“Plastilina”, una storia di ordinaria follia

“Plastilina”, testo della drammaturga spagnola Marta Buchaca, s’ispira ad un fatto realmente accaduto. Al Napoli teatro Festival.

Quante volte sentiamo dire, o diciamo, «mi dispiace», davanti a un fatto doloroso, a una perdita, a una mancanza perpetrata verso un’altra persona, per consolare, condividere, partecipare di una pena. Non sappiamo dire altro. E forse non ci sono altre parole. Come se la sofferenza potesse scomparire con quella frase, o giustificare un’azione. Ritorna più volte, inevitabilmente, nel dialogo tra marito e moglie, e, nel finale, tra il padre e il figlio, della pièce Plastilina (produzione Nuovo Teatro Sanità, andato in scena al Napoli Teatro Festival Italia) della drammaturga catalana Marta Buchaca.

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Tradotto da Enrico Ianniello (artefice, ormai da anni, di scoperta di diversi autori catalani portati in scena nel nostro Paese), e trasportato nella Napoli dei nostri giorni, il testo s’ispira ad un fatto realmente accaduto, una violenza estrema e gratuita – un crimine – compiuta da un ragazzo perbene con la complicità dei suoi compagni (bruciano un senzatetto). Ma sarà lui a pagare il prezzo più alto. Lo scopriremo alla fine dopo che, con continui salti temporali dal passato al presente, saremo entrati dentro le dinamiche familiari del giovane e quelle con i suoi amici. Giovani perbene, con genitori amabili ma inconsapevoli e impotenti, che l’autrice descrive semplicemente com’è nella realtà, mostrando, senza retorica, l’apparente “normalità” con la superficialità delle relazioni e la deriva morale, dove il confine tra coscienza del male e stupidità adolescenziale, tra colpa e castigo, è impercettibile. Senza assoluzione per nessuno. Perché quel disumano spregio per le persone più indifese? Da dove nasce questa violenza gratuita, e il morboso godimento di registrare il misfatto sul cellulare? Una questione etica e sociale che pone interrogativi e sfida il mondo soprattutto degli adulti. L’asciutta ed efficace regia di Mario Gelardi, che impagina la messinscena dentro il cortile di Palazzo Fondi creando una situazione di estrema vicinanza e coinvolgimento con il pubblico, mette in campo i due maturi Teresa Saponangelo e Ivan Castiglione, con i giovani Vincenzo Antonucci, Mariano Coletti, Giampiero De Concilio, Arianna Iodice.

“Plastilina”, scritto da Marta Buchaca, traduzione Enrico Ianniello
con Teresa Saponangelo, Ivan Castiglione, Vincenzo Antonucci, Mariano Coletti, Giampiero De Concilio, Arianna Iodice; luci Alessandro Messina; costumi Alessandra Gaudioso; impianto scenico e regia di Mario Gelardi. Produzione Nuovo Teatro Sanità

A Palazzo Fondi, per il Napoli Teatro Festival Italia – Sezione Italiana – nell’ambito del Progetto Rua Catalana.

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