Per pensare insieme

E' stato presentato un documento dal comitato organizzatore delle Settimane Sociali che interpella credenti e non credenti sulla situazione del nostro Paese e sulla nozione di bene comune.
Settimane sociali

Senza sondaggi non sappiamo più scegliere. È il segnale crudo di una condotta basata sulla navigazione a vista, oramai privi di una rotta precisa, di un progetto di società da costruire. Sino a vent’anni fa funzionavano i centri studi, anche all’interno dei partiti. Si elaboravano idee, strategie, scenari. Oggi l’esercizio del pensare, del riflettere sembra superfluo, inopportuno, destabilizzante. E infatti spesso è appannaggio di piccoli cenacoli, non privi di interessi particolari. Non mancano, comunque, quanti operano e pensano con generosità al presente e al domani del Paese.

In questo contesto un sasso è stato lanciato in vista dello svolgimento della 46.a edizione delle Settimane sociali dei cattolici. Si tratta di un documento presentato dal comitato organizzatore ad inizio maggio che interpella credenti e non credenti sulla situazione del nostro Paese e sulla nozione di bene comune.

L’impostazione del testo (www.settimanesociali.it) è stimolante per avviare una riflessione corale attorno a Un’agenda di speranza per il futuro del Paese (questo il titolo) sino all’appuntamento del prossimo ottobre a Reggio Calabria. C’è il realismo di un’analisi nei confronti di un’Italia divenuta «media potenza declinante». Ma non manca la capacità di cogliere che il Paese resta «una grande risorsa, un insieme di tante e varie risorse». Da qui una domanda centrale: come far riprendere a crescere, e non solo economicamente, la Penisola, secondo il bene comune?

Ed ecco che sono stati intenzionalmente limitati a cinque gli ambiti d’indagine: impresa e mercato del lavoro; scuola, autorità dei genitori, azione educativa dell’associazionismo; inclusione degli immigrati; università e accesso alle professioni; istituzioni politiche e riforme. Gli interrogativi che esplicitano i temi non conducono a risposte ma ad ulteriori quesiti consegnati alle comunità per «esercitare il legittimo pluralismo ideologico e politico». L’auspicio è che quest’ennesimo documento ecclesiale non resti una riserva per iniziati, mancando l’obiettivo di un ampio coinvolgimento.

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