È passata decisamente in sordina sui media nazionali; ma la sentenza pronunciata a Udine il 31 marzo scorso, con cui sono stati condannati a un anno di reclusione per omicidio colposo (con pena sospesa) il sindaco di Preone, Andrea Martinis, e il coordinatore della Protezione civile comunale, Renato Valent, rischia di avere ripercussioni in tutta Italia.
Per capire il perché, è necessario riavvolgere il nastro. È il 29 luglio 2023 quando un volontario della Protezione civile e vigile del fuoco in pensione, il 74enne Giuseppe De Paoli, muore colpito da un ramo mentre è impegnato in operazioni di ripristino e messa in sicurezza della viabilità dopo una violenta ondata di maltempo. Quasi due anni dopo, l’11 aprile 2025, il gup di Udine dispone il rinvio a giudizio del sindaco e del coordinatore di Pc, motivandolo con la necessità di approfondire eventuali carenze in quanto a sicurezza e formazione dei volontari e responsabilità dei due in tal senso.
L’intero processo è segnato dalla mobilitazione dei sindaci della Carnia, più volte presenti in aula con la fascia tricolore, e non solo per sostegno morale al collega: il timore è infatti che un’interpretazione estensiva della responsabilità di sindaci e coordinatori per l’operato e la sicurezza dei volontari, finendo per equipararla di fatto alla disciplina vigente sui luoghi di lavoro, paralizzi le attività di Protezione civile, dato che nessuno si assumerebbe tali oneri. E in una Regione come il Friuli Venezia Giulia, che alla Protezione civile ha dato i natali dopo il terremoto del 1976, e che vi fa costantemente affidamento (si contano circa 12 mila volontari su poco più di un milione di abitanti), questo sarebbe un colpo pesantissimo.
La richiesta da più parti è quindi quella di un’assoluzione e di un successivo intervento a livello normativo, che disciplini in maniera chiara e dettagliata le responsabilità nella gestione dell’operato dei volontari in contesti di emergenza –, e quindi in situazioni in cui il tempo di stare a fare gli azzeccagarbugli su chi abbia legalmente responsabilità di cosa non c’è.
Il 31 marzo scorso è quindi arrivata in primo grado la sentenza di condanna, su cui i legali di Martinis e Valent al momento professano prudenza, volendo attendere le motivazioni prima di decidere su un eventuale appello.
Chi invece ha usato molta meno diplomazia sono stati i sindaci. Il presidente della comunità montana della Carnia, Ermes De Crignis, ha affermato che il sindaco ha agito nel rispetto delle normative, e contestato una volta di più l’equiparazione tra le responsabilità del sindaco e quelle di un datore di lavoro; e sottolineato che al momento le attività di Protezione civile rimangono ferme, in quanto nessuno è disposto a correre rischi prima di un chiarimento del quadro normativo.
Un chiarimento che si pone come necessario anche a livello nazionale, dato che casi analoghi potrebbero porsi anche in altre Regioni: il ministro per i Rapporti con il Parlamento, il corregionale Luca Ciriani, ha infatti assicurato il suo sostegno all’esame del ddl sulla Protezione Civile attualmente in corso in Senato. L’assessore regionale con delega alla Protezione civile, Riccardo Riccardi, ha alzato i toni fino a parlare del rischio di sparizione della Pc se dovesse finire imbrigliata in un quadro normativo incerto o troppo oneroso.
Sul pericolo del ridimensionamento di un sistema riconosciuto come modello virtuoso a livello europeo si è espresso anche il presidente della Regione, Massimiliano Fedriga; mentre auspici di un rapido chiarimento del quadro normativo sono arrivati in maniera bipartisan dai parlamentari friulani, dal leghista Marco Dreosto alla dem Debora Serracchiani.
Intanto i sindaci della Carnia hanno optato per un gesto dimostrativo di grande peso: non saranno presenti, se non eventualmente a titolo personale, alle cerimonie per il 50mo anniversario del terremoto del Friuli, che ricorreranno il prossimo 6 maggio. Tenendo conto che è atteso anche il presidente Mattarella, si capisce il peso di un tale “boicottaggio”.
La vicenda è quindi ancora in pieno divenire, tra la necessità di prevedere comunque delle responsabilità in tema di formazione e sicurezza all’interno della catena organizzativa a tutela di tutti i soggetti coinvolti, e quella di non scoraggiare l’operatività a causa di prescrizioni percepite come troppo stringenti.
