Premia la strada più lunga

Delinquenza

Le rare volte che vedo il telegiornale con mia mamma, la sento plaudire quando le forze dell’ordine compiono un’operazione brillante. Poi si arresta, mi guarda e mi dice: «Ma dove li mettono?». Si riferisce agli ammanettati che compaiono sorridenti sullo schermo. Ogni sera ce n’è qualcuno, anzi troppi. Sembra quasi che l’Italia, invece di «una Repubblica fondata sul lavoro», sia una associazione a delinquere.

Penso di non essere il solo cittadino a rimanere turbato dal quotidiano stillicidio di ammazzamenti in famiglia, stragi nelle scuole, corruzioni… e mi fermo perché il lungo elenco purtroppo lo conosciamo. La risposta dello Stato e della società in genere sembra muoversi sulla linea repressiva: potenziamento delle forze dell’ordine, ronde, nuovi strumenti di indagine…

 

Ma ogni volta che sullo schermo vedo giovani che violentano e uccidono, episodi di bullismo, risse attorno agli stadi, professionisti che frodano e derubano, non mi domando come punire e correggere, ma cosa ho fatto perché non si giungesse a tanto. È la questione di quella famosa “emergenza educativa” da tutti conclamata e da pochi attuata. Ossia, non possiamo andare avanti con misure tampone per contenere i disastri civili e sociali, per quanto necessarissime. I preservativi contro l’Aids? Utili per contenere la pandemia, ma è proprio la via più adeguata? O non si dovrà prendere, invece di queste scorciatoie, la strada più lunga dell’educazione alla fedeltà coniugale, di un controllo dignitoso della sessualità? Reprimere il crimine? Certo, ma anche formare le coscienze per evitare che si delinqua.

Perché non investire in educatori, oltre che in poliziotti? Potenziare le esperienze di volontariato, i percorsi di cittadinanza attiva, gli oratori salesiani, i centri educativi parrocchiali, i gruppi scout? Perché no, al di là dello stereotipo “roba da oratorio”? Creare luoghi di conoscenza, di aggregazione, di dialogo, di amicizia tra gruppi di nazionalità diversa a livello di quartiere? Possiamo farcene portavoce presso le istituzioni. E poi elementari atteggiamenti nuovi da riscoprire e da far scoprire: la pazienza, la sopportazione delle persone odiose, il senso dell’humor che relativizza situazioni drammatiche… Semplici esempi di una “strada più lunga”, quella che sembra dare meno risultati nell’immediato, ma che porta più lontano.

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