Il premio “Beato Padre Pino Puglisi”

Al Teatro Politeama di Palermo si è celebrata la 15° edizione del Premio Internazionale intitolato al beato parroco di Brancaccio, dedicato ai giovani costretti a migrare per realizzare i propri sogni

Palermo si va preparando per il santo Natale, fra luminarie, mercati “cioccolatosi” e palazzi addobbati. Fra questi, il teatro Politeama, casa l’altra sera di uno straordinario evento, che è stato seguito da tutte le diocesi d’Italia in diretta streaming: la XV edizione del Premio Internazionale “Beato Padre Pino Puglisi”, condotta, quest’anno, dal vice direttore della Tgr Rai Roberto Gueli e la giornalista Alessandra Turrisi, con la partecipazione di vari e preziosi artisti del territorio (come il cabarettista Roberto Lipari) e dell’arcivescovo della metropoli palermitana, don Corrado Lorefice.

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Con emozione, si è ricordato, anzitutto, padre Pino Puglisi, prete dell’antimafia ed educatore di generazioni di giovani innamorati, come lui, della vita, desiderosi di riscatto sociale a cui soleva ricordare «se ognuno fa qualcosa, si può fare molto». Padre Pino è stato assassinato, ricordiamo, col sorriso sulle labbra (consapevole della sua probabile fine, per mano d’altri, ossia Cosa nostra), il giorno del suo compleanno (compiva 56 anni) il 15 settembre del 1993, ed è stato beatificato, al Foro Italico di Palermo, il 25 maggio del 2013, fra centomila fedeli che inneggiavano, tramite lui, alla bellezza della legalità, della giustizia, dell’onestà, del vivere con Cristo e per Cristo per il mondo intero. In fase di costruzione, nei terreni di Brancaccio confiscati alla mafia è il santuario a lui dedicato.

Rifacendosi al forte impegno evangelico e sociale di don Puglisi, dedito in special modo alla pastorale giovanile (giacché il desiderio del presbitero era proprio quello di togliere i ragazzi dalla strada e dalla malavita ereditata), un altro sacerdote, don Antonio Garau, con la viva speranza che soprattutto loro, i giovani, comprendano l’importanza del mettersi in gioco, sfruttando le proprie potenzialità sul territorio, ha ideato il Premio intitolato al beato parroco di Brancaccio. Con l’intento di gratificare, ogni anno, delle eccellenze d’animo; premiare, cioè, a livello internazionale, quelle persone che, in vario modo, hanno lavorato, con costanza e dedizione, per “il bene”, prendendo seriamente l’umanità che a loro si rivolgeva, indossando i calzari delle sofferenze di molti, per ridare la pace del cuore.

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Per il 2019, 7 sono stati i premiati. Il primo è stato l’autore e giornalista Domenico Iannacone che ha ricevuto il riconoscimento per la sua «straordinaria capacità di porre l’essere umano al centro dei suoi racconti, entrando nel vissuto dell’esperienza altrui con garbo, discrezione e sincera partecipazione». Il secondo premiato, è stato Massimiliano Sechi, nato senza braccia e senza gambe, che ha scelto di fare della sua disabilità una risorsa, divenendo un “mental coach”, con l’intento d’aiutare gli altri a trovare la strada della felicità.

Terzo premiato, Gloria Pelizzo, medico chirurgo all’Ospedale dei Bambini di Palermo, la cui eco è arrivata lontano per aver avuto l’intuizione e il coraggio d’operare i bambini affetti da spina bifida ancora nel grembo materno e d’effettuare interventi di chirurgia robotica su lattanti e bambini di basso peso. La dottoressa Pelizzo ha commentato a noi di Città Nuova: «Ricevere questo premio è stata un’emozione fortissima, la stessa che provi quando percepisci d’essere amato, accolto per quello che sei… per me un segno tangibile della presenza viva di don Pino. Di lui ho letto molto, e pur non avendolo conosciuto di persona, lo sento vicino, per il suo essere “un uomo scomodo”, con la capacità di seminare in chi lo conosce quella sana inquietudine che fa del quotidiano un’occasione unica, imperdibile di vita, là dove nulla è per caso e tutto ha un significato anche quando passa attraverso un cammino di fatica e dolore. A lui devo il richiamo forte a guardare al proprio destino con la speranza, anzi la certezza che non siamo mai soli».

Tra i premiati anche il cardinale Ernest Simoni, che per aver professato la sua fede cristiana, è stato sottoposto in Albania a un duro regime carcerario durato 25 anni. E benché non proprio un ragazzino, è parso in sala a Palermo, un fiume in piena, arzillo e freschissimo, pieno di quella gioia che, conosciuta, ti trasforma per sempre, vestito nel tipico abito corale (color rosso porpora), che ha reso conto del suo essere non solo sposo di Cristo e della Chiesa, ma disposto anche al martirio, così come ha detto di lui anche il santo padre.

Il quinto premiato della serata è stato il magistrato Luigi Patronaggio, che ha avuto un legame profondo con padre Pino Puglisi, per aver gestito le indagini e una parte del dibattimento relative al suo omicidio. Ha giudicato quest’esperienza giudiziaria «una straordinaria avventura umana» in grado di dare importanza al concetto della dignità.

Ha ricevuto il Premio anche l’attrice Laura Efrikian, impegnata in Kenya con attività in favore della salute, dell’istruzione e dell’approvvigionamento idrico della popolazione locale, che nel maggio scorso ha vinto anche il premio “Eroe per i diritti umani”. Ultimo premiato a salire sul palco, infine, il giovane sacerdote Mattia Ferrari che ha accolto l’invito di papa Francesco ad accompagnare, a bordo della nave Mar Jonio, i migranti che popolano il mar Mediterraneo verso un percorso d’ospitalità e integrazione, con spirito di fratellanza e giustizia.

«Un po’ tutti dovremmo scegliere di vivere alla Pino Puglisi», ha detto monsignor Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo, presidente della Giuria del Premio. Non per ricevere, necessariamente, un premio o una beatificazione. Ma certi della validità di far semplicemente, bene, il proprio dovere, nella “professione” non sempre praticata “d’essere umani”; a immagine e somiglianza – per chi crede – anche di un Dio Padre che ha insegnato, col darsi volontario del suo unico figlio, ad amare e amarci gli uni con gli altri. Anche se ciò costa fatica, impegno, sacrifici o derisioni. La retta via, però, ripaga sempre. Va dritta verso la meta: il Cielo, adesso in terra.

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