Promessi sposi d’Italia

Tra le infinite celebrazioni dei 150 anni dell’unità d’Italia, una delle più riuscite è stata la lettura di alcune pagine scelte de I promessi sposi.
Seconde generazioni

Spesso le grandi idee sono semplici, almeno a concepirle. E sono ancor più geniali quando al guizzo dell’intuizione s’accoppia la giustezza del fine. Tra le infinite celebrazioni dei 150 anni dell’unità d’Italia, una delle più riuscite e significative è stata la lettura di alcune pagine scelte de I promessi sposi affidata a un bel mix di giovani italiani “di seconda generazione” (vale a dire i figli di immigrati, nati o arrivati piccolissimi in Italia) e alcuni grandi protagonisti dello spettacolo e della cultura italiana.

 

Il capolavoro manzoniano, scelto non a caso perché è con esso che nasce di fatto la lingua italiana moderna, ha trovato così una nuova originalissima incarnazione: voci e volti che nella splendida cornice del Tempio di Adriano, nel cuore di Roma, hanno offerto un’istantanea, più efficace di mille parole retoriche, dell’essenza stessa dell’Italia odierna: una società arricchita e illuminata da un arcobaleno interrazziale ad un tempo variegatissimo e reso coeso da un comune senso d’appartenenza.

 

Il progetto, promosso e organizzato da Save The Children – Italia col decisivo apporto della giovane e dinamicissima Rete G2, è diventato anche un grande evento televisivo (grazie all’impegno di Rai Internazionale e Rai Storia). Spettacolo di parole e musica (con le fisarmoniche di Marco Lo Russo a sorvolare i classici della nostra storia musicale), di grande letteratura e d’amore per l’Italia: per ribadire alla società e alle istituzioni la legittimità a una piena cittadinanza di questi ragazzi.

 

Bastava ascoltarli per rendersi conto di quanto fossero italiani a tutti gli effetti: con le loro simpatiche inflessioni dialettali, le nostre identiche gergalità, e soprattutto l’amore per una Patria intesa prioritariamente come casa, luogo d’affetti e di ricordi. Alla riuscita dell’evento ovviamente hanno dato il loro contributo anche un bel po’ d’attori-tutor di gran nome: da Paola Pitagora (l’indimenticabile Lucia dello sceneggiato del ’67) a Remo Girone, da Niccolò Fabi a Neri Marcorè, e poi Claudia Gerini, Valerio Mastandrea, Claudio Santamaria e molti altri…

 

A dimostrazione di quanto bella e utile anche la televisione possa essere: quando la si usa non solo per intrattenere, ma come amplificatore d’idee, istanze e valori importanti.

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