Porre fine alla guerra

Non passa giorno senza che il papa alzi la sua voce contro la guerra. Lo ha fatto in tutti i toni: di preghiera, di supplica, ma anche di severo ammonimento contro l’insensatezza di chi ha prodotto questa inutile strage. E i fatti gli danno ampiamente ragione. Il suo grido esprime con rara efficacia condivisione e pietà per tanto dolore e preoccupazione per il futuro. Non ultima la drammatica prospettiva che questa guerra divida e contrapponga fra loro le religioni, come già sta accadendo, quando, proprio dagli sforzi prodotti con il dialogo, cominciavano a maturare frutti insperati di comprensione reciproca e collaborazione. Rispetto, stima, condivisione vengono riscossi da Giovanni Paolo II universalmente. L’eco del mondo cattolico è unanime, come attesta la presenza sempre più numerosa della gente agli appuntamenti con la sua parola in Piazza San Pietro e ovunque ci si ritrovi per innalzare quella preghiera di intercessione a Maria che ha trovato nel suo invito alla recita del rosario forse la più diffusa applicazione. Nelle omelie della domenica il tema della pace è ricorrente, quasi d’obbligo. Ne ho sentita una che mi ha fatto riflettere su quante volte nella messa la pace richiesta a Dio e scambiata con i fratelli costituisca quasi la verifica del nostro rapporto verticale e orizzontale: frutto di quella carità che è il primo comandamento. Dibattiti, seminari e manifestazioni hanno dato risonanza a questa nuova coscienza per la pace. Fra i movimenti ecclesiali italiani è maturata, anche con il contributo dei giovani dei Focolari, una proposta di grande peso sul piano politico, in cui si chiede con forza ed urgenza un “cessate il fuoco” che ponga termine all’inutile strage in Iraq; la convocazione dell’Assemblea generale dell’Onu, per bloccare qualsiasi azione che preveda l’uso della forza al di fuori delle regole fondamentali stabilite dalla Carta delle Nazioni Unite; che il ritorno alla pace, il ristabilimento della democrazia e la ricostruzione dell’Iraq avvengano sotto l’egida delle Nazioni Unite; che l’Unione europea assuma un’iniziativa politica per porre fine alla violenza in Terrasanta e promuova una “Conferenza di pace” per l’intero Medioriente. Mai così vasta la mobilitazione. Lo abbiamo visto anche attraverso quell’osservatorio per noi privilegiato offerto dal Movimento dei focolari. “Quello che con il Santo Padre avremmo voluto che mai succedesse è avvenuto: la guerra in Iraq”. È Chiara Lubich che, con un suo messaggio al movimento, già il 20 marzo invita tutti a mobilitarsi per la pace: “Giovanni Paolo II – prosegue Chiara -, dopo aver messo in moto la settimana scorsa, ogni possibile iniziativa per salvare la pace, sgomento, si è ritirato a pregare. La nostra coscienza e il suo esempio ci spingono ora, in tutti i paesi dove siamo presenti a dar vita a manifestazioni in favore della pace”. Chiara invita soprattutto a moltiplicare le iniziative di preghiera, “perché si invochi l’aiuto di Dio verso un fenomeno, la guerra, dove non sembra essere assente il principe del Male”. La risposta è immediata e corale. “”Pace ora” – “Peace now”: la scritta a caratteri cubitali su un cartello azzurro è comparsa, con chiaro riferimento alla guerra in Iraq, davanti a Palazzo Chigi – trasmette una nota dell’Asca -. Autore della manifestazione è da qualche giorno l'”Avamposto di preghiera e testimonianza della pace”, un folto gruppo di aderenti al Movimento dei focolari di Roma che si dà appuntamento nella chiesa di San Bartolomeo, più nota come “dei Bergamaschi”. “Al termine di un intero pomeriggio di preghiere e meditazioni personali (che inizia alle 14,30) all’ora del vespro dopo la veglia e la messa, un gruppo di giovani esce sul piccolo sagrato e intona canti di pace. Una contestazione con il sorriso e con le buone maniere, ma che con tenacia ogni giorno richiama l’attenzione dei passanti invitati ad unirsi alle preghiere e ai canti”. Ma è da ogni angolo della Terra che ritorna un’eco che s’intona con questi appelli alla pace. Dalla Norvegia il 23 marzo: “Partecipiamo alla veglia di riflessione sulla pace nella moschea di Oslo: adulti e bambini, cattolici, luterani e musulmani. “Ci impegniamo con atti concreti, come accogliere chi è discriminato; perdonare; non coricarsi prima di essere riconciliati tra marito e moglie; chiedere scusa; sensibilizzare tutti al fatto che l’amore è più potente delle bombe”. Nelle Filippine il 26 marzo si è svolta a Manila una serata ecumenica di preghiera con pastori e laici di varie chiese, in un tempio metodista, e il 27 marzo una serata interreligiosa per la pace con amici di altre religioni: ebrei, musulmani, buddhisti. Iniziativa accolta con gratitudine specie dagli amici musulmani. Negli Stati Uniti a Chicago si è tenuta una cena di beneficenza presenti anche diversi musulmani. “Anche se la propaganda televisiva continua ad affermare che tanti sono per la guerra – scrivono -, assicuriamo che tantissimi non condividono queste decisioni politiche e militari e sono innumerevoli le dimostrazioni e le veglie di preghiera per la pace”. Dal Belgio si dà notizia di una iniziativa di riflessioni sulla pace davanti alla Basilica del Sacro Cuore, al centro di Bruxelles con rappresentanti di varie chiese e religioni. Molti i musulmani. Un momento di raccoglimento ripreso da una catena televisiva nazionale. I partecipanti desiderano ripetere questa esperienza allargandola. In Albania vari gruppi provenienti da diverse regioni hanno partecipato a Lezha ad una marcia per la pace che è partita dalla chiesa cattolica e si è conclusa alla moschea. Numerosa la partecipazione di cattolici e musulmani con varie autorità religiose e civili. In Austria sono stati coinvolti migliaia di giovani in decine di scuole: si raccolgono firme per la pace e si lasciano messaggi di testimonianza. In Egitto, al Cairo, veglia per la pace organizzata dai giovani dell’Azione Cattolica insieme a quelli del movimento. Vi hanno partecipato il vescovo siriano cattolico, sacerdoti, religiosi, giovani, famiglie, ragazzi. Scrivono: “In un clima di profonda e solenne preghiera, ogni pensiero, preoccupazione, giudizio cadevano ed erano offerti a Dio con una speranza nuova e con l’impegno ad essere operatori di pace”. In Brasile, a Vargem Grande Paulista, giovani e famiglie munite di striscioni hanno distribuito 8000 volantini con le parole della canzone del Gen Rosso: Speranze di pace. In Argentina, a Buenos Aires, si è partecipato ad una iniziativa della chiesa locale insieme ad alcune comunità evangeliche ed organizzazioni ebree e musulmane: è stata installata una “tenda d’incontro per la pace” nella Plaza de Mayo. Meditazione e preghiera dunque, ma anche riflessione culturale ed uno sforzo educativo e pedagogico sui temi della pace e dei rapporti internazionali. Convinti che la radice della vera pace va cercata nella fraternità. Ne abbiamo voluto sviluppare gli aspetti principali nello “speciale”, forse mai finora così ampio, di questo numero.

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