Per l’Africa, sì

Qualcuno potrebbe pensare che sia una moda fra le altre, dettata dal desiderio di non scomparire dalla scena internazionale. Sia. Ma i Carter, i Gorbachov, i Bush padre, i Kohl hanno fatto della loro pensione dorata un servizio alla pace, alla convivenza civile, alla solidarietà; e hanno ragioni da vendere nell’impegnarsi con le loro fondazioni in favore dei poveri del Darfur, delle vittime dell’Aids, dei disperati dello tsunami. Non solo perché conoscono i meccanismi dell’emarginazione, ma perché sanno che la solidarietà privata può molto nella latitanza di quella pubblica. Bill Clinton, nonostante i by pass gira il mondo per federare potenti ed ex-potenti in una sorta di Davos che non si limiti a discutere e ad elaborare documenti, ma a muovere le mani e i portafogli a fin di bene. È sincero, soprattutto quando dialoga con i giovanissimi. A Roma, al Teatro Argentina, invitato da un Veltroni più che mai impegnato per l’Africa, ha discusso con gli studenti romani, tra cui rappresentanze di Sant’Egidio e dei Focolari. Un bel quadretto: Chiedo scusa – dice – perché da presidente non ho fatto di più per l’Africa. E ancora: Il più grande fallimento della mia vita politica è stato il non avere impedito il genocidio del Ruanda. Per chiudere con frasi che hanno toccato: Per il futuro del mondo, ricordate che servono tre condivisioni: dei problemi e dei soldi, ma ancor più dei valori. E ciò a cominciare dai piccoli gesti quotidiani. Per far questo bisogna sviluppare un mondo con più partner e meno nemici. Italia-Africa 2005, l’iniziativa del comune di Roma, anche quest’anno ha portato una forte sensibilizzazione nella capitale. Ha detto il sindaco Veltroni: Che un bambino muoia di fame in Africa ci riguarda: il futuro del mondo è legato dalla coscienza d’un comune destino. Perché in ogni essere umano c’è una storia che ha un valore universale.

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