Piano di ripresa ed economia civile

Il futuro di un’economia civile si gioca sul contesto internazionale per invertire la corsa al ribasso che spinge le imprese a cercare di minimizzare costi del lavoro, ambientali e fiscali. Editoriale su Città Nuova di settembre del direttore scientifico del Festival nazionale di Economia civile
Economia civile tavoli Festival di Firenze 2021

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) contiene alcuni elementi utili anche se non esaustivi per muovere verso l’orizzonte indicato dall’economia civile. Che consiste fondamentalmente nel creare condizioni e opportunità per una vita generativa, soddisfacente e ricca di senso.

Occorre rimuovere, come le riforme del Pnrr si propongono di fare, alcuni limiti del nostro sistema economico: il differenziale di tempi di durata dei processi civili (evitando il rischio dell’impunità per prescrizione dei reati gravi) e i tempi e costi della burocrazia.

Tra le voci d’investimento una delle parti più interessanti è quella che sostiene le comunità energetiche promuovendo un percorso dal basso e partecipato di transizione ecologica. In questo modo comunità di cittadini e reti d’imprese potranno in futuro diventare prosumer di energia azzerando i costi di consumo e creando una rilevante fonte di reddito.

Importante, nella sezione sul welfare, l’attenzione alla deistituzionalizzazione e all’investimento sulla persona, i fondi per i progetti d’inclusione per i senza fissa dimora e quelli per investire e valorizzare i beni confiscati alla mafia.
Ma il futuro di un’economia civile si gioca anche sul contesto internazionale per invertire la corsa al ribasso che spinge le imprese a cercare di minimizzare costi del lavoro, ambientali e fiscali. Vanno in questa direzione la border adjustment tax proposta dall’Ue e le forme di tassazione minima globale delle imprese. Condizioni per una creazione di valore economico più ricca di senso perché socialmente e ambientalmente sostenibile.

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