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Italia > Società

Perugia, i mondi paralleli

di Paolo Ricci

- Fonte: Città Nuova


In margine alla condanna di Amanda Knox e Raffaele Sollecito, mettiamo i riflettori sulla città luogo del delitto. Il mondo degli universitari e quello della gente normale si allontanano dal centro e dalle inquietudini di una vita studentesca troppo spesso discutibile

Perugia

Perugia, quella del centro storico, quella in cui è morta Meredith, è una città antica. Una città costruita sopra un monte, bella e importante. Una città d’arte e di cultura, una città un tempo anche invidiata per la qualità del suo vivere. Una città con due università di antica tradizione, che portano (portavano) ricchezza e una ventata di babele.

Una città con un centro storico di vicoli e salite che, qui come altrove, induce alla fuga appena giunge una macchina in famiglia impossibile da parcheggiare, e magari con bambini da gestire. Come tutte le città antiche e con un centro così difficile da fare entrare nella “modernità”, pare avviata ad un futuro complesso.

Forse tutto è iniziato con la ricchezza che veniva da fuori, e bussava chiedendo ospitalità per studenti e per immigrati. Oggi nel centro tante case sono disabitate: i perugini si sono in gran parte trasferititi in basso, nei nuovi quartieri residenziali, in cui si vive bene e con tutti i servizi a portata di mano (o di automobile).

Insieme ai pochi perugini rimasti, orgogliosi di esserci, e alle abitazioni e ai negozi oramai vuoti, tanti studenti e immigrati: alla fine si moltiplicano gli spazi per droga e alcol. L’Umbria, di cui Perugia è capoluogo, ha in Italia e in Europa il primato dei morti per overdose, 4 morti ogni centomila residenti nel 2012.

Qui lo spaccio è diffuso, ma è un mondo parallelo. I cittadini vedono e passano oltre. Nessuno crea problemi a nessuno, due mondi che coesistono quasi in un patto non scritto.

Paradossalmente, la città torna ad essere quasi quella dei tempi andati solo quando vive sopra le sue possibilità, come con Umbria Jazz ed Eurochocolate. Il carabiniere di quartiere, che comunque segnava una presenza dello Stato sul territorio, è stato abolito, pare, per mancanza di uomini.

I perugini oggi di rado salgono in centro, anche per via dei costi dei trasporti e dei parcheggi impossibili, tra i più cari d’Italia. Lo shopping e lo struscio e il tempo libero sono finiti negli immancabili e anonimi centri commerciali e cinema multisala.

La Perugia famosa nel mondo oltre che per le sue bellezze, la “città a vocazione universitaria”, oggi vede un popolo universitario slegato dalla realtà cittadina. Gli universitari, che sono sempre meno, vivono del loro mondo e dei loro tempi e ritmi, in cui la diffusione di droghe ha la sua parte. La “città” è altrove.

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