Perdono

È possibile perdonare invasori, aggressori, malfattori? Il cielo è vicino a chi ama.
Rembrandt

Anno 2009: sostare oggi, a 70 anni dall’inizio della seconda guerra mondiale, di fronte ai suoi terrori e tragedie, cambia sicuramente la nostra coscienza e forma in noi un nuovo senso dell’umanesimo. Ogni uomo, ogni generazione è chiamata ad accogliere la nobile sfida di costruire le fondamenta della civiltà della vita e dell’amore sulla nostra terra.

Al riguardo, sono rimasta colpita dal coraggioso gesto di Giovanni Paolo II, il 12 marzo 2000, di istituire la Giornata del perdono, quando ha gridato: «Perdoniamo e chiediamo perdono», aggiungendo al termine della celebrazione con tutta la forza: «Mai più, mai più le guerre, le violenze, le oppressioni».

In questa prospettiva, è particolarmente importante l’apporto che le religioni possono e devono dare nel promuovere il perdono e la riconciliazione contro la violenza, il razzismo, il totalitarismo e l’estremismo, cause di guerra.

Occhio per occhio, dente per dente, cioè ripagare il male con il male, risale all’Antico Testamento: «Se segue una disgrazia, allora pagherai vita per vita: occhio per occhio, dente per dente» (Esodo).

Nell’antichità, il concetto di giustizia si rifaceva alla ricompensa in proporzione giusta. E questo era già importante, poiché impediva di reagire al male in modo sproporzionato. Non solo i giudei dell’Antico Testamento, ma anche la civiltà di Babilonia seguiva questo criterio.

Dopo millenni di storia umana, in cui il diritto si è formato su saldi principi, la “legge del taglione” appare retaggio del passato. La vendetta facilmente ci fa cadere in un circolo vizioso senza via di uscita. Ma ci sono altre vie d’uscita?

 

Nel Dialoghi di Confucio (551- 479 a.C.) è scritto: «Un torto si ripaga con la giustizia e la clemenza con la clemenza». Se qualcuno ha commesso un reato, è giusto che lo sconti con una punizione proporzionata. Solo così si rende conto del male commesso e si pente.

Su un piano superiore, nel Tao De Jing (Il libro della via), Lao-tzi (contemporaneo di Confucio, del quale era più anziano di 30 anni) dice: «Ricambia il male con il bene».

Questi due detti antichi rappresentano due modi diversi di trattare i rapporti interpersonali. Il primo punta su una conversione interiore verso la fiducia, mentre il secondo mette in rilievo la rieducazione e il recupero.

La giustizia di Confucio vuol dire guardare il fatto con atteggiamento oggettivo. La rettitudine ci fa conoscere e distinguere il bene dal male, discernere il giusto dall’ingiusto. Fra amare e odiare bisogna allora trovare un equilibrio, questa è la dottrina del mezzo.

Invece Lao-tzi aiuta a non guardare il male come tale. Tante volte si commettono degli errori, ma le cause del male possono essere complicate e involontarie. Allora perché non possiamo affrontare gli errori con un po’ di comprensione e generosità? Questo coincide, in fondo, anche con l’insegnamento di Gesù: «Amate i vostri nemici, pregate per i vostri persecutori» (Matteo 5, 44).

 

Ma è possibile perdonare invasori, aggressori, malfattori? Essi meritano di essere ripagati con il bene? Gesù sulla croce ha chiesto: «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno» (Luca 23, 34).

E Lao-tzi: «Appianato un grande contrasto/ rimane sempre qualche motivo di rancore./ Come si può considerare perfetto?/ L’uomo veramente buono si preoccupa sempre/ di ciò che deve agli altri,/ non di ciò che gli altri gli devono./ Il Tao del cielo è imparziale/ Ma è sempre vicino ai buoni» (Tao De Jing 79).

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