Per una laicità aperta a tutti

In Francia non è come in Italia. Raramente i vescovi prendono posizioni nette nei confronti di quanto accade nel paese. E non perché abbiano timore delle reazioni che potrebbero provocare, né perché non abbiano opinioni condivise. Ma piuttosto perché – vivendo nella terra della laicité – rispettano il principio della separazione statochiesa, voluto dal popolo e sancita da una legge. Ma questa volta, il presidente dei vescovi francesi, mons. Jean- Pierre Ricard, intervenendo in apertura dell’assemblea plenaria dell’episcopato transalpino, ha espresso una posizione molto forte proprio nei confronti di quella laicità dello stato che invece di lenire i contrasti tra le diverse parti sociali, sta dividendo da alcuni mesi l’opinione pubblica. Tutto nasce con l’approvazione nel mese di marzo della legge che vieta l’ostentazione dei simboli religiosi nei luoghi pubblici. Sotto accusa l’uso – per esempio nelle scuole o negli ospedali – del velo islamico da parte delle ragazze, del kippah per gli ebrei, dei turbanti per i sikh. Le conseguenze pratiche si sono fatte vedere con la ripresa dell’anno scolastico. E non hanno interessato – come invece ci si aspettava – solamente le comunità islamiche (a malincuore le ragazze musulmane hanno dovuto levarsi il velo prima di entrare in classe) ma anche la comunità cattolica. A Tolone e a Coulommiers, due sacerdoti sono stati allontanati dai licei in cui operavano come cappellani, solo perché usavano la talare. La questione è così entrata nella prolusione di mons. Ricard che ha lamentato la tendenza a restringere – anziché promuovere – la libertà di espressione e a privare le religioni della possibilità di agire nello spazio sociale, relegandole nel privato. Il tutto sembra davvero stridere con il significato vero del principio di laicità che dovrebbe aprire e non chiudere spazi di confronto libero per tutti. EUROPA La voce delle religioni Sulla legge che in Francia vieta l’ostentazione dei segni religiosi nei luoghi pubblici ha preso posizione anche il Consiglio europeo dei leader religiosi (Ecrl), diramazione in Europa del Consiglio mondiale delle religioni per la pace. Indossare abiti e ornamenti religiosi non dovrebbe essere considerato una minaccia ai principi di laicità di ogni stato, mentre un simile divieto mette in pericolo la libertà individuale a praticare la religione ed è pertanto una violazione ai diritti umani universali. È quanto si legge nel messaggio finale che i leader religiosi hanno diffuso a conclusione di un incontro che si è tenuto dal 7 all’11 novembre a Lovanio, in Belgio. Alla riunione hanno partecipato ebrei, cristiani, musulmani, sikh e buddhisti. Nel comunicato finale, i rappresentanti delle religioni chiedono di essere presi maggiormente in considerazione dai responsabili delle istituzioni europee. Il Consiglio europeo dei leader religiosi rappresenta una realtà composita fatta di chiese, moschee, sinagoghe e templi e può quindi aiutare l’Ue a meglio comprendere i sentimenti religiosi prevalenti nelle differenti regioni e tradizioni dell’Europa. SPAGNA In difesa della famiglia Non sono pochi anche in Spagna i problemi che interpellano la chiesa: eutanasia, matrimoni tra persone dello stesso sesso, ora di religione, nuove emarginazioni. Ad elencarli – in una lunga lista – è stato il cardinale Antonio M.Rouco Varela, arcivescovo di Madrid e presidente della Conferenza episcopale spagnola, in apertura (anche qui) della sessione autunnale dell’Assemblea plenaria. Fortunatamente – ha detto l’arcivescovo – non si prevede per questa legislatura la depenalizzazione dell’eutanasia ma la chiesa è preoccupata nel costatare come l’apologia di questo delitto abbia acquisito una enorme risonanza pubblica. Desta apprensione anche l’apertura del governo Zapatero al matrimonio tra omosessuali. Se famiglia e matrimonio – ha detto Rouco – non verranno protetti dalle leggi il danno sociale sarà di enorme rilevanza . L’incontro dei vescovi ha suscitato grande interesse sulla stampa italiana. Il quotidiano L’Unità ha titolato La crociata della chiesa contro Zapatero, ma il card. Rouco Varela ha ribadito che la chiesa di Spagna è disponibile al dialogo con tutti, in particolare con chi ha la responsabilità di regolare la convivenza sociale attraverso leggi e disposizioni giuste.

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