possono rientrare in questa fase del disegno divino che non si prevede di breve durata”. C’è, a suo avviso, un filo che collega tutte le apparizioni della Madonna, e quale? “Il primo scopo delle apparizioni di Maria è di attirare l’attenzione dei credenti sulla sua persona, che però non si può comprendere che come messaggera della Trinità nel mondo. Chi è Maria ce lo svela Cristo stesso, quando dall’alto della croce dice alla Madre e poi al discepolo amato: “Ecco tuo figlio… Ecco tua madre”. Essendo una scena di rivelazione, questo episodio svela l’identità del cristiano che consiste nell’essere figlio di Maria, la quale nella storia della salvezza appare come vera madre nell’ordine della grazia, cioè cooperatrice nella nascita e formazione dei figli di Dio. E tutti i cristiani, come Giovanni, hanno la gioia e il dovere di accoglierla “tra i propri beni”, quelli che Cristo ha lasciato loro. E quali sono questi beni? Sono lui stesso, pieno di grazia e di verità, e gli altri doni che costituiscono la comunione con lui: lo Spirito, la Parola, l’Eucaristia… Ma anche Maria risponde alla proclamazione cristologica della sua identità esercitando la missione materna e salvifica affidatale dal Figlio. Perciò non meraviglia se ella non rimane indifferente e inerte di fronte alla condotta dei suoi figli e alla sorte dell’umanità, ma interviene rivelandosi soprattutto ai piccoli dal cuore semplice e disponibile. “Qual è lo scopo delle apparizioni? Non è tanto di illuminare il passato, già svelato da Cristo pienezza della rivelazione, ma di preparare moralmente la chiesa alle lotte che la attendono nei tempi finali. Il filo che collega le varie apparizioni mariane lo identificherei in un compito profetico: scuotere i cristiani perché si rendano conto della gravità e della drammaticità dei tempi in cui vivono, e si preparino a vincere la battaglia scatenata dalle forze del male con un’autentica conversione e con una vita veramente santa”. “Pregate, pregate, pregate” è, in sintesi, l’appello costante della Vergine in tutte le sue apparizioni. Come mai questa insistenza sulla preghiera, e sul rosario in particolare? “La Madre insiste tanto sulla preghiera perché questa è l’espressione per eccellenza dei cristiani consapevoli di essere figli di Dio. Nella preghiera quotidiana e continua essi prendono le distanze da ogni forma di connivenza con il male e si conservano fedeli alle promesse del battesimo. Non è un richiamo devozionale, ma un invito agli esseri umani a rendersi sempre più disponibili al piano di Dio. E ciò vale in modo speciale per il rosario, questo “compendio del vangelo”, come lo definisce il papa, grazie al quale contempliamo il Figlio attraverso gli occhi del cuore della Madre. Sappiamo infatti da Luca che Maria non lasciava sfuggire nessun evento o parola riguardante Gesù, ma custodiva tutto nel suo cuore o lo meditava per comprenderlo. La meditazione dei misteri di Cristo continua nel rosario, che non è un semplice atto devozionale, ma una preghiera biblica capace di immettere in noi i germi della carità e della pace e di trasformare tutta la nostra esistenza”.

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