Quale postura di fede?

Piero Coda, teologo, è preside dell’Istituto Universitario  Sophia a Loppiano (Figline-Incisa Valdarno). Tra le sue tante opere ricordiamo “Dalla Trinità” (Città Nuova).

Quest’anno si commemorano i 500 anni della Riforma di Martin Lutero, la cui scintilla è appunto scoccata a Wittenberg, in Germania, nel 1517. Per poi divampare, anche se in diverse forme e con diversa intensità, in tutta Europa. È la prima volta che cattolici e luterani commemorano insieme quest’evento. Tanto che papa Francesco in persona è volato a Lund, in Svezia (31 ottobre – 1 novembre 2016), per l’occasione. E qualcuno non ha potuto fare a meno di domandarsi: ma che cosa c’è mai da commemorare, da parte cattolica, in un fatto che ha segnato una rottura e una serie dolorosa di incomprensioni, di dissidi e persino di guerre? Certo, non è questo che papa Francesco, a nome della Chiesa cattolica, e il vescovo Munib Younan, presidente della Federazione luterana mondiale, hanno voluto congiuntamente ricordare.Essi, piuttosto, hanno voluto testimoniare con gratitudine i passi di riavvicinamento e di riconciliazione che, dopo secoli, si sono compiuti negli ultimi decenni. E che pian piano ci stanno aprendo gli occhi a un nuovo sguardo anche su ciò che nel nostro passato è successo di doloroso e riprovevole.

Per imparare – tutti – dagli sbagli che abbiamo commesso. E per scoprire insieme come Dio, anche in questa travagliata storia, ha continuato a guidarci sulla via tracciata da Gesù. Non è forse una grande sua arte – nella logica della misericordia di cui è maestro – quella di riuscire a scrivere Lui diritto, anche sulle nostre righe storte? Rileggere la Riforma protestante del XVI secolo, a 500 anni dal suo accadimento, diventa così occasione esigente di ascolto e di discernimento di ciò che “lo Spirito dice alle Chiese” oggi: lungo il sentiero di quell’unità che Gesù ha invocato dal Padre per i suoi discepoli. E questo, in prima e decisiva istanza, a proposito della postura di fede che deve accomunarci tutti, nel presente, come discepoli di Gesù. Cattolici, protestanti, membri di altre Chiese. La Riforma ci chiede, infatti, anzi direi oggi c’impone – nella logica della grazia e della libertà – di riconoscere nel Vangelo di Gesù l’origine sempre nuova della vita e della missione della Chiesa. E perciò la “forma” sulla quale la Chiesa deve farsi plasmare in tutto e per tutto dallo Spirito Santo. «La Chiesa – ha detto papa Francesco – è il Vangelo». Intendendo per Vangelo la potenza e la sapienza della Parola di Dio pronunciata una volta per sempre in Gesù, al culmine nella sua pasqua di morte e risurrezione, Parola di vita che ci raggiunge nel qui e nell’ora della storia grazie al soffio di perenne e inesauribile novità dello Spirito Santo.

Ora, in questa postura di fede, noi – discepoli di Gesù appartenenti alle diverse tradizioni cristiane – accogliamo e sperimentiamo oggi, in modo vero e sostanziale anche se non ancora pieno, la grazia dell’unità che ci è comunicata da Dio per mezzo del Figlio suo Gesù nello Spirito Santo. E questo fatto è straordinario. Perché ci permette di fare un balzo in avanti nel cammino di discepoli di Gesù che ci accomuna. In questa postura di fede, infatti, riscopriamo e viviamo con convinzione e intensità quella fraternità di cui godiamo come dono impagabile e gratuito della fede in Gesù, fede sigillata ed espressa nell’unico battesimo. Sì, per il battesimo e la fede in Gesù siamo tutti figli e figlie dell’Abbà in un solo Spirito. È questo lo sguardo nuovo – lo sguardo della fraternità che scaturisce dalla misericordia del Padre – di cui ci arricchisce la postura di fede cui ci chiama la commemorazione comune della Riforma, grazie al cammino ecumenico che sin qui ci ha condotti. E che ora conosce un nuovo e positivo passo in avanti che ci spinge ad accelerare il cammino.

«La fratellanza si sente – ha esclamato papa Francesco –. C’è Gesù in mezzo! Per me sono tutti fratelli. Ci benediciamo l’un l’altro, un fratello benedice l’altro». Perché questa postura di fede si esprime naturalmente nell’amore reciproco gli uni verso gli altri, nel perdono, nell’ascolto, nel volerci scambiare i rispettivi doni. Facendoci scoprire che siamo già uno in Cristo Gesù. E incalzandoci verso la compiuta espressione di questa unità.

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