Procida, ponte di dialogo

Non una grande città, ma una piccola isola è stata scelta come Capitale italiana della cultura 2022. Le motivazione affondano nel passato e si propagano nel suo significativo presente
Procida

Quando Alphonse de Lamartine nel 1852 pubblicò il romanzo Graziella, ambientato nell’isola di Procida, non avrebbe mai immaginato che la piccola isola, punto invisibile sulla carta geografica del golfo di Napoli, dove lui giunse nel 1811, grazie a quel suo piccolo libro, sarebbe diventato un luogo conosciuto e amato.

Lamartine, senza saperlo, favorì il richiamo sull’isola di cittadini europei: era la virtù dell’arte letteraria che planava sulla piccola isola marinara, già rinomata per la genialità artigianale.

Da sempre infatti il popolo di Procida si era dedicato alla costruzione di barche e di velieri fra i più imponenti della marineria del Regno di Napoli. Come tutti i paesi costieri del Mediterraneo anche Procida fu vittima della pirateria, e si difese con la fede e rinsaldando l’unione di pensiero e di cuore. Nel periodo rivoluzionario, invece, quando l’ideologia repubblicana si oppose alla monarchia, ci fu il grande buio. Procida smarrì la coesione interna e fu colpita dalla violenza borbonica che fece cadere su Procida la sua scure. L’albero della libertà, innalzato davanti al Santuario di Santa Maria delle Grazie, divenne il 1 giugno 1799 albero dell’impiccagione per 16 cittadini. Ancor più, quando il grande Palazzo d’Avalos, palazzo reale, posto nel centro della Procida storica, fu trasformato nel 1830 dal re in ergastolo, preambolo del vasto progetto di trasformare tutta l’isola nel più grande ergastolo del Regno. La storia, per fortuna, volle altrimenti e Procida in silenzio pianse i morti e rivendicò la pace tradita, la solidarietà spezzata, la ripresa del commercio col mondo.

Dopo Lamartine, altri scrittori, altri artisti la conobbero e l’amarono, trovando sull’isola l’ispirazione e lasciandoci pagine straordinarie. Non possiamo non ricordare Elsa Morante, che vi giunse con suo marito Alberto Moravia nel dopoguerra e qui scrisse la sua celebre Isola di Arturo, e Massimo Troisi che trovo a Procida l’ispirazione per il famoso film Il postino.

Procida

Scrigno misterioso e magico, nonostante le sue fragilità, Procida continua oggi a offrire i suoi aspetti antitetici che la rendono unica e attrattiva: incontaminata e arresa, timida e austera, antica e moderna, poetica e narrativa, sconvolta e raccolta. Tutto questo in una cornice paesaggistica che tocca vertici e abissi: dalla fantasmagorica Corricella, alla umbratile e severa oasi di Protezione naturale dell’isolotto di Vivara, sede degli antichi Micenei, che nella sua silente solitudine sembra voler proteggere la grande sorella pullulante di vita, quasi a volerla difendere da ogni tentazione di mistificazione.

Culla, luogo di vita e di lavoro, laboratorio per uomini e donne di ogni paese e cultura, Procida riesce ancora a gettare ponti di dialogo, ed essere significativo esempio di integrazione e accoglienza. In un panorama italiano non sempre prodigo, 38 migranti africani rifugiati, hanno ritrovato nell’isola la serenità perduta nella loro patria. Forse è stata questa aspirazione alla dimensione di fraternità universale presente nell’isola che ha permesso al ministro Dario Franceschini il 18 gennaio 2021 di proclamare Procida Capitale della cultura italiana 2022.

Non una grande città ma solo una piccola isola che a partire dalle proprie fragilità e ferite della storia ha aperto i suoi porticcioli all’umanità che la circonda, creando sinergie virtuose nella consapevolezza che oggi non ci si salva da soli, ma insieme.

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