Procreazione artificiale: considerazioni sulla nuova legge

Non è finita qui: troppo recente è l’esperienza della passata legislatura, che aveva visto l’approvazione da parte della Camera di una legge sulla procreazione artificiale abbastanza buona e condivisa, come dimostrarono allora diversi sondaggi, dalla grande maggioranza degli italiani. Il Senato poi la stravolse, introducendo decisioni di estremismo laicista lontane dalla sensibilità del paese e dalla stessa volontà della maggioranza dei senatori, colpevoli però, in molti, per la loro assenza nei momenti cruciali. Questa volta, sembra, le cose potrebbero andare diversamente, e finalmente dovremmo avere una legge, già in autunno, che metta ordine in una materia sulla quale ogni giorno si ripetono abusi e violazioni della dignità umana. L’obiettivo raggiunto dalla Camera è il risultato di molti fattori. Anzitutto, l’avere trovato nell’on. Dorina Bianchi dell’Udc, pur alla sua prima esperienza di parlamentare, una relatrice convinta e competente, sostenuta efficacemente da tutti quei deputati che avevano animato, nella precedente legislatura, l’azione del gruppo trasversale organizzato dalla Fondazione Toni Weber, gruppo che, su questa legge, era riuscito a raccogliere una maggioranza inedita, che sconvolgeva gli schieramenti. È ciò che ha caratterizzato anche la vicenda attuale della legge: l’essere, questa materia, talmente legata alla coscienza personale dei nostri rappresentanti, e al loro rapporto diretto con i cittadini che li hanno eletti, dasottrarsi alle direttive di partito. Se una cosa questa vicenda può insegnare, è proprio questa: che non tutto può entrare a far parte del programma di una coalizione; che esistono materie sulle quali la disciplina di partito, la convenienza del momento, devono tacere. La trasversalità dell’argomento non ha impedito però l’emergere di orientamenti prevalenti, all’interno dei singoli partiti. Su punti- chiave della legge, quali il riconoscimento dei diritti del concepito e il divieto della fecondazione eterologa, le differenze tra le varie culture politiche sono emerse chiaramente: a favore si sono schierati i partiti centristi – in entrambe le coalizioni – di ispirazione cristiana; ancora a favore Alleanza nazionale e la maggioranza di Forza Italia. Contro, la sinistra (con alcune eccezioni nei Ds), la componente laicista e ex socialista di Forza Italia, qualche esponente di An. Certamente la legge esprime, in molti punti qualificanti, una consonanza con la cultura cattolica. Ma non è stato un “voto cattolico”, come sostiene chi cerca di riportare la vicenda dentro schemi ormai superati: che i cattolici difendano la dignità della persona dal concepimento alla morte non deve stupire; positivo è che le loro ragioni – e non la loro fede – abbiano convinto molti altri, che cattolici non sono, a votare insieme a loro. Certamente, questo risultato deve molto all’azione di informazione e convincimento che, soprattutto nella passata legislatura, molti cittadini, appartenenti prevalentemente al Movimento Famiglie Nuove e al Movimento per la vita, hanno compiuto nei confronti dei deputati. Importante, insieme, l’accompagnamento costante dell’azione dei parlamentari da parte del Forum delle associazioni familiari e del Forum degli operatori sanitari cattolici. Ma vediamo i contenuti della legge e, anche, perché si è resa necessaria. Perché una legge? La fecondazione artificiale consiste nel produrre embrioni facendo incontrare l’ovulo femminile e gli spermatozoi all’esterno del corpo della donna. Il giudizio etico su questa tecnica non può essere positivo, perché non si limita ad aiutare l’atto naturale dei coniugi, in modo che esso arrivi al fine della procreazione; al contrario, è una tecnica sostitutiva dell’atto coniugale, il quale è, invece, atto personale, coinvolgente la totalità delle persone dei coniugi in maniera libera, responsabile ed esclusiva. Ciò significa che l’atto coniugale spetta solo ai due coniugi, e che l’inizio dell’esistenza di una nuova vita umana non dovrebbe essere separato dall’amore coniugale che la genera. La retta ragione imporrebbe dunque di non ricorrere alle tecniche di procreazione artificiale, e di rendersi disponibili, invece, all’adozione, cioè al dare dei genitori ai bambini che ne sono privi, piuttosto che cercare di dare, ad ogni costo, un bambino a degli aspiranti genitori: pur rispettando il profondo desiderio di un figlio, cui la natura spinge soprattutto la donna, bisogna affermare che non esiste un diritto al figlio, mentre esiste il diritto del bambino ad avere una famiglia. Ma la mentalità oggi prevalentemente diffusa non accetta questo ragionamento sano. L’alternativa si pone tra il lasciare campo libero a qualunque tipo di pratica, e il cercare di regolamentare la materia, operando nell’ottica della “riduzione del danno”: si cerca, cioè, di contenere nel minimo possibile le pratiche che, pur eticamente sbagliate, non si riesce a evitare, impedendo i fenomeni più gravi. Da questo punto di vista è positivo il riconoscimento, stabilito dal testo licenziato dalla camera, dell’obiezione di coscienza per il personale sanitario, cioè la possibilità di non prendere parte alle tecniche di procreazione artificiale. Teniamo conto che c’è chi non vorrebbe affatto una legge. In particolare, i centri che praticano le tecniche di procreazione artificiale hanno più volte insistito perché tutta la materia venisse lasciata ad un loro codice di autoregolazione. Ma l’uso delle tecniche di procreazione artificiale toglie il concepimento dall’ambito strettamente coniugale: chiama in causa la società, apre problemi di ordine tecnologico, economico, politico. Di conseguenza, diviene necessario l’intervento dello stato, allo scopo di garantire i diritti dei soggetti coinvolti – e in particolare quelli del concepito, che è il più debole – e di prevenire e reprimere eventuali abusi. La procreazione artificiale non può dunque essere lasciata alle sole scelte individuali – come vorrebbero gli ultra-individualisti e coloro che lucrano sul desiderio di figli -, ma dev’essere regolata dalla legge. Aggiungiamo che, di fatto, si accede facilmente alla fecondazione artificiale, anche prima di avere realmente accertato la sterilità della coppia. È importante sottolineare che la fecondazione artificiale non è una terapia della sterilità, non cura nulla: al contrario, favorisce l’abbandono delle ricerche per curare la sterilità. Non si può dunque sostenere che la fecondazione artificiale sia un atto terapeutico, per farla finanziare dal servizio sanitario nazionale; giustamente, il testo licenziato dalla Camera ha recepito questo punto di vista. La sorte degli embrioni Per embrione si intende la cellula uovo fecondata, a partire dalla penetrazione dello spermatozoo nella cellula uovo. L’embrione è un essere umano: di potenziale ha solo lo sviluppo che continuerà, del resto, anche dopo la nascita. Gli embrioni prodotti artificialmente vengono congelati, ed impiantati a più riprese nella donna finché non ottiene una gravidanza. Raggiunto questo obiettivo, gli embrioni rimanenti vengono distrutti, o utilizzati per esperimenti. In Italia esistono attualmente – secondo i dati del ministero della Salute che, a legge approvata, organizzerà un nuovo censimento – oltre 25 mila embrioni congelati. Solo 250 sono quelli formalmente disconosciuti; ma gli embrioni abbandonati sono certamente molti di più, dato che spesso la coppia che ha ottenuto il figlio si disinteressa dei propri embrioni risultati in soprannumero. L’articolo 1 della legge approvata dalla Camera riconosce i diritti di tutti i soggetti coinvolti, sottolineando quelli del concepito. Questo riconoscimento della dignità giuridica dell’embrione porta ad importanti conseguenze. Anzitutto, la legge stabilisce che non si possano produrre più di tre embrioni per volta, e che debbano essere immediatamente impiantati nella donna. Ne risulta vietata la crioconservazione (congelamento), ad eccezione dei casi in cui qualche emergenza imprevedibile (legata, in genere, alla salute della donna) renda impossibile l’impianto immediato. In futuro, dunque, non si produrrebbero più embrioni in soprannumero. La legge inoltre prevede che gli embrioni disconosciuti possano, per così dire, venire adottati dalle coppie che ne hanno i requisiti, per dare loro la possibilità della nascita. Altre conseguenze importanti sono il divieto di clonazione, di selezione eugenetica, di manipolazione e sperimentazione sugli embrioni, di aborto selettivo (al quale si ricorre nel caso che attecchiscano più embrioni); è consentito soltanto l’intervento terapeutico che abbia come scopo la salute dell’embrione sul quale si interviene. Fecondazione omologa ed eterologa Quando l’embrione viene ottenuto attraverso le cellule germinali della coppia che ne fa richiesta la fecondazione è omologa. Pur essendo un atto sostitutivo dell’unione coniugale, l’omologa salva almeno l’identità della famiglia. Si chiama invece eterologa quando gli spermatozoi, l’ovulo, o l’embrione vengono forniti da uno o più donatori esterni. In questo caso, viene violato il diritto del bambino a conoscere i suoi genitori biologici, perché al donatore viene garantito l’anonimato. Ma il bambino ha diritto anche a crescere con i genitori biologici; c’è chi sostiene, per giustificare la fecondazione eterologa, che questo diritto non viene assicurato nei casi di adozione; si può rispondere che fecondazione eterologa e adozione sono casi del tutto diversi: l’adozione si giustifica col diritto di un bambino di avere dei genitori, e dunque ripara ad un danno subìto dal bambino; l’eterologa crea invece, deliberatamente, una situazione anomala per il bambino. Inoltre, poiché è possibile donare il seme più volte, si rischia, in futuro, di avere matrimoni tra consanguinei da parte di padre. Possono sorgere anche, col passare degli anni, conflitti tra i coniugi, se solo uno dei due è il genitore biologico. Di estrema pericolosità è il rischio di una selezione del seme: già oggi infatti è possibile scegliere le caratteristiche del donatore, anche attraverso Internet. La Camera ha vietato la fecondazione eterologa. Fecondazione artificiale e matrimonio La Camera ha vietato l’accesso alla tecniche procreative ai single e alle coppie omosessuali; lo ha consentito, invece, alle coppie non sposate. Non si può concordare con quest’ultima scelta: il bambino ha diritto a nascere e a crescere in una famiglia nella quale i genitori, attraverso il matrimonio, abbiano assunto pubblicamente delle responsabilità sia tra di loro che nei confronti dei figli. A nostro avviso lo stato – dato che è chiamato in causa – ha l’obbligo di assicurare al bambino le migliori condizioni famigliari; e l’esistenza del vincolo matrimoniale è un requisito essenziale della serietà delle intenzioni dei genitori. Rimane inoltre il rischio che, sotto il paravento della “coppia di fatto”, possano ottenere un figlio anche coppie omosessuali, o singoli, che dichiarino, mentendo, di convivere stabilmente; c’è da sperare che nel corso dei colloqui informativi, che la legge prevede per ammettere una coppia alla procreazione artificiale, sia svolta una adeguata indagine sulla situazione della coppia stessa. È questo un forte limite della legge; che però, sul versante dei diritti del bambino, proibisce l’inseminazione post mortem, gli “uteri in affitto” e le “mamme nonne”. In conclusione, dobbiamo prendere atto che viviamo in una società nella quale agisce l’abitudine ormai consolidata ad ottenere tutto ciò che la tecnologia e il denaro mettono a disposizione. La legge approvata dalla Camera cerca di limitare i danni provocati da un fenomeno negativo. Ma questa legge non può intervenire sulle cause del fenomeno; sulle quali, invece, si dovrebbe aprire un approfondimento serio. Bisognerebbe chiedersi, ad esempio, perché molte donne arrivino a pensare alla maternità dopo i trent’anni, quando la loro fertilità tende a diminuire; e bisognerebbe capire come intervenire su un sistema economico, sociale e culturale che non favorisce le gravidanze in età giovanile, che impone alla donna la rinuncia ad avere figli quando sarebbe il momento, pena l’esclusione dal lavoro e da una carriera dignitosa. Un sistema che non aiuta le famiglie, ma che, anzi, rovescia su di esse compiti improbi e pesi che altri dovrebbero portare. Il dibattito sulla procreazione artificiale dimostra come, ormai, soprattutto a livello politico si sia persa, in gran parte, la capacità di ragionare sulle cause, di mettere in discussione l’insieme del nostro modo di vivere. È certamente più comodo accettare il sistema così com’è: lo stesso sistema che produce sterilità, produce anche lo sviluppo squilibrato, i ricchi e i poveri, il debito internazionale, le guerre per il controllo delle fonti energetiche. Fa impressione che le culture politiche oggi prevalenti si occupino dell’uno o dell’altro degli aspetti di questo sistema, o dei dell’uno o dell’altro dei suoi effetti, senza avere più la capacità di ragionare sull’insieme. La loro incapacità di dialogare e di incontrarsi, porta alla frammentazione dell’azione, alla debolezza della politica di fronte alle situazioni imposte, al di fuori di ogni legge, dall’economia. La politica, poi, interviene sulle briciole. E che la briciola sia di destra o di sinistra appare, francamente, irrilevante. Dorina Bianchi perché si alle coppie di fatto Medico radiologo, è alla sua prima legislatura nell’Udc. È stata relatrice della legge sulla procreazione artificiale. On. Bianchi, le sue personali convinzioni si rispecchiano nella legge, o ci sono dei punti che avrebbe voluto diversi? “Il testo esprime quello che anch’io penso. Contiene dei valori etici che in gran parte rappresentano punti in comune tra laici e cattolici” Lei concorda anche sull’aver consentito alle coppie di fatto l’accesso alle tecniche procreatiche? “Sì, condivido anche questa decisione. Penso soprattutto a molte coppie di fatto che sono tali per necessità, e non per una scelta ideologica. Si tratta spesso di coppie alla loro seconda esperienza, in attesa di divorzio, le cui pratiche possono essere molto lunghe: si sposerebbero, se potessero farlo. Sono a volte persone non più giovanissime: non mi sembra giusto escluderle dalla possibilità di avere dei figli”. Non crede che molte coppie di fatto abbiano semplicemente scelto di non sposarsi, svalutando l’importanza del legame matrimoniale? “Certamente sì. Ma penso alle molte altre di cui ho parlato. Penso che una coppia di fatto che chiede di avere un figlio con questa metodica dimostri una certa sensibilità, sia fortemente motivata; lo stesso desiderio di avere un figlio, la disponibilità ad utilizzare delle tecniche che, per la donna, sono pesanti, la disponibilità ad affrontare spese in comune, mi sembrano manifestazioni di serietà e della volontà di assumere insieme un impegno duraturo. Non è certamente una coppia che pensa di lasciarsi “ Riduzione del danno La coscienza del credente di fronte ad una legge imperfetta L’enciclica Evangelium vitae, riferendosi al caso di una legge abortista, sostiene che, se non fosse possibile scongiurare o abrogare una tale legge, un parlamentare potrebbe dare il proprio sostegno a proposte “mirate a limitare i danni di una tale legge e a diminuirne gli effetti negativi sul piano della cultura e della moralità pubblica. Così facendo, infatti, non si attua una collaborazione illecita a una leggeingiusta; piuttosto si compie un legittimo e doveroso tentativo di limitarne gli aspetti iniqui” (n° 73). L’enciclica richiede però che il parlamentare abbia reso nota la sua “personale assoluta opposizione all’aborto”. Tale indicazione della Evangelium vitae relativa all’aborto, è da ritenersi applicabile anche all’attuale legge sulla procreazione artificiale. La dottrina cattolica non accetta neppure la fecondazione artificiale omologa; il testo licenziato dalla Camera, inoltre, equipara le coppie di fatto a quelle unite da matrimonio, sminuendo in tal modo l’importanza del legame coniugale e introducendo confusione nell’idea di famiglia. Nonostante ciò, appaiono di grande rilievo tutti gli altri contenuti positivi della legge. Sono dunque da sostenere quei parlamentari – cattolici e no – che si sono prodigati per l’approvazione di tale testo, dichiarando anche pubblicamente il loro diverso pensiero sui punti della legge che risultano in contrasto con la dottrina cattolica e con la retta ragione. La posizione di alcuni cattolici i quali, anche nella passata legislatura, si sono opposti all’approvazione di una legge che non rispecchi totalmente i princìpi della fede e che, addirittura, si sono prodigati nel mettere i bastoni tra le ruote ad altri cattolici che – in accordo con la chiesa – cercavano responsabilmente di operare per il meglio, appare dunque, alla luce della Evangelium vitae, decisamente da respingere.

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