Per un alfabeto comune sul lavoro

Dialogo in atto tra cattolici, protestanti, islamici, ebrei e buddisti. Un percorso sulla giustizia sociale assieme con l’ILO, Organizzazione internazionale del lavoro
Un immigrato al lavoro

Risale al 1919 la fondazione dell’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO, International Labour Organization), collegata, nelle sue origini, paradossalmente a quel trattato di Versailles che, imponendo condizioni gravose e insostenibili alla Germania sconfitta nel primo conflitto mondiale, avrebbe creato le premesse per una nuova e più devastante guerra di dimensioni planetarie. Eppure l’analisi che sostenevano gli artefici dell’allora Società delle Nazioni resta quanto mai attuale e da mettere in pratica. Negli atti costitutivi dell’ILO, il lavoro è strettamente connesso con la pace, che non si può ridurre ad assenza di guerra, perché «una pace universale e durevole può essere fondata soltanto sulla giustizia sociale».
 
Fedele al mandato di promuovere gli standard adeguati dei diritti dei lavoratori in tutto il mondo, l’ILO (che vede la partecipazione del mondo delle imprese, dei sindacati e dei governi) continua svolgere un’attività, quale agenzia dell’Onu, poco conosciuta ma fondamentale per ribadire i punti fermi e condivisi in tema di diritti umani dei lavoratori. La definizione «Il lavoro non è una merce», punto cardine di ogni legislazione, risale, infatti, alla dichiarazione della Conferenza internazionale sul lavoro di Filadelfia, nel 1944.
 
Ciò non toglie che, a cominciare dal suo presidente in carica, Juan Somavia, sia sempre più evidente la presente situazione di crisi che «vede un numero sempre maggiore di persone che si rendono conto di essere troppo irrilevanti per contare, che la dignità ha poco peso e che alla globalizzazione, manca un fondamento etico». Proprio a partire da questa consapevolezza l’Organizzazione Internazionale del Lavoro ha avviato una serie di iniziative nel quadro di una «Agenda per il lavoro dignitoso» dove trova posto un manuale su “Lavoro dignitoso e giustizia sociale nelle diverse tradizioni religiose” redatto dalla stessa ILO con il Pontificio consiglio della giustizia e della pace, il Consiglio ecumenico delle chiese, l’Organizzazione islamica per l’educazione, la scienza e la cultura; con la partecipazione, anche, della Yeshiva University per l’ebraismo e dell’Associazione buddista europea.      
 
Un lavoro itinerante con seminari svolti in diverse sedi, da Addis Abeba a Dakar, da Ginevra a Santiago del Cile, in una ricerca del tutto nuova, di carattere interreligioso sul lavoro e la centralità della persona umana; i terminali più sensibili, cioè, sui quali si scaricano gli squilibri e le contraddizioni di un mondo alle prese con seri rischi per il mantenimento e la conquista della pace.
 
Riconoscere un alfabeto comune sul senso e sul significato del lavoro, tra tradizioni e sistemi di pensiero così diversi, è una premessa necessaria per arrivare a piani di azione condivisi su quelli che sono gli obiettivi che l’ILO si è dato, nel 1998, con la Dichiarazione sui principi e i diritti fondamentali del lavoro: Libertà di associazione, eliminazione di ogni forma di lavoro forzato, abolizione effettiva del lavoro minorile ed eliminazione delle discriminazioni in materia di occupazione.

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