Piede di Dio

Piede di dio
Elia ha un dono. Non ha mai sbagliato un rigore in vita sua. È un fenomeno. Ma il suo cervello è fermo all’età di dodici anni. L’allenatore Michele però, per quanto deluso dal fatto di non aver mai potuto coronare il suo sogno di diventare una star del calcio, non disarma. Crede in quel ragazzo, appena lo incontra e lo vede giocare. Convince la madre riluttante e se lo porta dietro per un viaggio alla ricerca del sogno da realizzare. Catapultati dal paese del Sud nella grande città e nel mondo non sempre pulito del calcio, i due lottano per affermare ciascuno i propri sogni, fino all’occasione del provino con una grande squadra… Ovviamente, non raccontiamo il finale, tutto da indovinare.

Diretto da Luigi Sardiello con un filo di commozione per gli ideali della piccola gente, il film, al di là del racconto, diventa soprattutto una parabola di come un uomo debba lottare per poter dare vita, anche attraverso un altro, ai desideri più nascosti. Ironia, malinconia, ed anche gioco tolgono ovvietà ad una storia che il cinema s’è provato a descrivere altre volte – basti pensare a Billy Elliott –, resa tuttavia in questo caso con un fondo di tristezza dolce che sempre accompagna i due protagonisti, molto bravi, nei lunghi silenzi con cui vivono l’ansia dell’entrata in quel luogo, per loro magico, che è il “campo di calcio”.

 

Regia di Luigi Sardiello; con Emilio Solfrizzi, Filippo Pucillo, Antonio Catania, Antonio Stornaiolo, Elena Bouryka.

 

 

Valutazione della Commissione nazionale film: consigliabile, semplice.

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