Quadri digitali

La danza è per Andrea Cagnetti l’esaltazione della vita in una continua ricerca del movimento. Il trentacinquenne coreografo e ballerino romano ha assimilato nella sua formazione, oltre alla danza classica e contemporanea, le arti marziali, la danza butho, e quella jazz. Nonché la lezione del grande maestro Jacques Lecoq. Dopo anni di sola coreografia per la sua compagnia Arsmovendi, Cagnetti è ritornato a danzare. E nel nuovo spettacolo Quadri digitali (reduce da una tournée in California e in Messico) sfodera una forza espressiva e creatrice che afferra occhi mente e cuore. Sulla musica ispiratrice del compositore digitale Murcof, e sulle immagini degli ingegnosi videomakers Aqua Micans Group, insieme alla straordinaria Rebecca Spinetti (ballerina dell’Aterballetto e del Gran Teatro di Ginevra), dà vita a otto sequenze divise tra assoli e passi a due: un dialogo multimediale in cui esplora l’immaginario digitale conferendogli un’anima. Se apparentemente a sé stanti nei diversi titoli, i vari quadri sviluppano un discorso coreografico tecnico- espressivo coerente. C’è un omaggio al futurista Giacomo Balla e al suo dipinto La pazza, dove il disagio e i gesti dello squilibrio si sciolgono in stati d’animo universali. I due danzatori, con le luminose elaborazioni grafiche, i cui colori e forme deflagrano nello spazio. Dall’iniziale abbandono del proprio involucro alle trappole del caos che condiziona e imprigiona il corpo; dal graduale armonizzarsi di incontri in rapporto con lo spazio e con le varie cromie, al tempo pulsante, che scorrendo cancella tutto, si giunge nell’ultimo quadro Icona ad una folgorante coreografia, dall’intenso respiro spirituale, che vede rappresentato in scena il rapporto tra Gesù e Maria, Un intenso scandaglio psicologico ed emotivo tra un figlio e una madre attraverso sguardi, distanze tra corpi, sfumature di gesti, piccoli movimenti simbolici. Cagnetti ha immaginato il disorientamento per il concepimento della persona divina, la crescita, la conoscenza e lo scambio d’amore, fino al distacco finale. E al convergere dei loro sguardi verso il pubblico. Una sospensione che ci interpella e ci emoziona.

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