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Italia > Cittadinanza attiva

Una petizione contro i Pfas

di Chiara Andreola

Lanciata da Greenpeace, chiede – come già effettuato a più riprese in passato – la messa al bando totale di queste sostanze. È possibile firmarla sul sito dell’associazione

Foto Ufficio Stampa Greenpeace/Francesco Alesi/LaPresse09-03-2017

Ne abbiamo parlato a più riprese su queste pagine, dando conto di quella che è una vera e propria battaglia portata avanti da diverse associazioni e gruppi di cittadini contro le sostanze perfluoroalchiliche – Pfas nel loro acronimo: per cui potrebbe sembrare quasi una minestra riscaldata, e ci si perdoni l’ironia, la raccolta firme lanciata da Greenpeace per la messa al bando di queste sostanze da parte del governo italiano.

Parliamo, ricorda l’associazione ambientalista, di quelli che sono stati definiti come “inquinanti eterni” a causa dei tempi di degradazione così lunghi da renderli praticamente ineliminabili; e che, avendo trovato larghissima applicazione negli ambiti industriali più disparati in virtù delle loro proprietà idrorepellenti – dai capi di abbigliamento, ai cosmetici, agli imballaggi, ai prodotti per la casa come le padelle antiaderenti – sono presenti ormai in ogni angolo del globo.

In Italia, uno dei Paesi più interessati da questa contaminazione, abbiamo imparato a conoscerli in particolare in triste virtù del caso della ex Miteni di Trissino (Vicenza), azienda chimica a cui è attribuita la contaminazione della falda acquifera più vasta d’Europa a cavallo tra le province di Vicenza, Verona e Padova: caso che è venuto alla luce grazie all’opera delle Mamme No Pfas, arrivata sino alle più alte sedi istituzionali, comprese quelle europee. I rischi per la salute, che gli abitanti della zona interessata stanno purtroppo toccando con mano, includono numerose patologie – tra cui anche tumori – a carico di diversi organi tra cui tiroide, fegato, reni e testicoli; nonché diabete, riduzione della fertilità e della risposta immunitaria.

Nel corso del tempo si sono evidenziati casi di contaminazione da Pfas, per quanto a livelli inferiori, in molte altre parti del territorio nazionale; e anche europeo, tanto che cinque Paesi europei – Germania, Paesi Bassi, Svezia, Danimarca e Norvegia – hanno presentato lo scorso aprile all’Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa) la proposta più ampia sinora mai avanzata per la messa al bando di circa 10 ila sostanze chimiche, tra cui appunto i Pfas. L’agenzia ha quindi aperto una consultazione pubblica a questo proposito, attiva fino al 25 settembre 2023.

In questo contesto va quindi letta la raccolta di firme promossa da Greenpeace, attiva a questo link. Non è quindi, appunto, una minestra riscaldata, ma un tassello in più nell’attuale movimento a favore del passaggio a sostanze meno pericolose e già in uso da parte di alcune industrie. Va peraltro ricordato che i tempi di queste iniziative legislative sono lunghi: quand’anche il parere su questa proposta fosse positivo, l’intero iter durerebbe non meno di 3-4 anni.

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