Presepe e albero di Natale, a San Pietro si accende la speranza

La cerimonia di inaugurazione dei due tradizionali simboli di queste feste ci parla di resilienza e solidarietà
Presepe San Pietro
Papa Francesco davanti al presepe nell'aula Paolo VI

L’augurio di un Natale vissuto nel segno della pace e della fraternità, del dono e del desiderio di rinascita. Inizia così la cerimonia di inaugurazione del Presepe e dell’albero di Natale di Piazza San Pietro, che quest’anno si è tenuta nell’Aula Paolo VI a causa del maltempo. Una tradizione iniziata da papa Giovanni Paolo II che, nel Natale del 1982, volle che la rappresentazione del Presepe ai piedi dell’obelisco di Piazza S. Pietro fosse un annuncio forte della nascita del Salvatore, segno di speranza per il mondo. Da allora, alla destra del Presepe, ogni anno, viene eretto un abete donato al papa da una regione montana dell’Europa.

Il cardinale Fernando Vérgez Alzaga, presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, ha presieduto la cerimonia cui hanno partecipato suor Raffaella Petrini, segretario generale del Governatorato, e le delegazioni di Sutrio e Rosello, le località da cui provengono il presepe e l’abete bianco. Il cardinale Vérgez Alzaga, nel saluto iniziale, ha sottolineato come il presepe e l’albero provengano da due territori geograficamente lontani ma simili, entrambi di montagna, dove le comunità hanno mantenuto vivo il senso del Natale. A Sutrio il presepe «è di casa», le persone hanno una radicata tradizione cristiana, mantengono vivo l’annuncio di gioia del Natale come momento di comunione, amicizia, condivisione alimentata da gesti di fraternità.

Il presepe è frutto del lavoro di undici scultori del legno, artisti giunti da tutto il territorio del Friuli Venezia Giulia, che negli ultimi due anni si sono dedicati all’intaglio. La sostenibilità è il valore aggiunto dell’opera: nessun albero, infatti, è stato abbattuto per le statue, in legno di cedro, e la struttura, realizzata con 24 metri cubi di legno di larice.

La vita di una comunità, il senso di appartenenza sono raccontati dai personaggi del presepe: insieme alla Santa Famiglia, infatti, ci sono i falegnami, rappresentanti di tutti gli artigiani del paese di Sutrio; la pastora che porta una gerla, la cesta usata dalle donne in montagna, e la tessitrice, mestieri tipici della Carnia. C’è anche il Cramars, un commerciante ambulante che un tempo percorreva a piedi i villaggi con una cassettiera di legno sulle spalle per vendere i prodotti artigianali fatti dalla sua comunità. Era il simbolo di una economia di sussistenza che ha caratterizzato la zona della Carnia. Commerciava, attraverso il baratto, a favore di tanti, nel suo viaggio era ospitato dalle famiglie e con esse intesseva rapporti di amicizia e solidarietà. Accanto a loro, altri due personaggi: uno aiuta l’altro a risollevarsi per rimettersi in cammino versa la grotta, a esprimere il senso di solidarietà che caratterizza le comunità montane.

San Pietro
Papa Francesco riceve i Donatori dell’albero di Natale e del Presepio in Piazza San Pietro (Foto LaPresse)

I valori di una popolazione resiliente sono stati al centro dell’intervento del presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia, Massimo Fedriga, che ha sottolineato come il presepe sia il segno della collaborazione di un’intera comunità che tante volte ha sofferto e ha saputo rinascere: in occasione del terremoto, della pandemia, della tempesta Viara che quattro anni fa ha distrutto boschi e foreste. Per fare il presepe sono stati recuperati i frammenti della tempesta e, in particolare, per culla della Natività è stata utilizzata una radice che era stata sradicata dal terreno.

L’albero di Natale, un abete bianco di circa 30 metri di altezza, è arrivato da Rosello, in Abruzzo, un piccolo borgo montano in provincia di Chieti che conta 182 abitanti. Gli addobbi sono stati realizzati dai ragazzi della struttura residenziale riabilitativa psichiatrica “Il Quadrifoglio”, dai nonni del centro accoglienza anziani di S. Antonio di Borrello e dagli alunni delle scuole di Pizzoferrato, Quadri e Villa S. Maria. Il sindaco di Rosello, Alessio Monaco, ha evidenziato come questa attività corale sia stata l’espressione di quel senso vivo di comunità che è presente nei borghi abruzzesi.

Al termine della cerimonia, le parole di suor Raffaella Petrini che ha ricordato l’amore del Poverello d’Assisi per il Natale. «Anche noi – ha detto – di fronte al presepe e all’albero, siamo invitati a contemplare il mistero dell’incarnazione con lo stesso stupore di tanti santi». L’arte che si mette al servizio della fede è rappresentata dal presepe, l’albero rappresenta la vita eterna e la speranza della Risurrezione. Di fronte alla luce del Natale, ha concluso, «auspichiamo che in questo tempo in cui la pandemia, la guerra e la crisi economica stanno mettendo a dura prova l’umanità, ci accompagnino il sentimento di rinascita e il desiderio di autentica fraternità».

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