Politica della cura e vita delle persone

Dopo la pandemia per ripartire serve una politica che si occupi dei cittadini nella loro fragilità esistenziale, bisognosità, vulnerabilità.
(AP Photo/Lynne Sladky)

Chiara Lubich ha espresso un vero e proprio “inno alla politica” quando è arrivata a definirla “amore degli amori“. In un certo senso ha anticipato le filosofe della cura, Elena Pulcini, recentemente scomparsa, e Luigina Mortari.

«Il compito dell’amore politico è quello di creare e custodire le condizioni che permettono a tutti gli altri amori di fiorire: l’amore dei giovani che vogliono sposarsi e hanno bisogno di una casa e di un lavoro, l’amore di chi vuole studiare ed ha bisogno di scuole e di libri, l’amore di chi si dedica alla propria azienda ed ha bisogno di strade e ferrovie, di regole certe… La politica è perciò l’amore degli amori che fa in modo che le persone collaborino tra loro, facendo incontrare i bisogni con le risorse, infondendo in tutti la fiducia gli uni negli altri. La politica si può paragonare allo stelo di un fiore, che sostiene e alimenta il rinnovato sbocciare dei petali della comunità». (Discorso al Movimento europeo, Madrid, 3 dicembre 2002).

Oggi la politica, “amore degli amori”, può ritrovare la “cura” come paradigma di una nuova progettualità della vita quotidiana. Così molte pratiche troveranno il giusto riconoscimento sul piano sociale e culturale. Non si può ridurre infatti tutto al mercato. L’essenza della cura non passa attraverso domanda e offerta, ma ha a che fare con la qualità e la dignità della vita.

Dopo lo sconvolgimento della pandemia ed una crisi economica epocale, sentiamo il bisogno di una nuova politica attenta ad un diverso modo di vivere: la politica che mette al centro il bene di ciascuno e di tutti. Vogliamo vivere in una nuova epoca capace di ridare primarietà esistenziale, e quindi politica, al lavoro di cura delle ferite sociali e delle vulnerabilità. Obiettivo della politica diventa allora una buona qualità dell’esistenza occupandosi seriamente di scuola, servizi sanitari, vita quotidiana dei cittadini. Dobbiamo pertanto riscoprire filosofia, etica e virtù della cura.

La politica deve prendere a cuore la vita dei cittadini che vivono nella loro fragilità esistenziale, bisognosità, vulnerabilità. Occorre un pensare politico appassionato per agire con discernimento. Afferma Luigina Mortari, in Politica della cura (Raffaello Cortina, 2021), che occorre cercare la verità radicandosi nel reale, attenersi all’essenziale e coltivare i beni relazionali. È necessaria oggi un’altra politica portando lo sguardo nel presente e nel futuro della nuova epoca post Covid 19.

La visione individualista e del welfare come ostacolo alla crescita economica ha fallito sotto gli occhi di tutti nelle Rsa e negli ospedali stremati o nella medicina territoriale carente, nelle scuole chiuse, in milioni di morti. Dobbiamo tornare ad avere “cura della comunità”, dove lo stelo della politica consente agli amori di sbocciare con natalità, educazione, prevenzione, salute, ricerca, innovazione, imprese inclusive, istituzioni al servizio dei cittadini.

Quali sono i contesti di questo impegno civico? La buona politica deve consentire alle famiglie di vivere bene il momento della natalità e seguire con attenzione la prima infanzia a partire dalle famiglie in povertà. Poi bisogna abbandonare l’errata concezione della scuola come azienda per tornare a quella di comunità. L’alunno non è un cliente ma una persona da portare alla massima fioritura umana, corporea, affettiva, cognitiva, etica, spirituale, estetica, professionale e civica. Si tratta di uscire dalla logica mercantile del contratto formativo per entrare nei patti educativi di comunità.

La scuola deve prendersi cura dell’anima, non solo della competenza tecnica. I ragazzi devono essere condotti, con Socrate, alla visione delle cose belle, buone e giuste. È essenziale apprendere i linguaggi culturali, il metodo della ricerca scientifica, la sensibilità per comprendere le opere d’arte, il pensiero critico. Possiamo pensare ad una aristocrazia diffusa in cui tutti i cittadini in democrazia diventano migliori per educazione. La politica insomma “coltiva”. Poi “ripara” nel senso della buona amministrazione sanitaria, dell’avere attenzione per i pazienti.

Un buon e giusto accompagnamento del personale sanitario implica empatia, capacità di ascolto, avere preoccupazione del corpo e della mente insieme. Fondamentale è quindi la competenza dialogica per usare parole medicinali. Si tratta ancora di seguire il personale sanitario con esperienze compensative, essendo questi professionisti sotto stress accentuato anche dalla angoscia del dolore e della morte del paziente. Nei prossimi anni dovremo costruire case della comunità ed ospedali come luoghi eccellenti.

La politica prende a cuore gli anziani. È una politica che ringrazia. Per questo è arrivato il momento di pensare a soluzioni alternative alle Rsa, Residenze sanitarie per gli anziani, luoghi nei quali non trovano volti familiari, affetti, relazioni che danno senso alla vita. Una buona politica deve garantire agli anziani fragili e vulnerabili, che hanno costruito il mondo in cui viviamo, onore, servizi e attenzione.

Un’altra dimensione è poi apparsa fondamentale, quella della natura nella quale siamo immersi. Qui serve una vera inversione di rotta con stili di vita e materiali compatibili con l’equilibrio ecologico, prima che sia troppo tardi. Transizione ecologica entro il 2050, insomma.

In questi anni di vita del Movimento politico per l’unità dentro il Parlamento e nelle città, è apparso evidente che deve cambiare lo stesso agire politico. Dopo i decenni del riflusso nel privato e dell’antipolitica è ora di tornare all’impegno di tutti come cura della comunità. La politica infatti è visione, passione, attenzione per gli spazi e per la vita della comunità. È la nobile arte di tessere la convivialità delle differenze nella città, di includere le diversità in un disegno organico di bene comune. La politica cerca il meglio, il giusto, prendendo a cuore ogni singola persona che vive nella comunità, a partire dagli ultimi, i primi della polis.

Una siffatta politica ha bisogno di pratica delle virtù, di una dimensione spirituale nella vita di parlamentari, sindaci, cittadini attivi. Si richiede loro una buona qualità della vita dell’anima, di vivere e agire bene con prudenza, sapienza, lungimiranza, generosità, gratuità, distacco dal potere e dal denaro. Il politico ha bisogno di coraggio, di parole vere, di studio dei problemi, di amicizia sociale e agire agapico. In conclusione, è urgente prendersi la responsabilità della salute del corpo sociale. (cfr. Smerilli et al., a cura di Aurora Nicosia, Prendersi cura, Dossier Città Nuova 2021).

Dalla cultura dello scarto dobbiamo passare a quella della cura, a partire dai soggetti fragili. È la via per uscire migliori da questa crisi epocale del Covid 19. Possiamo adottare stili di vita in grado di dare una risposta positiva e pacificatrice alle sfide del presente: salute, inquinamento del pianeta, pandemie, mancanza di lavoro, gravi diseguaglianze, solitudine e vecchiaia. Ambiente, salute, comunità e vita sono nelle nostre mani tra responsabilità verso le future generazioni e speranza.

 

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