Per un pugno di libri

Televisione

Gustav Flaubert diceva: «Non leggete per divertirvi o per istruirvi. Leggete per vivere». Raitre ci aiuta a scoprire il valore di questa frase del celebre scrittore, con il programma Per un pugno di libri, un book game che vede due classi di liceo contendersi, a suon di quiz, il premio finale: libri, libri e ancora libri.

Uno dei pochi format originali del nostro Paese, Per un pugno di libri è condotto da Neri Marcorè, attore brillante, già noto al grande pubblico per le sue imitazioni e interpretazioni sia in teatro sia al cinema.

Il programma, non c’è che dire, viaggia in controtendenza, perché è qualcosa di più di un semplice quiz. Per dirla sempre con Flaubert, è una sorta di “educazione sentimentale” alla lettura, attraverso il gioco, la competizione tra i ragazzi e i consigli dell’impeccabile professor Piero Dorfles, che aiuta i concorrenti a orientarsi nel panorama letterario internazionale, suggerendo qualche interessante novità editoriale del momento. Dorfles, giornalista e critico letterario, ha recentemente affermato che «promuovere la lettura attraverso i mass media è già un grande merito». È impossibile dargli torto, gli autori hanno avuto un’ottima idea ad usare la dimensione del gioco per far vivere i libri soprattutto ai più giovani, contribuendo a inserire la cultura in un panorama mediale, in questo senso di livello molto scarso.

Certo, è possibile individuare alcuni difetti che frenano la godibilità della trasmissione: uno dei primi è la collocazione soporifera alla domenica pomeriggio, limite per il quale non si può sopperire con il ritmo che Marcorè, nella sua indubbia bravura, non riesce sempre a tenere ai livelli richiesti dalla televisione. Lui è e rimane soprattutto un bravissimo attore. Si avverte poi la mancanza di una seria consulenza musicale, che, in un programma indirizzato soprattutto ai più giovani, non dovrebbe mancare.

Trasmettere l’amore per un libro attraverso un altro media è cosa ottima ma non così semplice come si potrebbe pensare; la tivù ha linguaggi, tempi e grammatiche proprie che non si possono dimenticare, anche in un programma piacevole e di grande utilità, al quale auguriamo di continuare a crescere sempre più.

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