Premio Sahkarov 2016 a Nadia e Lamiya

Le due ragazze, di etnia curda e di fede yazida, sopravvissute al genocidio dell’agosto 2014, sono state premiate per il loro contributo alla lotta per i diritti umani nel mondo
Nadia_Murad_Lamiya_Aji_Bashar

Nadia Murad e Lamiya Bashar, 23 e 19 anni rispettivamente, sono le vincitrici del Premio Sahkarov 2016 per la libertà di pensiero. Il premio, assegnato dal Parlamento Europeo, è stato istituito nel 1988 per ricordare il fisico e Premio Nobel per la Pace Andrej Sakharov e viene assegnato ogni anno a persone che abbiano contribuito in modo eccezionale alla lotta per i diritti umani in tutto il mondo.

 

Lo scorso anno il premio era stato attribuito al blogger saudita Raif Badawi, nel 2014 al medico congolese Denis Mukwege e nel 2013 a Malala Yousafzai, la ragazzina pakistana di 15 anni che voleva andare a scuola e che per questo aveva subito una feroce persecuzione.

 

Di etnia curda e di fede yazida, Nadia e Lamiya sono entrambe originarie di Kocho, nel Sinjar irakeno, 120 Km ad Est di Mosul, non lontano dal confine siriano. Nell’agosto 2014 la regione fu invasa dai jihadisti dell’ISIS, che in pochi giorni vi massacrarono almeno 5.000 persone inermi, accanendosi in modo particolare sugli yazidi, dichiarati blasfemi adoratori del diavolo.

 

La fede yazida, diffusa particolarmente fra i curdi, è una religione molto antica, le cui origini risalgono ad un’epoca precedente alla nascita dell’Islam. Gli yazidi sono da sempre perseguitati e molti di loro, forse 40.000, vivono oggi in Germania.

 

Dopo il genocidio dell’agosto 2014, donne e bambini vennero ridotti in schiavitù e venduti o regalati ai militanti dello pseudo Stato Islamico. Nadia, dopo l’uccisione di sei fratelli e della madre, venne destinata ad essere una schiava sessuale. Anche Lamiya è stata sfruttata come schiava sessuale assieme alle sue sei sorelle. Venduta cinque volte tra i militanti, dopo il massacro dei suoi fratelli e di suo padre, è stata anche costretta a fabbricare bombe e corpetti suicidi per i kamikaze.

 

Nel novembre 2014 Nadia è riuscita a fuggire, con l’aiuto di una famiglia di vicini, rifugiandosi nel kurdistan irakeno e successivamente in Germania. Lamiya, dopo numerosi tentativi, nell’aprile 2015 è riuscita a rifugiarsi nel territorio controllato dai curdi, con l'aiuto della sua famiglia. Al momento di attraversare la frontiera, però, è stata inseguita ed è finita su una mina, che è esplosa uccidendo i suoi due compagni di fuga e lasciandola ferita e quasi cieca. Nonostante tutto è riuscita a scappare ed è arrivata anche lei in Germania dove è stata curata e si è ricongiunta con i suoi fratelli e sorelle sopravvissuti.

 

Nel dicembre 2015, Nadia ha preso la parola dinanzi al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite raccontando la sua esperienza. Nel settembre 2016 è diventata la prima ambasciatrice di buona volontà dell'ufficio ONU contro la droga e il crimine, impegnandosi per la dignità dei sopravvissuti alla tratta di esseri umani. Un mese fa il Consiglio d'Europa le ha conferito il premio Václav Havel per i diritti umani.

 

Dopo la guarigione, Lamiya si è adoperata per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla terribile condizione delle comunità yazide e continua ad aiutare donne e bambini vittime della schiavitù e delle atrocità dell'ISIS.

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