Protagonista nella storia

Una convergenza eccezionale di ricorrenze, di anniversari e di nuovi avvenimenti ha scandito le ultime settimane di questa primavera incandescente che ha visto ancora una volta Giovanni Paolo II sfidare, incurante di sé, il peso degli anni e della malattia per continuare il suo pellegrinaggio di testimonianza e di magistero nel mondo. Il 13 maggio del 1981, ventidue anni fa, assistevamo impietriti all’attentato in piazza San Pietro. Era la festa della Madonna di Fatima e fu generale la sensazione che questo papa ci venisse tolto e ridato miracolosamente, come nella profezia che si stava compiendo, rinvigorito dal suo stesso sangue, per quella grande missione che avrebbe dovuto completare. Lo abbiamo visto da allora, animato da una forza nuova che traeva dall’alto e che pareva crescere con fase inversa rispetto al declinare del vigore fisico, perché forza tutta morale. Stagione dopo stagione, eccolo arrivare il 18 dello scorso mese a festeggiare il suo ottantatreesimo compleanno, nel venticinquesimo anno, questo terzo del nuovo millennio, giubilare del suo pontificato. Ai partecipanti al congresso indetto dalla Pontifica università lateranense per celebrare questa ricorrenza, Giovanni Paolo II stesso ha voluto sintetizzare il percorso compiuto “in un perenne servizio alla verità dell’uomo”. Lo ha detto riferendosi a quanti hanno a cuore il messaggio del vangelo, faro di luce per ogni uomo nelle diverse situazioni in cui si trova a vivere, e dunque alla chiesa tutta; ma noi abbiamo visto in questo profilo stagliarsi altissima la sua figura. Certo la storia è cambiata in questo volgere di anni nei quali Giovanni Paolo II si è mosso sempre da protagonista. Se proprio oggi si viene completando il disegno di un’Europa unita, non più dimezzata, ma arricchita di ogni sua componente etnica e culturale per la presenza di quasi tutti i popoli che la abitano, lo si deve non solo alla sua profezia, ma al suo impegno concreto nel gettare ponti, lui primo papa slavo, verso le genti orientali del vecchio continente. Ma il suo disegno missionario è andato ben oltre questi confini, avendo egli in questi anni visitato i più remoti angoli della Terra. Ed ecco che con il recente viaggio in Croazia ha raggiunto un altro traguardo.Quello del suo centesimo viaggio pastorale.”In tutti questi viaggi – potrà dire – mi sono sentito pellegrino in visita a quel particolare santuario che è il popolo di Dio” Scorrono davanti a me in questo momento gli innumerevoli incontri vissuti e tutti i partecipanti: tutti vorrei ancora una volta abbracciare, a tutti riaffer- mare l’amore e la preghiera del papa, tutti nuovamente invitare a spalancare le porte a Cristo!”. E noi stessi, che questi viaggi abbiamo potuto seguire almeno mediaticamente, alcuni di persona, torniamo a commuoverci davanti ad una così immane testimonianza che la memoria recente ci consente di rivivere. Abbiamo anche noi, con il papa, potuto conoscere più da vicino la vita delle comunità cristiane nei diversi continenti, le loro attese, difficoltà, sofferenze e gioie. Partecipare alla sua predilezione per gli ultimi, al lancio di una nuova evangelizzazione affidata in particolare ai movimenti, alla sua ansia di unità dei cristiani, allo straordinario impulso impresso al dialogo interreligioso, perché, come egli stesso ci ha ricordato, la chiesa è al servizio dell’uomo. Di ogni uomo. Una testimonianza, questa, che forse mai abbiamo vista così attenta, risoluta, quasi ostinata nel difendere la pace, come in questi giorni in cui ha dichiarato guerra a tutte le guerre e alle cause profonde che le generano. “La guerra è totalmente inaccettabile” appartiene al tragico passato della storia, non può trovare posto nei progetti dell’uomo per il futuro”. Certo è che questa nostra storia contemporanea, dominata da enormi contrasti e pervasa da ancor più grandi speranze, non mancherà di annoverare questo papa fra i suoi maggiori protagonisti. Noi lo guardiamo già come il più grande.

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