Primavera di santità

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Domenica 16 maggio. Piazza San Pietro appariva inondata di luce in una splendida primavera. Sei cristiani, seguaci del vangelo, discepoli e discepole di Cristo, erano proclamati santi. Il papa riconosceva il loro esempio e li proponeva come modelli di vita per gli uomini di oggi, in questo incerto inizio del terzo millennio cristiano. Anche se in questi ultimi anni siamo stati abituati a vedere tante volte la stessa immagine, quasi col pericolo di non apprezzare abbastanza il significato ecclesiale di una canonizzazione, quei sei ritratti giganteschi che ornavano la facciata della basilica di San Pietro mostravano volti di santità amabile ed attraente, ed erano una profezia di speranza. per tutti. Lo Spirito continua a rendersi misteriosamente presente nella storia, agisce nei cuori e rinnova il mondo con la forza della giovinezza del vangelo. I santi sono questa radiosa primavera dove germogliano le primizie dello Spirito. Hanno fatto sentire la forza del vangelo durante la loro vita. E la fanno sentire, ancora una volta, al momento del riconoscimento ufficiale della loro santità. Una santità che per essere proclamata dal papa non solo esige la chiara percezione di un cristianesimo vissuto con un’alta coerenza, frutto della grazia, ma ora porta anche sul loro volto il sigillo di Dio, attraverso i miracoli operati per la loro intercessione. I santi proclamati dal papa il 16 maggio non erano del tutto sconosciuti, brillavano con una luce propria. Fra loro c’erano alcuni esempi di una tipologia alquanto inedita della sanità. Un grappolo di santi, a cavallo fra i secoli XIX e XX, rappresenta sempre una manifestazione evidente di una chiesa che anche in periodi apparentemente oscuri della storia continua ad essere lievito del mondo. Abituati come siamo ad un’immagine alquanto stereotipa dell’iconografia dei santi, risultava piuttosto nuova l’immagine di una mamma santa con la sua bambina fra le braccia. Era Gianna Beretta Molla (1922- 1962), sposa, madre, medico; un esempio di coerenza morale cristiana nel sacrificio della propria vita per la nascita della figlia, presente in quel momento in Piazza San Pietro. Era anche bella la figura di un monaco libanese, Nimatullah Kassab Al-Hardini (1808-1858), raffigurato in ginocchio con le mani alzate in preghiera, autentico rappresentante di una spiritualità che non è mai venuta meno nella chiesa, quella del monachesimo orientale, dove la preghiera continua e la paternità spirituale si fondono con la popolarità di questi uomini di Dio che attirano moltitudini, non solo cristiane. E poi ancora una donna singolare, Paola Elisabetta Cerioli (1816-1865) che ha percorso nella forte terra bergamasca gli stati di vita di una discepola del Signore: sposa, madre, vedova, fondatrice… Per approdare a dare vita ad un’opera di Dio in favore della famiglia, con due istituti di religiose e di religiosi. La creatività dello Spirito non si lascia attendere. Anzi continua a stupirci attraverso la sua presenza nella storia della spiritualità, che è storia dell’azione dello Spirito attraverso i santi, e costituisce la parte meno visibile ma la più autentica della storia della chiesa e della sua incidenza nella vita e nella cultura. Ed ecco gli altri tre grandi fondatori. Per l’Italia il già notissimo Luigi Orione (1872-1940), fondatore degli orionini e grande apostolo della carità; e Annibale Di Francia (1851- 1927), fondatore dei rogazionisti, che tanta influenza ancora hanno qui da noi: due personaggi di grande respiro per la loro passione per Cristo, la chiesa, le vocazioni, i poveri. E per la Spagna, nella terra di Catalogna, Josep Manyanet (1833-1901), vero apostolo della famiglia, incantato dal mistero di Nazaret, la vita nascosta di Gesù con Maria e Giuseppe, un modello per la chiesa-famiglia e per la famiglia nella chiesa. In occasione di questo evento ecclesiale sono state riproposte con un senso misto di curiosità le statistiche delle beatificazioni e canonizzazioni di questo papa che certamente ha battuto tutti i record precedenti. Eppure, ad un osservatore attento non deve sfuggire che il messaggio di Giovanni Paolo II nel proporre con forza e costanza l’esempio della santità va oltre la statistica. Nella moltitudine di testimoni della vita cristiana, illuminati nei loro volti dalla Madre chiesa che sente la gioia della santità dei suoi figli, occorre cogliere alcuni messaggi d’attualità. In questi discepoli ed apostoli del vangelo la santità diventa davvero universale, nel tempo e nello spazio; varia nelle culture e nelle vocazioni; concreta nelle diverse età e nella varietà degli stati di vita; esemplare nella quotidianità della carità che si fa storia nel mondo. Ed è una storia che costruisce una vera cultura ed è espressione di umanesimo cristiano. Con i suoi santi, la chiesa propone una storia di riconciliazione e di pace, e fa vedere una fratellanza dello spirito che è motivo di speranza anche per noi. Sullo sfondo della attualità del nostro mondo nel quale guerra e terrorismo sembrano segnare una logica d’impotenza ed una strada senza uscita, Giovanni Paolo II ha voluto additare questi santi come artefici e testimoni di pace. Lo ha detto significativamente all’inizio della sua omelia: La pace vera è frutto della vittoria di Cristo sul potere del male, del peccato e della morte. Quanti seguono Cristo diventano testimoni e costruttori della sua pace. In questa luce mi piace contemplare i sei nuovi santi che la chiesa addita oggi all’universale venerazione . Santi della pace nella carità e nella giustizia, per una chiesa che non si rassegna alla logica dell’odio e della guerra, ma è segno di fraternità e di riconciliazione fra tutti i popoli. , , ,

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