Pittura e Risorgimento.

Dal 1848 a Porta Pia
La pittura, in un’epoca in cui mancano i moderni strumenti mediatici, è di fatto, insieme alla musica e alla letteratura, il veicolo comunicativo per eccellenza. Schiere di artisti italiani, di valore assai diverso, raccontano le battaglie, forniscono ritratti degli eroi – Garibaldi soprattutto, che diventa il “santo laico” più popolare. Si può distinguere una doppia fase nella pittura risorgimentale, cioè prima e dopo il 1860. Nella prima metà dell’Ottocento, la pittura di storia – dell’Appiani, di Hayez –, con suggestioni classiche dell’età napoleonica e in seguito romantiche del melodramma verdiano, interpreta i fatti del passato come messaggi in codice per il presente. Dopo il 1860, la pittura di Fattori o di Lega, inizia una idealizzazione dei fatti storici e dei personaggi conferendo loro una aura celebrativa, secondo uno stile retorico destinato a durare fino alla prima metà del Novecento.

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