Presidenziali in Kenya, confermata la vittoria di Ruto

Il verdetto unanime è stato emesso da Martha Koome, presidente della Corte suprema, composta da sette membri.
William Ruto (AP Photo/ Sayyid Abdul Azim)

La Corte Suprema del Kenya ha confermato la vittoria dell’ex vicepresidente William Ruto alle elezioni presidenziali del 9 agosto, dopo essersi pronunciata su una serie di petizioni presentate dal suo più diretto sfidante Raila Odinga.

La sentenza pone fine a una lunga disputa elettorale iniziata dopo la chiusura delle urne il mese scorso.

Ruto, 55 anni, ha vinto con il 50,49% dei voti contro il 48,85% del suo rivale Raila Odinga, come annunciato ad agosto dalla Commissione elettorale indipendente e per i confini (IEBC).

L’annuncio dei risultati è poi sfociato nel caos, in un processo elettorale controverso, quando quattro membri della commissione elettorale li hanno respinti, dichiarando il conteggio “opaco”.

Odinga, 77 anni, ha poi contestato i risultati presso la Corte Suprema, sostenendo che alcuni hacker avevano avuto accesso al sito web dell’organismo elettorale, sottraendo i suoi voti e aggiungendoli a quelli di Ruto, oltre a denunciare altre irregolarità.

Il suo partito, la coalizione Azimio La Umoja (Aspirazione all’Unità), ha affermato di avere prove sufficienti nella petizione per dimostrare la cattiva condotta della commissione elettorale dopo le elezioni del 9 agosto.

Tuttavia, la Corte Suprema ha respinto le otto petizioni che contestavano le elezioni, ritendo che alcune di esse fossero basate su documenti falsificati e “informazioni sensazionalistiche”.

Martha Koome, pronunciando la sentenza che ha portato Ruto alla presidenza, frutto della decisione unanime dei sette giudici, ha dichiarato che la Corte non ha trovato alcuna prova di manomissione dei risultati attraverso l’hackeraggio e che la “IEBC ha effettuato la verifica, il conteggio e la dichiarazione dei risultati in conformità con la legge costituzionale prevista”.

Il team legale di Odinga aveva chiesto alla Corte di dichiararlo vincitore o di ordinare una nuova elezione. È la quinta volta che Odinga si candida e la terza che contesta la sua sconfitta alle elezioni presidenziali attraverso la Corte Suprema, avendo avviato una causa dopo le ultime due elezioni del 2013 e del 2017.

Nel 2017, la Corte Suprema ha emesso un verdetto storico quando ha ordinato una rielezione, che è stata boicottata da Odinga, il quale ha nuovamente perso contro l’allora presidente in carica Uhuru Kenyatta.

Koome ha anche criticato l’organo elettorale del Kenya per la sua disfunzionalità, affermando che la commissione ha bisogno di “riforme di vasta portata”.

Sebbene queste elezioni siano state generalmente pacifiche, alcuni temevano che una sentenza contro Odinga potesse scatenare disordini tra i suoi sostenitori, dal momento che la campagna elettorale era in gran parte vista come la sua ultima possibilità di ottenere la presidenza. Il ciclo elettorale più letale in Kenya è stato quello del 2007, quando Odinga perse contro l’allora presidente Mwai Kibaki. Le violenze post-elettorali causarono più di mille morti e 600mila sfollati.

La sicurezza è stata stretta in vista dell’annuncio della Corte e le forze dell’ordine del Kenya sono in stato di massima allerta nelle aree del Paese in cui potrebbero scoppiare violenze.

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