Psyco

Chissà perché, ma ormai è un cliché: l’estate tende al giallo. Sotto l’ombrellone tra una crema solare e un ghiacciolo, tra un rotocalco rosa e le parole crociate, ci si appassiona ai delitti e alla loro risoluzione. In costume da bagno tutti sembrano presi dalla foga di indossare l’impermeabile di Colombo o il cappottone a scacchi di Sherlock Holmes. Vanno a ruba i tascabili di Agatha Cristie e Dan Brown, i giornali rispolverano casi di cronaca di un decennio prima, i telegiornali si buttano a capofitto sulla cronaca più noir. Nel tripudio di giallo è andato in onda su Retequattro il numero zero di un programma che cerca di intercettare la passione del momento. Si chiama Psycho e potrebbe diventare (speriamo) un appuntamento fisso della prossima stagione. Nella puntata pilota, condotta in studio da un inedito Edoardo Raspelli, la trasmissione ha fatto una buona impressione. Due squadre di concorrenti, composte da attori delle serie tv poliziesche più famose, si sfidano nella caccia all’assassino. Il delitto da risolvere è quello sul quale indagano un simpatico Remo Girone, qui nei panni di un commissario di polizia, ed un criminologo sornione, Luca Martella. Viene proposta una vera e propria fiction-bonsai, presentata a spezzoni ai telespettatori. L’antefatto, la presentazione dei possibili indiziati, la scena del crimine, i primi passi dell’indagine, gli interrogatori, le analisi medico-legali. Ad ogni interruzione i concorrenti sono chiamati ad indovinare come la storia andrà avanti. Ogni risposta esatta vale dei secondi. Alla fine le due squadre potranno ascoltare la requisitoria finale del commissario per i minuti conquistati. Più se ne hanno, più possibilità si hanno di azzeccare la risposta finale: chi ha commesso il delitto. Messo così sembra un programma dal quale tenere lontani i bambini. In realtà, pur raccontando di uccisioni e altre efferatezze, il clima è da gioco da tavola, in famiglia. Assomiglia a quelle serate in cui ci si sente un generale muovendo aerei e carri armati a Risiko, o si diventa miliardari acquistando palazzi a Monopoli. Psycho è un po’ così. Assomiglia più alla striscia della settimana enigmistica in cui tutti siamo un po’ detective, che alla tv grondante sangue di certi reportage televisivi. Il giallo, in questo contesto, è un passatempo rilassante, dove non sembra esserci fretta, e dove si chiacchiera di autopsie e perizie balistiche con il sorriso sulle labbra senza prendersi troppo sul serio. Soprattutto a questo quiz non si vincono soldi. Non ci sono milioni in palio, si gioca così, per pensare ad altro. Forse è il clima estivo ad averne fatto apprezzare la leggerezza. Con qualche modifica e qualche tempo morto in meno, sembra pronto per una lunga stagione invernale.

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