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Cultura > Arte e Spettacolo

Pietro Annigoni. Un’arte senza tempo

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

Ritrattista formidabile di donne e uomini del suo tempo, ma anche pittore sacro che sapeva purificare le emozioni. Le sue opere esposte a Fano

Pietro Annigoni

Lui era diverso. Ha percorso tutto il novecento, dal 1910, quando è nato, all’88, quando è scomparso. Pietro Annigoni non ha indugiato in alcuna moda o corrente. Tutti gli ”ismi” del secolo breve li ha non superati, ma semplicemente è volato da un’altra parte. L’immagine del volo non è casuale. Annigoni davvero si è sempre posto su un piano non più alto, ma di respiro maggiore. La sua maestria tecnica, che si rifaceva all’arte antica, l’amore per la tradizione che lo portava ad essere bozzettista e disegnatore infaticabile prima di fissare i colori sulla tela, aveva radici lontane, da Duccio all’Ottocento, se si vuole.

 

Non ha mai creato nulla di astratto o informale o “povero”. Al centro, sempre, la figura umana: così com’è. Ritrattista formidabile di donne e uomini del suo tempo, di regnanti come lo Scià di Persia o la regina Elisabetta d’Inghilterra, come un Tiziano del ‘900. Ma anche pittore “sacro” di intensa spiritualità, come negli Eremiti del 1943 o negli affreschi della ricostruita abbazia di Montecassino.

 

Paesaggista commosso, eppure trattenuto. L’albero del 1946, ad esempio, è pulito come una tela del Bellotto o di Ingres, se si vuole. Appare freddo. Ma le fronde dell’albero hanno un che di soffice, si direbbe di umano, che è sentimento palpitante.

 

Il fatto è che Annigoni “purificava” i sentimenti, e le emozioni, prima dentro di sé per poi fissarle sulla tela. Così le sublimava, senza però togliere loro l’anima. Annigoni era un passionale, un innamorato dell’uomo e della natura. E lo diceva con una arte aristocratica, decisa a sfidare l’eternità. Le sue tele, se a prima vista possono sembrare un omaggio al “figurativo”- come qualche artista contemporaneo dice con una certa sufficienza, quasi che non esistano diversi tipi di “linguaggi d’arte” -, in verità sono un atto d’amore per l’immortalità a cui è destinato l’uomo.

 Osservate in questo modo, le tele, i disegni, i bozzetti della mostra fanno incantare. E non è poco.

 

Pietro Annigoni. Sessant’anni con la pittura. Fano, Galleria Carifano Palazzo Corbelli. Fino al 13/2 (catalogo Credito Valtellinese).

Riproduzione riservata ©

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