Pesaro, luogo dello spirito

Il film bosniaco “Buon anno Sarajevo” conquista quasi tutti i premi alla 48a Mostra del Nuovo Cinema. L’omaggio a Nanni Moretti.
Aida Begic

L’aveva detto bene Pier Paolo Pasolini che Pesaro è un luogo dello spirito. Uno di quei festival dove si respira ancora aria di fraternità fra pubblico ed artisti e dove il cinema è ancora quello con la C maiuscola. Ogni velleità puramente commerciale o divistica qui diventa una nota stonata.
A Pesaro si viaggia in profondità. La giuria ufficiale dell’edizione 2012, diretta da Giovanni Spagnoletti, l’ultima settimana di giugno, quella giovanile e il premio di Amnesty International sono stati unanimi nel proclamare film vincitore, fra i sette in concorso, Djeca – Buon anno Sarajevo.
Una pioggia di riconoscimenti. Chi ha potuto vedere questo film dolorosissimo e bello, la storia di due fratelli nel dopoguerra bosniaco, non ha potuto che sentirsi partecipe di un Paese che vive ancora una desolazione spirituale, ferite dell’anima – nei giovani soprattutto – difficili da curare.
A meno che non ci sia un respiro di amore come quello della sorella Rahima nei confronti del fratello più giovane e più irrequieto.
 
Sono film come questo, ed altri – dal Giappone alla Thailandia, dal Cile alla Germania, da Israele all’Italia – che dicono tra poesia e realismo disperato l’arsura di un mondo inquieto come poche volte nella storia. Sono racconti di persone sole o di gruppi – i beduini, ad esempio – compressi nella difficile realtà di un’epoca dove non si sa in quale direzione si debba andare. E ciò genera un dolore che sfocia in preghiera, rimpianto o violenza.
A Pesaro, attraverso film e documentarti – numerosi quelli dei giovani registi nostrani come Andrea Segre, quasi un festival nel festival –, tutto ciò è presente, come in un caleidoscopio.
Con un occhio di riguardo all’evento special, la retrospettiva integrale sul cinema di Nanni Moretti, da Ecce Bombo ad Habemus Papam, ai primi corti. Su Moretti c’è ben poco da dire, visto che i suoi film ne sono una espressione-rivelazione molto eloquente. Certo, rivederne l’itinerario fa impressione. Il Nanni nazionale è uno che accompagna, con il suo stile umano e artistico, la storia nazionale. Forse senza programmarlo, anche lui, come tutto il cinema a Pesaro, tenta di farci alzare un poco lo sguardo.

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