Sfoglia la rivista
Logo 70°

Ricerca di base
Le parole digitate vengono cercate nel titolo e nel testo degli articoli pubblicati sul sito.
La ricerca mostrerà gli articoli che contengono tutte le parole inserite, indipendentemente dalla loro posizione o dall’ordine in cui le hai scritte.
I risultati sono in ordine cronologico (dal piu recente al meno recente).

Ricerca della frase esatta
Usa il filtro “Frase esatta” per trovare i termini nell’ordine preciso in cui li hai digitati.

Ricerca solo nel titolo
Usa il filtro “Solo nel titolo” se desideri che le parole digitate siano cercate esclusivamente nelle titolo dei contenuti.

Filtri avanzati
Se vuoi limitare la ricerca a una tipologia specifica dell’articolo, utilizza i filtri avanzati disponibili.

Ricerca per autore
Per cercare un autore e i suoi articoli:

  • Digita nome e cognome oppure solo il cognome nel campo ricerca.
  • Nei risultati, clicca sulla scheda dell’autore desiderato.
  • Nella pagina dell’autore troverai la sua biografia e la raccolta completa dei contenuti a sua firma.

Italia > Società

Quale patto per l’immigrazione?

di Flavia Cerino

- Fonte: Città Nuova

Per frenare i flussi migratori, il governo sta promuovendo il Migration Compact, stringendo alleanze con i Paesi africani e mediorientali, al fine di fermare alle frontiere gli immigrati. Una riflessione

Le recentissime iniziative del Governo italiano con la Libia si inseriscono in quell’insieme di azioni che da circa un anno vengono portate avanti per arginare i flussi migratori nel Mediterraneo sotto il nome di Migration Compact, ossia il patto per l’immigrazione.

Ad aprile 2016 il primo ministro Renzi, infatti, inviava una lettera alle più alte cariche dell’Unione Europea in cui descriveva il percorso che l’Italia avrebbe avviato per frenare i flussi migratori. Un atto assolutamente informale, una lettera appunto, dai contenuti discutibili. Ineccepibili sul piano teorico, ma illegittimi sul piano pratico.

Da allora l’Italia ha sottoscritto accordi di varia natura con governi non democratici di alcuni Paesi africani (Sudan, Nigeria, Niger e in ultimo la Libia) per indurli a trattenere nei propri confini i migranti in transito verso l’Europa. Il prezzo che l’Italia sta pagando è molto alto e non solo in termini economici (circa duecento milioni di euro solo alla Libia, a quanto pare) ma anche in termini di imminente e futura ricattabilità.

L’Italia infatti si sta impegnando a fornire a questi governi la formazione all’intelligence locale, veicoli, sistemi informatici e tecnologici per l’identificazione delle persone e varie altre cose richieste. In cambio questi governi dovrebbero cercare di impedire che tante persone provenienti dall’Africa giungano sino alle coste libiche per imbarcarsi verso l’Italia e l’Europa.

Solo una visione miope e asservita all’Unione Europea può ritenere che questa strada sia valida e percorribile. Di fatto l’Italia si sta mettendo nelle condizioni di essere “ricattata” con grande facilità.

Berlusconi Gheddafi

Berlusconi e Gheddafi

Nella primavera araba del 2011 le migliaia e migliaia di persone che Gheddafi faceva imbarcare verso la Sicilia, hanno rappresentato le cosiddette bombe umane che hanno costretto il premier Berlusconi a scendere ad accordi velocemente sottoscritti (per costruire autostrade e per portare in Libia altri servizi) pur di ridurre il flusso. Morto Gheddafi, tutto è ripreso. Ora l’Italia sta sottoscrivendo ulteriori accordi ma fa finta di non vedere che l’umanità ovunque è in totale ebollizione per le guerre, le ingiustizie, le catastrofi naturali, i regimi politici.

La strada tracciata dalla Costituzione italiana è quella dell’accoglienza e dell’integrazione. Ma ora stiamo vivendo una fase di assoluta contraddizione tra quanto l’Italia ha affermato (nella Costituzione) e sottoscritto (con l’adesione alla Convenzione di Ginevra e con il recepimento delle Direttive dell’Unione in materia di asilo), rispetto a quanto sta facendo oggi.

È una sorta di schizofrenia politica che porterà solo ad un grave peggioramento della situazione italiana sotto ogni profilo. È faticoso considerarsi italiani in questi giorni, mentre con la droga del festival di Sanremo si cerca – invano – di farci guardare alle luci e di un palcoscenico per dimenticare i barconi che, nel buio, scavalcano il Mediterraneo.

Riproduzione riservata ©

Condividi

Sostieni l’informazione libera di Città Nuova! Come?
Scopri le nostre riviste,
i corsi di formazione agile
e i nostri progetti.
Insieme possiamo fare la differenza!
Per informazioni: rete@cittanuova.it

Ricevi le ultime notizie su WhatsApp. Scrivi al 342 6466876