Il mercoledì e il venerdì pomeriggio, nei locali del Centro Civico Ventrone (il cui utilizzo è stato concesso dall’amministrazione comunale), i ragazzi che, per tanti motivi, non amano la scuola, a Prato trovano il doposcuola “Romero”. Si insegnano tutte le materie, tutte quelle che sono ostiche al mattino nella scuola regolare: perché non si conosce bene la lingua italiana, o perché quella disciplina proprio non ci vuole entrare in testa, o perché, perché…studiare non sembra proprio affascinante oggi, in cui emerge ed è famosa gente che non sembra aver sudato sui banchi, approfondendo e preparandosi con serietà.
La città toscana è un territorio particolare: nella scuola dell’infanzia e primaria quest’anno i non italiani sono il 70%. Non sempre è facile studiare da soli, quando i genitori sono fuori per lavoro dal mattino alla sera. Qui al “Romero” il clima è diverso: l’esperienza è presente sul territorio da 7 anni e riconferma la sua validità, soprattutto a giudizio dei giovani utenti, dei loro familiari e dei loro docenti nelle scuole di provenienza. Il doposcuola “Romero” è iniziato nel 2018, con la firma di un “Patto di Comunità” fra Polis (ente del terzo settore, associazione di promozione sociale, che ha come finalità lo sviluppo della cittadinanza attiva, la prevenzione dell’abbandono scolastico e la creazione di eventi che promuovono l’integrazione) e la locale scuola media statale Don Milani, in testa a tutte le classifiche nazionali per disagio e situazioni al limite, ma caratterizzata anche da un corpo docente sensibile e aperto al nuovo.

Una delle riunioni di approfondimento fra tutor. Foto di Sandra Mugnaioni.
La collaborazione si è andata strutturando con piattaforme comuni fra scuola e polis, con continuo monitoraggio e feedback del lavoro svolto. I tutor erano inizialmente solo professori in pensione, che lavoravano volontariamente, ma poi questi non bastavano più e furono “arruolati” anche giovani universitari, pagati (non con cifre altissime) e soprattutto selezionati secondo criteri motivazionali. Questa convivenza fra tutor di diversa età permette di scegliere fra vari tipi di competenze, è un arricchimento reciproco, piace molto agli utenti ed è motivo di accresciuto punteggio al momento di partecipazione ai bandi: vincendoli, il doposcuola si finanzia, assieme a quanto ricevuto dalle scuole stesse e da “Prato, comunità educante”, finanziata dalla locale Cassa di Risparmio e, quest’anno, anche dall’associazione nazionale “Con i bambini”.

Lezioni personalizzate. Foto di Sandra Mugnaioni.
Sia i tutor anziani (per l’avanzare dell’età), che gli universitari (per il raggiungimento della laurea e il conseguente ingresso nel mondo del lavoro) sono soggetti ad un certo turn-over: per questo vecchi e nuovi vengono formati con una lezione di aggiornamento al mese su tematiche pedagogiche e di psicologia dell’età evolutiva. Spesso i neo-laureati, non solo in discipline inerenti all’insegnamento, inseriscono l’esperienza didattica nel doposcuola “Romero” nelle loro tesi di laurea o nei loro curriculum di lavoro, ricevendone plauso e punteggi aggiuntivi. Recentemente molti presidi e dirigenti scolastici della città chiamano il doposcuola per affidare casi difficili: l’insegnamento personalizzato, che favorisce la relazione e l’ascolto, facilita molte situazioni, anche in presenza di problematiche dell’apprendimento. I Patti di Comunità si sono estesi ad altri istituti, anche per gli ottimi risultati raggiunti dai ragazzi che frequentano il “Romero”. Gli organizzatori sono comunque sempre alla ricerca di nuovi tutor volontari, per poter accogliere altri ragazzi in difficoltà, le cui richieste (attraverso le loro scuole di origine), ogni anno aumentano.

Lezioni personalizzate. Foto di Sandra Mugnaioni.
Leggiamo quello che scrive Kaled, 18 anni, che ha conseguito quest’anno il diploma di perito chimico: «Ho cominciato a frequentare il doposcuola Romero in terza media. Tutto è andato benissimo all’esame conclusivo del ciclo. I problemi sono arrivati di nuovo in prima superiore, dove le mie origini pakistane, l’uso non perfetto della lingua italiana, la mia casa superaffollata mancante di spazi per studiare, le difficoltà oggettive di materie nuove e ostiche, mi hanno fatto sentire un alieno. Avevo lasciato il doposcuola fidandomi delle mie forze, ma ho chiesto di poter tornare. I docenti al “Romero” sono particolari: o sono giovani universitari, ancora con mille entusiasmi, con certe formule fresche fresche di studi, belli e pieni di vita, o sono vecchi prof. in pensione, saggi, pacati e pieni di esperienza, che non si spazientiscono mai, perché ne hanno viste di tutti i colori e hanno saputo come appassionarmi: quello che mi hanno insegnato è il succo del loro sapere, della loro vita, tanto di scegliere di spiegare ancora, volontariamente e senza compenso, a ragazzi non sempre facili, come me. Mi hanno accompagnato dalla terza media all’esame di maturità. Il mio diploma è per metà loro: ora lavoro in una ditta tessile come perito chimico e mio padre, operaio, è fierissimo di me».
