Sfoglia la rivista
Logo 70°

Ricerca di base
Le parole digitate vengono cercate nel titolo e nel testo degli articoli pubblicati sul sito.
La ricerca mostrerà gli articoli che contengono tutte le parole inserite, indipendentemente dalla loro posizione o dall’ordine in cui le hai scritte.
I risultati sono in ordine cronologico (dal piu recente al meno recente).

Ricerca della frase esatta
Usa il filtro “Frase esatta” per trovare i termini nell’ordine preciso in cui li hai digitati.

Ricerca solo nel titolo
Usa il filtro “Solo nel titolo” se desideri che le parole digitate siano cercate esclusivamente nelle titolo dei contenuti.

Filtri avanzati
Se vuoi limitare la ricerca a una tipologia specifica dell’articolo, utilizza i filtri avanzati disponibili.

Ricerca per autore
Per cercare un autore e i suoi articoli:

  • Digita nome e cognome oppure solo il cognome nel campo ricerca.
  • Nei risultati, clicca sulla scheda dell’autore desiderato.
  • Nella pagina dell’autore troverai la sua biografia e la raccolta completa dei contenuti a sua firma.

Mondo > Scenari

Pizzaballa: giustificare la guerra con la religione è peccato. Dio è tra coloro che stanno morendo

di Sara Fornaro

- Fonte: Città Nuova

Sara Fornaro

Il patriarca latino di Gerusalemme: la manipolazione del nome di Dio per giustificare qualsiasi guerra è il peccato più grave che possiamo commettere. Il capo dell’antiterrorismo statunitense Joe Kent si è dimesso: «L’Iran non era una minaccia. Abbiamo iniziato questa guerra a causa di Israele». Santo Sepolcro e moschea di al-Aqsa chiusi ai fedeli cristiani e musulmani. Papa Leone XIV invita i giornalisti a dare notizie corrette, evitando polarizzazioni. Intanto, in Palestina, Israele continua ad uccidere i civili.

Parenti piangono per la morte di una bambina a Gaza, dopo gli attacchi dell’esercito israeliano. Foto Ansa, EPA/HAITHAM IMAD

«La manipolazione del nome di Dio per giustificare questa o qualsiasi altra guerra è il peccato più grave che possiamo commettere in questo tempo». Di fronte alle giustificazioni religiose delle guerre, afferma il patriarca latino di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa, come cristiani «dobbiamo dire no. Non ci sono nuove crociate e Dio non c’entra in tutto questo. Dio è tra coloro che stanno morendo, che stanno male, che soffrono».

In un collegamento con la Fondazione Oasis, Pizzaballa ha parlato anche di Gaza, dove «mancano i medicinali, gli antibiotici di base. La gente vive letteralmente nelle fognature, nelle tende». Nei giorni precedenti, rivolgendosi ai consiglieri dell’Emilia Romagna, il patriarca aveva affermato con amarezza che la comunità internazionale permette a Israele di fare in Palestina cose che non consente di fare alla Russia in Ucraina.

Leone XIV: la guerra non è un videogame

Invocando la fine della guerra, papa Leone XIV ha lanciato un ennesimo appello per la pace. «A nome dei cristiani del Medio Oriente e di tutte le donne e gli uomini di buona volontà – ha affermato all’Angelus –, mi rivolgo ai responsabili di questo conflitto: cessate il fuoco! Si riaprano percorsi di dialogo! La violenza non potrà mai portare alla giustizia, alla stabilità e alla pace che i popoli attendono».

Ricevendo in udienza la redazione del TG2 della Rai, il pontefice ha spiegato: «Sempre, ma in modo speciale nelle circostanze drammatiche di guerra, come quelle che stiamo vivendo, l’informazione deve guardarsi dal rischio di trasformarsi in propaganda. E il compito dei giornalisti, nel verificare le notizie, per non diventare megafono del potere, si fa ancora più urgente e delicato, direi essenziale. Tocca a voi mostrare le sofferenze che la guerra porta sempre alle popolazioni; mostrare il volto della guerra e raccontarla con gli occhi delle vittime per non trasformarla in un videogame». Proprio Stati Uniti e Israele avevano presentato gli attacchi all’Iran come azioni dei videogiochi, al ritmo di Macarena e Danza Kuduro.

Le salme di bambini uccisi dagli attacchi di Israele e Usa in Iran, 13 marzo 2026. Foto Ansa, EPA/ABEDIN TAHERKENAREH

Ma purtroppo, la realtà non è un gioco: dopo quasi 20 giorni di guerra, in Iran è già stata fatta una carneficina. Negli ultimi raid, secondo il ministro della Difesa israeliano Israel Katz, sarebbero stati uccisi anche il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, Ali Larijani, e il comandante dei Basij, Gholamreza Soleimani. Ma l’imminente vittoria annunciata dal presidente statunitense Trump sarebbe ancora lontana. L’Iran continua a rispondere agli attacchi, colpendo anche basi strategiche – soprattutto americane – nei Paesi del Golfo. Resta il nodo dello stretto di Hormuz, controllato dall’Iran, che blocca le petroliere degli stati nemici. Dopo un appello senza risposta alla Nato, adesso Trump ha annunciato che libererà lo stretto con una coalizione di quattro Paesi arabi. Situazione drammatica anche in Libano, dove l’esercito israeliano ha distrutto interi quartieri e villaggi, sfollando un milione di persone a fronte dei sei milioni di abitanti, e ha iniziato l’invasione del Paese. Come a Gaza, si stanno bombardando scuole, ospedali, ambulanze, case private…

Questa guerra vìola il diritto internazionale e, come sottolineato dagli stessi analisti statunitensi e dalla CIA, non andava fatta. Lo ha ribadito Joe Kent, direttore del Centro nazionale antiterrorismo degli Usa, che martedì 17 marzo si è dimesso dall’incarico. «Non posso in coscienza appoggiare la guerra in corso. L’Iran – ha scritto Kent sui social – non rappresentava una minaccia imminente per la nostra nazione, ed è chiaro che abbiamo iniziato questa guerra a causa delle pressioni di Israele e della sua potente lobby americana».

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Foto Ansa, EPA/ABIR SULTAN

Dov’è finito Netanyahu?

Le voci si susseguono da giorni. Da quando la residenza Benjamin Netanyahu è stata colpita dai missili iraniani. Da allora, per ben due volte, il premier israeliano non ha presieduto il consiglio di difesa. Di fronte a voci incontrollate che parlavano di un suo ferimento, sono stati pubblicati diversi video per testimoniare che è vivo e vegeto. Tuttavia, strani dettagli hanno fatto ipotizzare ad un intervento con l’Intelligenza artificiale: rilevatori di AI hanno notato sei dita, orecchie diverse, ombre non corrispondenti ai movimenti. Secondo Vincenzo Fullone, attivista calabrese della Freedom Flotilla, voci locali assicurerebbero che Netanyahu sarebbe morto. Il governo israeliano ha respinto le insinuazioni, bollandole come fake news iraniane. Tuttavia, in molti si sono chiesti come mai non sia stato il premier (sostituito dal ministro Katz) a dare l’importante annuncio delle uccisioni dei vertici militari iraniani.

Luoghi sacri vietati a cristiani e musulmani

Se in Iran e in Libano si muore per la guerra “preventiva”, un conflitto non dichiarato ma ininterrotto continua a uccidere in Palestina, o in quello che ne resta, visto che dopo la distruzione della Striscia di Gaza e la sua parziale occupazione, Israele si sta impossessando con crescente violenza dei territori palestinesi di Gerusalemme Est e della Cisgiordania. Coloni ed esercito stanno bruciando campi di ulivi e case, cacciando gli abitanti e uccidendo i civili. Tra le ultime vittime ci sono due sposi di 35 e 37 anni, e due dei loro figli, di 5 e 7 anni. Gli altri due figli, di poco più grandi, sono stati “solo” feriti dai militari.

Il governo israeliano ha inoltre vietato l’accesso ai luoghi di culto a musulmani e cristiani. Dal 28 febbraio è chiuso il Santo Sepolcro, proprio alla vigilia delle celebrazioni pasquali. Chiusa anche la mosche di al-Aqsa, uno dei luoghi santi per i musulmani. E proprio in quegli spazi avevano fatto irruzione 130 coloni scortati dall’esercito israeliano all’inizio del Ramadan, il mese di preghiera per l’islam. Un’ennesima provocazione, rimasta senza risposta. Sempre a Gerusalemme Est, nei mesi scorsi gli israeliani hanno demolito con le ruspe la sede dell’Unrwa, l’Agenzia delle Nazioni unite per il soccorso dei profughi palestinesi.

Un ragazzo piange la morte del fratello presso l’Al-Shifa di Gaza City. Ansa, EPA/MOHAMMED SABER

Quanti palestinesi sono stati uccisi da Israele a Gaza?

Dopo i primi scontri in Iran, con la repressione delle manifestazioni popolari da parte dell’esercito, i Paesi occidentali non hanno avuto nessun dubbio nell’accettare – pur in assenza di foto e video – le accuse delle associazioni che contestano il regime iraniano, che parlavano di decine di migliaia di persone uccise in una manciata di giorni: fino a 50mila le vittime ipotizzate in una settimana. Eppure, quegli stessi Paesi, pur vedendo palazzi distrutti, ospedali bombardati, civili uccisi, bambini sparati alla testa e al petto, hanno atteso più di due anni per credere che i morti di Gaza fossero davvero decine di migliaia, come sostenevano il ministero della Salute della Striscia e l’Onu, perché Israele negava quelle morti. Qualche settimana fa – davanti all’ipotesi di cifre ben più alte – è stato lo stesso governo israeliano ad ammettere che i morti erano davvero 70mila e solo allora tutti ci hanno creduto. Tuttavia, per The Lancet Global Health, quasi 80mila morti si sono avuti soltanto nel primo anno di bombardamenti israeliani su Gaza. Un dato confermato da Yaakov Garb, un docente israeliano della Ben Gurion University, pubblicato sul dataverse (la piattaforma dati) dell’Università di Harvard, che già nel 2025 denunciava la scomparsa di quasi 400mila abitanti di Gaza. Quello che lascia scioccati è la completa impunità di Israele per l’uccisione dei palestinesi. Non ci sono stati né embarghi né sanzioni, nonostante le accuse di genocidio dell’Onu e le indagini della Corte penale internazionale. Anzi, gli Stati Uniti hanno preso di mira i giudici della Corte, privandoli di conti correnti, posta elettronica ed altri servizi…

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Ansa, EPA/JESSICA LEE

Una petizione per interrompere gli scambi con Israele

Non soltanto molti Paesi occidentali, tra cui l’Italia, non si indignano per le violenze in Palestina, ma cercano anche di impedire le critiche ad Israele, equiparandole all’antisemitismo, provando a limitare di fatto la libertà di parola e di critica sancita dalla Costituzione (vedi ddl 1004). In teoria l’Unione europea non potrebbe commerciare con chi viola i diritti umani, ma nella pratica continuano gli scambi con Israele, che viene coinvolto anche in competizioni sportive e culturali, come l’Eurovision. In segno di protesta, diversi Stati hanno annunciato che non parteciperanno: Spagna, Paesi Bassi, Slovenia e Irlanda.

Nel silenzio delle istituzioni comunitarie, a gennaio è stata lanciata una iniziativa dei cittadini europei che scadrà il 13 gennaio 2027 (clicca qui per leggere la petizione). L’obiettivo è di raccogliere un milione di firme in tutta Europa, superando le soglie previste in sette Paesi. Ebbene, in solo due mesi, sono già state raccolte oltre 550mila firme verificate, oltrepassando le percentuali richieste. Con la petizione si ricorda come lo «Stato di Israele è responsabile di un livello senza precedenti di uccisioni e ferimenti di civili, di operazioni su vasta scala di sfollamento della popolazione e della distruzione sistematica di ospedali e strutture mediche a Gaza…». Il governo israeliano ha imposto un blocco degli aiuti umanitari, «assimilabile all’uso della fame come arma di guerra», viola il diritto internazionale e «non riesce a prevenire il crimine di genocidio come disposto dalla Corte internazionale di giustizia. Ciononostante, l’Unione europea non ha ancora sospeso l’accordo di associazione con Israele». Con la petizione, i cittadini invitano la Commissione a proporre al Consiglio la sospensione totale dell’accordo.

Un momento del sit in per ricordare i giornalisti uccisi da Israele a Gaza a largo Argentina a Roma, 1 marzo 2024. Foto: ANSA/CLAUDIO PERI

Israele: quale democrazia?

In Israele vengono svolte elezioni regolari, per cui viene considerato “l’unica democrazia del Medio Oriente”. Ma è davvero così? La democrazia si caratterizza per quattro poteri fondamentali. Accanto a quelli legislativo (Parlamento), esecutivo (Governo), giudiziario (Magistratura), si indica come “quarto potere” quello dell’informazione, in cui i giornalisti svolgerebbero un ruolo di watchdog, “cani da guardia”, controllori degli altri poteri. Ebbene, Israele ha impedito a qualunque giornalista di entrare a Gaza: se abbiamo foto e video, lo dobbiamo ai pochi cronisti locali sopravvissuti: ne sono stati uccisi quasi 250. Inoltre, il governo impedisce ai giornalisti di mostrare i danni provocati dai missili iraniani. Nel corso della guerra all’Iran, sono numerosi i cronisti di tutto il mondo che accusano l’Israele di censura. Il governo sta cercando di zittire anche i media interni che assumono posizioni critiche, come – paradossalmente – la radio dell’esercito. Per un giornalista, c’è ben poco di democratico in questo, tralasciando i reati di razzismo, crimini di guerra, genocidio, apartheid di cui viene accusato Israele.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump con lo statuto fondativo del “Board of Peace”, il 22 gennaio 2026. Ansa, EPA/GIAN EHRENZELLER

Il Board of peace che annuncia nuove guerre

Ufficialmente, è stato creato per portare la pace a Gaza. Nella realtà, l’istituzione del “Board of peace”, il cosiddetto “Consiglio di pace” di Trump, è stata accompagnata dal rapimento del presidente Maduro in Venezuela, dal bombardamento della Nigeria e dalla guerra “preventiva” all’Iran, condotta insieme ad Israele, in violazione del diritto internazionale. Dopo aver affamato Cuba con le sanzioni, il governo trumpiano sta adesso facendo rimpatriare i tanti cubani che lavorano all’estero. Ci ha provato anche con Italia, chiedendo che i medici cubani impiegati in Calabria dai tempi del Covid siano rispediti sulla loro isola. Richiesta finora rimandata al mittente. Senza di loro, ha spiegato il presidente Roberto Occhiuto (Forza Italia), salterebbe l’assistenza sanitaria regionale. Intanto, Trump ha dichiarato: «Credo che avrò l’onore di conquistare Cuba. Sarebbe fantastico. Penso di poterci fare tutto quello che voglio».

Gli appelli per la pace di Leone XIV e del presidente della CEI

Ricevendo i giornalisti del TG2, papa Leone XIV ha anche detto: «Sappiamo tutti quanto sia difficile lasciarsi sorprendere dai fatti, dagli incontri, dagli sguardi e dalle voci degli altri; quanto sia forte la tentazione di cercare, vedere e ascoltare solo ciò che conferma le proprie opinioni. Ma non ci può essere buona comunicazione, né vera libertà e sano pluralismo senza questa apertura». Posizioni culturali diverse, se animate da spirito di amicizia, sono un valore aggiunto, «una ricchezza, un esempio di dialogo, che può dirci molto ancora oggi, in un tempo dominato dalle polarizzazioni, dalle chiusure ideologiche, dagli slogan, che impediscono di vedere e di comprendere la complessità della realtà».

Papa Leone XIV. ANSA/VATICAN MEDIA

Sulla guerra è intervenuto anche il presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi, che ha affermato: «Migliaia di persone sono state eliminate, civili che non hanno niente a che vedere con il conflitto, diventati a loro insaputa e senza responsabilità un obiettivo, qualcuno li definisce spietatamente “obiettivi spazzatura”. L’intelligenza artificiale fa il resto. Si eliminano così intere famiglie, colpendo senza sapere o con la presunzione di sapere e di averne diritto. Possiamo accettare che le persone siano danni collaterali? Dove sono finite le scintille di pace che dovrebbero evitare questi abomini? La guerra è inutile. È sempre una sconfitta per tutti. Anche chi vince è uno sconfitto».

Riproduzione riservata ©

Esplora di più su queste parole chiave
Condividi

Sostieni l’informazione libera di Città Nuova! Come?
Scopri le nostre riviste,
i corsi di formazione agile
e i nostri progetti.
Insieme possiamo fare la differenza!
Per informazioni: rete@cittanuova.it

Ricevi le ultime notizie su WhatsApp. Scrivi al 342 6466876