Plant-Art, artisti e onesti

In Croazia due imprenditori sfidano la crisi con correttezza e professionalità.
I due imprenditori croati

Cosa fareste se, dopo aver avviato un’attività commerciale, il vostro socio fuggisse con i soldi lasciandovi pieni di debiti? Dijana e Peter Fabjan, imprenditori della Croazia, hanno deciso di andare avanti, lavorando tanto, affidandosi alla Provvidenza e condividendo gioie e difficoltà con altre aziende che, come loro, aderiscono all’Economia di Comunione del Movimento dei focolari.
28 anni lei, 34 lui, sono sposati da sei anni. Dopo aver lavorato in un bar, Dijana e Peter hanno deciso di impegnarsi nella vendita all’ingrosso di fiori seguendo i consigli di un cliente, poi diventato loro socio, che aveva evidenziato gli aspetti positivi del nuovo lavoro: rapporto con la gente, giorni festivi liberi, contatti con tutto il mondo.

È nata così Plant-Art. «Sapevamo – raccontano i due imprenditori – che avremmo cominciato in passivo perché c’era molta concorrenza sleale, mentre noi volevamo lavorare onestamente», ma la fuga del loro socio con quasi settemila euro li ha lasciati di stucco. «Siamo rimasti senza soldi e privi di competenze specifiche – ricordano Dijana e Peter –, eppure non eravamo soli. Dai responsabili dell’EdC della Croazia abbiamo ottenuto un grande sostegno morale e una busta contenente 500 euro: non erano sufficienti a sanare il nostro deficit, ma quel gesto ci ha dato la motivazione per andare avanti».

Dijana e Peter hanno deciso di impegnarsi per un’economia differente, che punti sulla persona e sui suoi valori. «Ogni uomo – afferma Dijana – cerca il senso più profondo della vita. Io l’ho trovato nell’Economia di Comunione. Prima non ero contenta, sentivo una spinta a cambiare, ma non sapevo come. Poi ho ascoltato l’economista Luigino Bruni dire: “Non si cambia il mondo se non si cambia l’economia”, e in quelle parole mi sono ritrovata».
«L’adesione all’EdC – aggiunge Peter – ci ha dato sicurezza. Insieme si trovano altre strade e un problema condiviso appare più piccolo. Siamo sicuri di essere sulla strada giusta e, anche se è dura, è così che si cambia il mondo»: senza imbrogliare, senza evadere le tasse, rispettando i colleghi.
Eppure, si rischia ugualmente di non essere creduti. «Un giorno – racconta Peter – una cliente ci ha accusati di imbrogliarla. Non era vero, ma lei – pur senza prove – non ci credeva. Siamo rimasti delusi per la sua sfiducia, ma abbiamo affidato le incomprensioni a Dio. Dopo un raffreddamento iniziale, la cliente ha deciso di continuare a rifornirsi soltanto da noi».
Dopo sei anni la ditta si è ingrandita: c’è un nuovo dipendente, è stato acquistato un altro furgone, i rapporti sono sempre caratterizzati dalla correttezza: non vendono fiori vecchi per nuovi, se un fornitore chiede meno del dovuto glielo dicono… È arrivata anche una nuova opportunità: una cooperazione con un imprenditore dell’EdC del Belgio. «Nonostante l’instabilità economica – concludono Dijana e Peter – l’esperienza che facciamo ci dà la forza, la fede e la motivazione per andare avanti e testimoniare che la cultura della comunione è quella su cui bisogna puntare, quella che soddisfa pienamente, nella vita come negli affari».

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