Piccola storia vera

Susanna doveva iniziare la seconda elementare ed era assai impaurita: lì, nella nuova scuola, non conosceva nessuno. Per lei, così piccola, era come ricominciare da capo. La sua famiglia aveva deciso di lasciare la grande città proprio per lei, e Susanna era contenta: qua in montagna, finalmente, si poteva respirare aria pura e c’era spazio – tanto spazio – per correre e giocare! Ma… adesso le vacanze erano finite! Nella testolina di Susanna frullavano mille interrogativi, che la riempivano di ansia: Che maestre troverò? E i compagni di classe – così tanti e sconosciuti – come saranno?. Già, come l’avrebbero guardata il primo giorno? Oh, sicuramente – pensava Susanna – avrebbero inventato qualcosa per criticarla e fatto commenti su di lei… magari perché era così minuta da dimostrare cinque anni invece di quei quasi sette che aveva… Per fortuna, la piccola sapeva che almeno una maestra la conosceva un poco… e che le stava proprio aspettando. La maestra Anna Maria, infatti, era amica della sua mamma, perché si erano conosciute da ragazze. Meno male! Il primo giorno di scuola, Susanna si ritrovò affidata direttamente nelle mani della maestra Anna Maria. La mamma, che sapeva della sua preoccupazione, non l’aveva di certo mollata lì da sola davanti al cancello! Ma, ahimè, qualcosa era destinato ad andare storto nonostante tutte le attenzioni della mamma (che aveva fatto il possibile per incoraggiarla ad inserirsi senza troppi problemi): SUSANNA INDOSSAVA UN GREMBIULE NERO – COME I MASCHI – MENTRE LE ALTRE BAMBINE CE L’AVEVANO BIANCO! La mamma se ne accorse per prima e … si mise a ridere! Che altro poteva fare, povera mamma? Nella grande città i grembiuli non li usavano, né era colpa sua se la segretaria, al momento dell’iscrizione nella nuova scuola, le aveva detto che ci voleva il grembiule nero. Quella segretaria era certamente distratta, perché la mamma non si sarebbe mai sognata di inventarsi un grembiule nero anziché bianco. Ma, di fatto, Susanna adesso era lì vestita come un maschio e si vergognava. Ci mancava pure questa, eh? Mettetevi nei suoi panni, cioè provate ad immaginare come si sentisse la piccola Susanna in quel momento. Beh, lei non sprofondò per la vergogna, questo è sicuro: reagì immediatamente, prima ancora di varcare la soglia dell’aula. Tirò fuori tutta la sua grinta e dichiarò: Io mi tolgo questo grembiule, altrimenti non entro in classe!. (E siccome la rabbia scaccia la paura… questo intoppo stava almeno servendo a qualcosa!). Invece, Susanna entrò in classe proprio vestita così. Perché la maestra Anna Maria – che, da ragazza ad oggi, aveva messo al mondo nientemeno che sei figli e stava diventando nonna – le insegnò subito una regola fondamentale dell’esistenza, sia come maestra che come madre: Tu devi rispettare quello che la tua mamma ha fatto per te. Perciò, oggi stai vestita come sei!. Ovviamente, la mamma sparì al volo, lasciando che Susanna ed Anna Maria stabilissero da subito il loro reciproco rapporto d’amore e di fiducia… La maestra Anna Maria entrò in classe tenendo Susanna per mano e la presentò ai bambini dicendo: Chi si permette di prendere in giro Susanna per il suo grembiule dovrà vedersela subito con me. Lei è nuova e non conosce ancora le nostre regole. Sono stata chiara?. ( Anna Maria, grazie alla sua esperienza e perché li ama, ci sa fare con i bambini… e loro le vogliono un bene incondizionato). Inutile dirlo, il giorno dopo Susanna si presentò a scuola con un bellissimo grembiule bianco immacolato, come tutte le altre bimbe. Nessuno dei suoi compagni di classe l’aveva presa in giro, ma non tanto perché la maestra aveva messo le mani avanti: loro sapevano che Susanna arrivava dalla grande città, perciò era ovvio che ci volesse un bel momento (forse anche due) per adattarsi alle nuove abitudini. Soprattutto, però, a loro non interessava minimamente come era vestita Susanna: erano curiosi di lei, cioè di quella bambina nuova che era arrivata tra loro (la creatura dentro i vestiti) e che immediatamente trovarono simpatica o antipatica per quello che era… cioè come essere umano.

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