Pigmei, guardiani della foresta in Africa centrale

A margine della Cop26, è stato raggiunto un accordo tra Central African Forest Initiative (Cafi) e Repubblica Democratica del Congo (RdC) per riconoscere ai Pigmei del bacino del Congo la tutela delle terre e il compito di “guardiani della foresta”.
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Mentre i dibattiti continuano a nutrire le discussioni alla Cop26 in corso a Glasgow, alcuni critici dell’evento sostengono che potrebbero non esserci grandi progressi negli accordi sulla riduzione delle emissioni complessive di CO2. Gli organizzatori dicono, invece, che gli accordi più piccoli e mirati sulla protezione delle foreste pluviali, sul taglio delle emissioni di metano e sull’aiuto agli stati insulari più vulnerabili costituiscono già un progresso significativo nell’affrontare il cambiamento climatico.

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Il bacino del fiume Congo è una delle ultime regioni al mondo ad assorbire più carbonio di quanto ne emetta. La sua foresta assorbe dall’atmosfera quasi 1,5 miliardi di tonnellate di CO2 ogni anno, che rappresentano il 4% delle emissioni globali. Nella Republica Democratica del Congo (RdC), e non solo, esperti, scienziati e membri della società civile mettono l’accento su importanti questioni di giustizia sociale per i popoli indigeni delle comunità locali, legate alla tutela dell’ambiente: un esempio significativo è la partecipazione ed il ruolo dei popoli pigmei nella conservazione del bacino del Congo. E questo è inscindibilmente legato al pieno riconoscimento dei loro diritti, quelli di un popolo finora escluso dal proprio ecosistema.

Le cifre parlano da sole. La RdC, che copre la maggior parte del bacino del Congo, ha perso 490 mila ettari di foresta primaria entro il 2020, secondo il rapporto Global Forest Watch 2020. È la seconda area più grande del mondo dopo la foresta amazzonica del Brasile, dove la deforestazione e gli incendi hanno distrutto 1,5 milioni di ettari.

In questi territori attivamente minacciati dalle attività umane, le comunità indigene sono tra le prime vittime della crisi climatica. I Pigmei, che sono chiamati “i guardiani della foresta”, hanno una conoscenza materiale molto importante della foresta, e sono spesso impiegati come guide da Ong, compagnie produttrici di legname o per attività di caccia. Queste abilità sono loro riconosciute (e a volte considerate quasi magiche) dai loro vicini agricoltori, e il loro impegno nel preservare le aree forestali rimane determinante. Ma sono minacciati, molestati e persino uccisi da coloro che distruggono le foreste. Inoltre, la deforestazione, la conversione delle terre, la frammentazione della foresta e il sovrasfruttamento hanno portato ad una forte diminuzione delle risorse disponibili per i Pigmei.

Il land grabbing (accaparramento di terre) è un problema generale in Africa e le popolazioni indigene sono tra le principali vittime, sia per le limitazioni alla loro agricoltura praticata attraverso lo slash-and-burn (agricoltura taglia e brucia), sia per la creazione di coltivazioni commerciali da esportazione o, più recentemente, per il blocco di aree dedicate alla conservazione della natura.

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Per rispondere a questa sfida, Patrick Saidi, coordinatore della Dynamique des Groupes des Peuples Autochtones (Dgpa), ha chiesto la «messa in sicurezza giuridica della terra dei popoli indigeni» in tutta la RdC. Secondo lui, sono i Pigmei quelli che sanno meglio come proteggere le foreste del bacino del Congo: «Assicurando legalmente la terra dei popoli Pigmei indigeni – afferma Saidi –, possiamo proteggere efficacemente la foresta, perché le terre abitate dai pigmei sono sempre in zone di foresta. E proteggendo o assicurando legalmente le terre e le foreste dei popoli pigmei, lotteremo efficacemente contro il cambiamento climatico e preserveremo la biodiversità».

Il 2 novembre scorso, a Glasgow, il presidente della RdC, Félix Tshisekedi, e il primo ministro britannico Boris Johnson, nell’ambito della Central African Forest Initiative (Cafi), hanno approvato un ambizioso accordo decennale (2021-31) per proteggere la foresta pluviale del bacino del Congo. Il fondo istituito mira a sostenere gli sforzi dei paesi del bacino del Congo per proteggere e mantenere le foreste della regione, comprese le torbiere ed altre riserve di carbonio essenziali per il pianeta.

Durante una conferenza stampa di giovedì 4 novembre a Kinshasa, il presidente del comitato direttivo del gruppo di lavoro rinnovato sul clima, Omer Kabasele ha affermato di accogliere con favore i negoziati che hanno portato al finanziamento di 500 milioni di dollari all’iniziativa del nuovo partenariato Cafi/RdC, e spera che questo fondo tenga conto anche della questione delle comunità locali.

«Non vogliamo che i titolari del progetto siano un ostacolo ai benefici che ci aspettiamo per le comunità locali e i popoli pigmei indigeni. È molto importante, non si può combattere il cambiamento climatico senza combattere allo stesso tempo la povertà. Non possiamo proteggere le foreste senza la sicurezza della terra per le comunità e i popoli pigmei indigeni». Aggiunge che questo è l’unico modo per garantire uno sviluppo sostenibile.

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