Proteste e rassegnazione per il Muos in Sicilia

La maggioranza in Senato respinge la richiesta di sospensione dei lavori di costruzione della stazione satellitare statunitense a Niscemi, ma le contestazioni hanno interessato anche la titolazione del nuovo aeroporto di Comiso a Pio La Torre
no muos a comiso

L’ultimo atto si è consumato qualche giorno fa. Il 19 giugno, l’Aula del Senato ha respinto le mozioni presentate da Sel e Movimento Cinquestelle che chiedevano al governo di sospendere i lavori di installazione del Muos nell’area della Sughereta di Niscemi.

L’impianto satellitare che fa parte del sistema difensivo statunitense (Mobile user objective system) e che prevede quattro stazioni in vari punti del pianeta è quindi quasi pronto. Dovrebbe entrare in funzione nel gennaio 2015. Si va avanti spediti, nonostante le proteste, sempre più pressanti, della popolazione locale, nonostante i blocchi, i cortei, le manifestazioni di piazza. L’ultima, qualche giorno fa, il 7 giugno scorso, quando a Comiso si è svolta la cerimonia di intitolazione del nuovo aeroporto (entrato in funzione un anno fa) a Pio La Torre. I No Muos hanno ricordato: «La battaglia per l’antimafia e per la pace di Pio non è finita. Se fosse qui, oggi, combatterebbe contro il Muos». I fischi sono arrivati alla lettura dei messaggi del presidente Napolitano e della presidente della Camera, Laura Boldrini.

La mobilitazione da una parte, la ragion di Stato dall’altra. In mezzo, intere fasce di popolazione che nella zona del nisseno, ma anche del calatino e degli Iblei, vive con rassegnazione la vicenda della realizzazione del Muos. Non ci sono certezze scientifiche, o almeno non sono univoche: ma gli effetti del Muos, una volta entrato in funzione, rischiano di essere devastanti per la salute.

La Sicilia è terra abituata a soffrire ed a subire. Gela, Augusta, i morti per amianto, dati sull’incidenza dei tumori in alcune zone dove l’industrializzazione è stata condotta su binari controversi, hanno insegnato poco o nulla. Hanno lasciato il segno, questo sì. Ma la vicenda del Muos parte quattro – cinque anni fa, quasi in sordina. Le protesta di piazza si scatenano, tutti gli interessati fanno sapere che le autorizzazioni ci sono e non si possono revocare.

Nel 2012 Rosario Crocetta è in campo quale candidato alla presidenza della Regione. Nel suo programma elettorale la battaglia No Muos è in primo piano. Promette che non permetterà mai l’installazione delle antenne incriminate. Appena eletto, raccoglie le segnalazioni dei tecnici della Regione che parlavano di «criticità elevate sulla sostenibilità ambientale del Muos» e, cinque mesi dopo, il 30 marzo 2013, annuncia la revoca definitiva dell’autorizzazione per la realizzazione della centrale radar. Il ministero della Difesa presenta ricorso, il Tar lo respinge. Sembra fatta, il Muos sembra essere destinato a restare solo un brutto ricordo. Ma si va in appello e tutto viene demandato alla decisione dell’Istituto superiore di Sanità. Lo studio condotto, però, dà ragione al ministero della Difesa, deciso a mantenere gli impegni assunti con l’alleato statunitense: le antenne Muos rispettano i limiti previsti dalla legge e non c’è pericolo. Pronunciamento controverso, perché molti studiosi hanno teorie ed analisi di stampo completamente diverso. Ma l’Istituto superiore di Sanità è la voce ufficiale del Paese.

 A quel punto, Crocetta “revoca la revoca”: il Muos può ripartire. Di fatto, però, nonostante l’ordine del governo regionale, anche nei mesi precedenti, i lavori non erano mai cessati. Gli operai statunitensi avevano continuato ad operare oltre quella linea di demarcazione che delimita una parte del territorio italiano consegnandolo, di fatto, all’esclusiva competenza degli Usa.

Molti gridano allo scandalo, accusano Crocetta di tradimento, di aver deluso le attese della sua gente e di aver svenduto la Sicilia.

La cronaca recente, quella dei giorni scorsi registra la decisione del Senato che ha respinto le mozioni di sospensione dell'esecuzione di ogni accordo bilaterale per la realizzazione del sistema di trasmissione satellitare Muos. Secondo M5S e Sel, l'impianto di Niscemi provocherebbe gravi danni per la salute dell'uomo. Michele Giarrusso (M5S) aveva ricordato anche il prezzo che quella zona ha già pagato per la presenza della raffineria di Gela.

Decisive le posizioni della maggioranza, compatta nel voto contro le risoluzioni, ma anche degli esponenti di Forza Italia che spiegano che il Muos serve «ad assicurare sicurezza» e ricordano che esso rientra nel patto dell’Italia con la Nato a cui il nostro paese non si potrebbe sottrarre.

Ma c’è anche qualche voce fuori dal coro. Venerina Padua, senatrice del Pd (siciliana di Scicli) esprime il suo dissenso. Esce dall’aula e non partecipa al voto.

«Nessuno è in grado – ha spiegato Padua – di rassicurare completamente la popolazione, molto preoccupata, in merito alle possibili conseguenze negative sulla salute dei campi elettromagnetici. I miei dubbi e la mia contrarietà rimangono intatti e dunque ho deciso di non prendere parte alla votazione. In coscienza e coerenza con il mio percorso politico, avrei altrimenti votato contro».

Padua aveva fatto parte anche del gruppo di parlamentari, membri delle commissioni Ambiente e Sanità del Senato che, il 21 marzo scorso, aveva tenuto delle audizioni a Caltanissetta, ascoltando la voce dei comitati e dei gruppi di protesta (tra cui le “mamme No Muos”). Un lavoro di ascolto da cui erano emersi molti dati, spesso contrastanti, che, ancora oggi, non danno certezze scientifiche né in una direzione, né nell’altra. Ma quando queste certezze arriveranno potrebbe essere troppo tardi. La Sicilia si sarebbe trasformata in una nuova “terra dei fuochi”.

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