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Persona e famiglia > Educazione

Quale idea di persona?

di Elena Cardinali

- Fonte: Città Nuova editrice


Il dibattito che scaturisce dalla teoria del gender è estremamente complesso, implica la richiesta di “nuovi diritti” da parte di quanti non si riconoscono nel maschile e femminile, la riflessione sui limiti della scienza e della tecnica, coinvolge l’educazione delle nuove generazioni. La domanda di fondo è sull’idea di persona e di famiglia, di sessua­lità. Su questo si interroga il dossier di Città Nuova “Gender”, a cura di Susy Zanardo

Gender

Alla permeabilità e oscillazione tra i generi è collegata, come conseguenza immediata per la società, la richiesta di “nuovi diritti”: il diritto a scegliere il proprio sesso, nella doppia possibilità di riassegnazione chirurgica o di rettifica anagra­fica senza dover completare la transizione biolo­gica; il diritto a essere riconosciuti nei documenti legali come intersessuali e transgender; il diritto a  non veder trattata l’intersessualità come una ma­lattia; la depatologizzazione dei disturbi di iden­tità di genere, rinominati «varianti dell’identità di genere»; la difesa delle minoranze sessuali e il diritto a scegliere la propria sessualità senza do­ver subire discriminazioni; il diritto al matrimo­nio omosessuale e all’adozione; il libero accesso all’aborto come «diritto umano fondamentale»; infine, il diritto ad avere un bambino senza alcun limite di età o di modo di vita sessuale (omoses­suali, single), attraverso l’accesso alle tecnologie riproduttive.

 

Se queste rivendicazioni sono in parte condivi­sibili, diventano però inquietanti quando coinvol­gono i figli, prodotti in laboratorio combinando il proprio materiale genetico con gameti di anonimi donatori (senza identità e senza storia da trasmet­tere) e allevati secondo progetti parentali in reti di relazioni sociali tra le più eterogenee.

[…]

 

Eliminare il “limite” del corpo ci consegna agli scenari grandiosi ed esaltanti di una civiltà della tecnica dove però donne e uomini diventano sem­plicemente superflui, mentre i diritti dei figli (sem­pre più prêt à porter) vengono piegati per favorire quelli degli adulti.

 

La discussione intorno a questi temi è resa più ostica dal fatto che facilmente viene condotta su un piano puramente emozionale: la natura della questione, che intercetta la parte più intima e vul­nerabile della nostra identità e del nostro essere in relazione, scatena spesso reazioni violente anziché fornire ragioni consistenti. Alla fine, contano solo i rapporti di forza, cioè i voti, spesso influenzati da abili campagne mediatiche.

 

Appare chiaro, però, che indietro non si tor­na: non è possibile ignorare o coprire una realtà complessa, disarticolata e spesso ambigua, e, an­cor di più, non si può cedere alla tentazione di stigmatizzare o escludere chi non entra nel bina­rismo sessuale. Alla base della richiesta di nuovi diritti c’è spesso una sofferenza e un’esigenza che vanno ascoltate, comprese, accolte. Sia a livello dei rapporti quotidiani, sia a livello di leggi e dirit­to. Questo però non implica l’automatica ratifica di tutta questa realtà e ancor meno la sua promo­zione a orizzonte normativo, senza un’adeguata riflessione critica.

 

Viviamo in un tempo di mutamenti rapidi e imprevedibili che la persona fatica a rielaborare: tempo della fragilità dei legami e della invasività delle tecnologie, di eccesso di informazioni e di spettacolarizzazione dell’affettività, di ipersessua­lizzazione da parte di media e pubblicità che, men­tre esortano gli adulti a restare permanentemente giovani, trasformano i bambini in piccoli adulti, di cui devono imitare l’aspetto e il comportamento. Si diffondono nuovi modi di intendere i legami e di vivere gli affetti: coesistono, gli uni accanto agli altri, modelli fra i più vari quanto ai ruoli di genere e alle forme di famiglia (nucleare, allargata, rico­stituita, omosessuale, formata da una sola persona o da unioni multipersonali). A ciò si aggiunge il cambiamento dei comportamenti sessuali nei gio­vani con l’anticipazione del primo rapporto ses­suale e l’aumento del numero dei partner senza legame affettivo.

 

La necessità di preparare i piccoli e i giovani a porsi responsabilmente di fronte alla complessi­tà socioculturale del nostro tempo si scontra col problema di individuare percorsi formativi e educativi sui quali vi sia il più ampio consenso.

[…]

 

Quale idea di persona e di famiglia, di sessua­lità e di intimità troviamo dunque espressa? Esa­minerò di seguito tre aree dell’educazione sessuale trattate in modo differente a seconda che si adotti un “approccio di genere” (o revisionista) oppure un “approccio personalista”. Divaricherò inten­zionalmente i modelli, per portare all’estremo le loro implicazioni, anche se è evidente che essi van­no sempre più influenzandosi. Pur incompatibili nei fondamenti, essi possono addestrarsi a com­prendere gli uni le ragioni degli altri.

 

Da Gender di Susy Zanardo. Contributi di: Paola Binetti, Livia Turco, Daniela Notarfonso (Città Nuova, 2016)

Riproduzione riservata ©

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